Francesco Zanardi è stato un grande sindaco socialista di Bologna dal 1914 al 1919. Ma per i bolognesi, quando si candidò nel 1914, era un “forestiero” (fu detto anche di Imbeni nato a Modena). Infatti, Zanardi era nato il 6 gennaio 1873 a Poggio Rusco (Mn). La sua era una famiglia garibaldina: il padre, Pio, con il fratello Girolamo aveva partecipato alle guerre d’indipendenza al seguito di Garibaldi. La madre Giulia era di larghe vedute, forse mazziniana: può darsi che sia stata lei a far abbracciare ai figli le idee socialiste.
Di famiglia benestante, poté studiare a Poggio Rusco, poi a Mantova e infine a Bologna, dove il 12 giugno 1894 conseguì il diploma di Farmacia col massimo dei voti. Nel 1895 si iscrisse a Chimica e Farmacia, laureandosi col massimo dei voti nel 1898.
Fu farmacista prima a Poggio Rusco, poi a Bologna, inventando molte specialità che lo resero noto in tutta Italia .Creò una propria fiorente azienda – “Prodotti specializzati Zanardi” – che vendette nel 1914 quando fu eletto sindaco di Bologna.
Poggio Rusco era un piccolo borgo fra 3 province (Modena, Ferrara, Rovigo) ed era speciale perché del tutto laico e caratterizzato da una grande spregiudicatezza. I giovani provavano per il loro paese un amore esclusivo e geloso, quindi partecipavano alla vita politica, caratterizzata da un fiorire di democrazia sociale
Francesco Zanardi, ancora studente, era già nell’arena della lotta politica e fra i braccianti e i contadini svolgeva, in forma semplice ed elementare, un’opera di educazione politica e di volgarizzazione dei principi socialisti, prospettando loro l’opportunità dell’organizzazione operaia, nelle sue varie forme, dalla resistenza alla cooperazione. E ciò non solo per migliorare le loro condizioni economiche e sociali, ma anche per indurre i proprietari di terra ad adottare metodi di lavorazione della terra più razionali, valendosi dei suggerimenti della scienza chimica, in modo da ricavare dalla terra una maggiore produzione.
Nel 1899 il PSI vinse a Poggio Rusco. Nel 190 , dopo le dimissioni del sindaco eletto, subentrò Zanardi che aveva 28 anni. Nel suo programma c’erano “casa e scuola”: le case perché malsane ed anti-igieniche, le scuole perché ridotte in condizioni deplorevoli dall’amministrazione moderata.
Zanardi nel 1902 era stato eletto anche consigliere comunale a Bologna, dove si trasferì, e nel 1904 fu nominao dal sindaco Golinelli assessore all’igiene. Nello stesso anno era diventato vicepresidente del Consiglio provinciale di Mantova. Perciò scelse di dare le dimissioni da sindaco di Poggio Rusco.
L’amministrazione socialista, di cui Zanardi era assessore all’igiene, cadde nel 1904, e i socialisti furono all’opposizione per 10 anni. Vinsero nel 1914 e dovettero amministrare una città le cui condizioni erano gravi.
Bologna
La Bologna di mezzo secolo fa era una vecchia e sporca città di provincia. La situazione generale era deplorevole, essendo priva dei più elementari servizi igienici, sia pubblici che privati. Le amministrazioni clerico-moderate, che si erano avvicendate a Palazzo d’Accursio, avevano fatto ben poco per risolvere i problemi vecchi di secoli avuti in eredità dal cardinal legato.
La piaga più grave era quella edilizia. All’interno della cerchia di mura del Mille la maggior parte delle abitazioni erano vecchie e cadenti. Di poco migliore era la situazione nella zona compresa tre le mura del mille e quelle del ‘300. Oltre le mura c’era ben poco.
I bolognesi andarono a votare il 28 giugno 1914, lo stesso giorno in cui a Sarajevo veniva assassinato l’arciduca ereditario d’Austria e la moglie. Zanardi sarà sindaco durante la prima guerra mondiale e questo rende la sua opera un vero proprio miracolo.
Il 15 luglio 1914 si insediò la nuova amministrazione di cui facevano parte 21 operai, 17 professionisti, 5 impiegati, 3 commercianti e 2 ragionieri, che sedevano su seggi prima occupati quasi sempre da nobili. L’Avvenire d’Italia, cattolico, arrivò a parlare di “tirannide plebea”.
Il pane
Il 18 luglio 1914, tre giorni dopo l’insediamento della Giunta, all’ora in cui i fornai stavano per mettere il pane nei forni, agenti giurati del Comune entrarono nelle botteghe e chiesero la consegna di alcuni pezzi di pane crudo. A quelli che protestavano fu mostrata un’ordinanza a firma del sindaco. Zanardi voleva accertare chimicamente il grado dell’impasto, la qualità della farina e la quantità degli additivi al fine di determinare il prezzo di vendita in base all’effettivo peso. I fornai protestarono, inveirono contro di lui, ma furono costretti a migliorare l’impasto, anche se non abbassarono il prezzo.
