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Recensione ad Antonio Corvino, L’altra faccia di Partenope

Non voglio scrivere una classica recensione di questo straordinario racconto di viaggio, anzi di questo romanzo di viaggio. Romanzo, perché descrivendo luoghi, Antonio Corvino ne definisce l’anima e il senso; e quindi, come appunto nei romanzi, quelli veri, realizza uno specchio dove narratore e oggetto narrato si rimirano e si riconoscono reciprocamente, facendo sì che il lettore scopra l’opera e contemporaneamente il suo Autore. Per questo, non voglio scrivere in modo scontato di quest’opera; recensioni interessanti sono già state fatte, e sono facili da reperire. Voglio invece cercare di descrivere i sentimenti che il libro e la partecipazione a una bella presentazione svolta a Roma hanno suscitato in me, come credo accadrà a chiunque leggerà le ricche e suggestive pagine.

          Corvino non indulge in nessuno dei paradigmi talvolta tipici di chi scrive di Napoli; né in quelli pittoreschi (falsi, eppure veri), né in quelli negativi (veri, eppure falsi). Piuttosto evince dal proprio viaggio e dalle proprie esplorazioni una sintesi al contempo obiettiva e immaginifica della città, cogliendo nel modo più autentico la natura solare ed enigmatica dell’antica Partenope, il genius loci di un luogo di contrasti, dove bene e male, bello e brutto, luce e ombra convivono, si sovrappongono e si riflettono mutualmente nel senso di un equilibrio incompiuto eppure affascinante: il senso di una nobile e irrisolta fusione alchemica dove la città trova paradossalmente il proprio incanto e la propria soluzione. Marino Niola, in una su celebre opera, definisce Napoli “l’ultima città-mondo”: un luogo che proprio dalla sua incompiutezza riceve le risorse per essere pronta all’indecifrabile futuro del mondo, trovando nel caos un quotidiano e pragmatico rimedio alle proprie vicissitudini.

          Come l’Autore spiega benissimo nella premessa alla pagine, Napoli gli appare come un “sogno apocalittico, il cielo e la terra, il divino e l’umano, l’abiezione e il riscatto, la ricchezza e la miseria, la fuga e il desiderio, la notte e il giorno, la folla e la solitudine, la meraviglia e il degrado”. In questa bella sintesi, sembra di veder emergere pensieri di Annamaria Ortese, di Curzio Malaparte, di Matilde Serao, di Erri De Luca, di Eduardo De Filippo; si sente riaffiorare il fascino degli antichi miti classici; si coglie il retaggio di filosofie greche e magnogreche; riecheggiano le visioni di Leopardi e di Goethe, che entrambi incontrarono Napoli, il luogo “più meraviglioso del mondo”, nelle parole del grande poeta tedesco, assorbendone lo spirito e facendo di questo parte della propria evoluzione personale e poetica.

          Al pari di Wolfgang Goethe, Antonio Corvino percorre i siti visitati sul veicolo dell’innamoramento e dell’amore, sentimento radicato in lui sin dai primi soggiorni a Napoli da studente. Come Goethe, non si è limitato ai passaggi classici e scontati, né nelle visite, né nella narrazione; come Goethe, ha visitato i dintorni, che sono Napoli quanto lo sono Santa Lucia, Mergellina, Posillipo e i Decumani; come Goethe, si è spinto sul Vesuvio, minaccia incombente eppure fattore salvifico nell’aver donato alla città acque salutari e terre fertili, e ne ha narrato anche l’”altra faccia”, ovvero il Monte Somma, sede di geologia antica, di antichi miti, di paesaggi incantati, di vegetazione fitta e intricata; come Goethe, Corvino traccia del popolo napoletano un’immagine forte, obiettiva, del tutto esente da stereotipi e immagini vernacolari. Al pari di Giacomo Leopardi, che nonostante la malattia e qualche ostilità da parte degli intellettuali locali e del governo borbonico, amava passeggiare, frequentare caffè e godere delle delizie gastronomiche, sono certo che anche Antonio Corvino abbia goduto delle tante piacevolezze del viver napoletano, lasciando magari qua e là qualche caffè sospeso e spiegando ai forestieri che la sfogliatella deve essere quella riccia. Anche Leopardi, del resto, conobbe Napoli, cantò lo “sterminator Vesevo”, visse della città le luci e le ombre.

          Come Goethe, infine, e lo si capisce sin dalle prime pagine, l’Autore subisce da Napoli una fascinazione che lo trasforma, facendogli percepire, e trasmettere al lettore, il senso di un luogo disincantato perché ha capito tutto, disperatamente legato alla propria identità perché ne riconosce l’immensa ricchezza, soprattutto al cospetto dell’imperscrutabile futuro che attende l’umanità, che cerca nell’ombra riparo dalla troppa luce, e nella luce sollievo dalla cupa oscurità. Un luogo dove la superficie, nella geologia e nell’anima, copre, e talvolta nasconde, una profondità non sempre narrabile con parole umane. Ma sul libro aleggia soprattutto lo spirito di Virgilio, il poeta, il mago, il protettore, che ponendo il mitico uovo nelle segrete grotte di Megaride, la piccola isola dove tutto ebbe inizio, nel mito e nella realtà storica, sfidò la minaccia del vulcano, affidandola tuttavia alla fragilità di quel guscio. Virgilio e Leopardi sono sepolti nello stesso luogo: nel Parco Vergiliano, a Piedigrotta, che Corvino ha visitato e che considera “luogo che invita al silenzio”, ancora a testimoniare quanto Napoli abbia chiamato la poesia e quanto la poesia abbia amato Napoli.

          “L’altra faccia di Partenope” è intriso di tutte le suggestioni che procedono da questi grandi, a loro volta sedotti dal miracolo di una città e di un popolo che le dominazioni e le tragedie della Storia non hanno mai abbattuto e che la minaccia vulcanica ha forgiato nell’immanenza di una perenne incertezza; un luogo le cui contraddizioni ne hanno paradossalmente rafforzato l’identità. Il libro va letto e va gustato come romanzo. Poi va tenuto in serbo per una rilettura quando ci si accinga a visitare Napoli. Basterebbe tuttavia percorrerne l’indice per comprendere con quale apertura e con quanto dettaglio l’Autore abbia cercato, e trovato, Napoli non solo nei luoghi canonici, ma anche, e forse di più, nei quartieri periferici, in quelli degradati, in quelli rifioriti sotto la spinta dell’impegno sociale e culturale della gente, in quelli proiettati verso il futuro, in quelli ancorati al passato: San Giovani a Teduccio, il Centro Direzionale, Pietrarsa, dove si produssero i primi binari ferroviari in terra italica, Afragola, nevralgico snodo della rete ferroviaria italiana, passando ovviamente per i grandi siti archeologici di Oplontis ed Ercolano, per i luoghi più emblematici del centro storico, per il quartiere della Sanità, vivace e un tempo segregato dal resto della città, ora sede di una straordinaria rimonta culturale e sociale. E per le chiese, che da sole rappresentano intensamente lo spirito religioso e pietoso dei napoletani raffigurato nelle “Sette opere di misericordia” di Caravaggio, un quadro che solo a Napoli poteva essere dipinto, perché solo Napoli poteva ispirarlo.

          Nei complessi itinerari topografici e spirituali che ha esplorato, Corvino coglie e descrive le mille sfumature della realtà e dell’anima della nazione napoletana. In occasione della presentazione romana, l’Autore disse che Napoli, la città di Partenope, dovrebbe essere sempre visitata con una guida. Non una normale guida turistica; questo sarebbe scontato, e a Napoli nulla è scontato. Ma con una guida nel senso più alto e profondo del termine. Una guida come quella che fu Virgilio per Dante. Una guida capace di percorrere i meandri dell’anima, del senso, dei continui passaggi dalla luce all’ombra, dall’evidente al nascosto, e viceversa. Bene, questo libro, “L’altra faccia di Partenope”, e le parole di Antonio Corvino, potranno essere in questo senso un’eccellente guida, un vero e proprio viatico per chi voglia visitare o conoscere da lontano questo luogo straordinario.

          Il luogo dove aleggia, antico ed eterno, custode ed enigmatico, l’alito della Vergine Partenope, lo spirito della Sirena.

In copertina: dettaglio di Antonio Corvino, L’altra faccia di Partenope. In cammino tra Napoli e altre peregrinazioni, Rubbettino Editore, 2024

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Antonio Corvino, economista, scrittore e poeta, ha insegnato all’Università di Bari e in altri atenei meridionali. Di origini pugliesi ma napoletano di formazione, ha alle spalle una nutrita produzione saggistica. Ha esordito come narratore con il volume Cammini a Sud, Giannini (2023). L’altra faccia di Partenope è il suo secondo romanzo di viaggio. Per Rubbettino nel 2019 ha curato Mezzogiorno in Progres un volume summa della Questione Meridionale. Collabora con “Il Randagio”, “Politica Meridionalista. Civiltà d’Europa” e altre testate. Scrive per LAB Politiche e Culture. Appassionato di cammini ha percorso 1500 chilometri tra le terre di mezzo del Sud.

          L’altra faccia di Partenope

          In cammino tra Napoli e altre peregrinazioni

          Di Antonio Corvino

          Ed. Rubbettino

          pp. 260, 19 euro.

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