Gli affitti e le case
Ai primi di agosto una commissione consiliare fu incaricata di studiare un nuovo contratto di affitto. Poco dopo fu creata una seconda commissione che avrebbe dovuto visitare le case e constatarne le condizioni. Quanto all’affitto, i proprietari si rifiutarono di accettare la proposta del Comune (canone mensile e non annuale), spalleggiati del Prefetto. La seconda commissione visitò tutte le case della vecchia cerchia delle mura (25.786),rilevando grandi problemi igienici: pozzi malsani, scarsità di latrine. I proprietari protestarono ma furono costretti a fare eseguire i lavori richiesti. La Commissione di igiene stabilì che entro il 1917 tutti pozzi sorgivi dovevano essere chiusi e in ogni appartamento si sarebbe dovuto montare un rubinetto e una latrina. Infine dovevano essere chiuse tutte le stalle che si trovavano dentro le mura.
Senza il “voto rosso” delle amministrative del 1914 e senza Zanardi, Bologna sarebbe rimasta, per molti anni ancora, una vecchia e sporca città di provincia.
I consumi
Lo scoppio della guerra aveva generato quasi subito un aumento dei prezzi dei beni di consumo. Dopo aver tentato di utilizzare il calmiere, cosa destinata al fallimento, Zanardi scelse un’altra strada: il 28 agosto, sotto il portico del Podestà, fu aperto uno “spaccio municipale”che vendeva uva da tavola a 20 centesimi al chilo, mentre nei negozi privati oscillava tra i 30 e i 35 cent. Il 16 settembre il Comune iniziò a vendere la farina, al prezzo di costo più una piccola tangente per il servizio. Poi il Comune si mise a vendere il pane – che faceva confezionare in un forno privato, poi latte, riso verdura etc., diventando il “Comune bottegaio”.
Sorse il problema della proprietà di questi spacci e questo creò delle difficoltà a Zanardi, che furono risolte con la creazione dell’Ente autonomo dei Consumi da parte degli enti pubblici (Comune, Provincia, istituti di assistenza), che aderivano all’Ente stanziando somme di danaro.
Negli anni della prima guerra mondiale il “Comune bottegaio” garantì a tutti i bolognesi un pane sicuro e a basso prezzo. Aprì perfino un ristorante a prezzi calmierati in Sala Borsa, attirandosi anche le critiche della Virtus, che fino ad allora aveva usato Sala Borsa come campo da basket.
Così ne parla un giornale locale: “La sera di giovedì 7 agosto 1919 si è aperto al pubblico il Ristorante popolare istituito, per iniziativa del sindaco dott. Francesco Zanardi, dall’Ente Autonomo dei Consumi nei locali della Borsa.
Il nuovo ristorante, con annesso caffè, secondo gli intendimenti degli organizzatori, deve servire di base a dei giusti prezzi di calmiere anche nei riguardi degli altri esercizi. È stato impiantato sotto l’ampia e centralissima tettoia alla quale si accede dalla Via Ugo Bassi, oltreché dai cortili del palazzo D’Accursio, ed al locale è stata data una sistemazione decorosa e definitiva.
Grandi piante ornamentali vennero collocate intorno ai colonnati che recingono lo spazio rettangolare riservato al ristorante, il quale è stato sufficientemente fornito di luce e di moderne macchine di cucina, di refrigeranti e di ventilatori.
L’affluenza del pubblico è grande ed il costo dei pranzi a prezzo fisso stabilito il lire 3,50 (minestra a scelta asciutta o in brodo, un piatto, di carne o pesce; frutta, formaggio e pane).”
Bologna non conobbe i disordini di Torino e di altre città, provocati dalla scarsezza dei generi alimentari. Grazie all’attività dell’Ente a Bologna fu addirittura differito di parecchi mesi l’inizio del razionamento alimentare. L’attività dell’Ente fu validamente fiancheggiata dal panificio comunale, che funzionava in via Don Minzoni. Attualmente è la sede del MAMBO, il Museo di arte moderna.
Per poter rifornire i negozi dell’Ente – alla fine della guerra erano una ventina – Zanardi acquistò due navi, “Andrea Costa” e “Giosuè Carducci”, che trasportarono grano dall’Argentina e carbone dalla Gran Bretagna. Una di queste navi, nel giro di pochi mesi, renderà di più di quanto era costata. La seconda fu requisita dalle autorità militari e affondata nel corso della guerra. C’era poi una flottiglia di pescherecci che da Livorno portava il pesce a Bologna.
La scuola
Zanardi fece nuovi stanziamenti al bilancio dell’istruzione per moltiplicare gli asili e i giardini d’infanzia. Prima i bambini poveri venivano accolti in case di custodia che venivano gestite come luoghi di correzione da personale mal pagato e poco interessato al progresso educativo.
Zanardi voleva che le scuole diventassero la casa per tutti i bambini e che fossero rette da maestri e maestre che avessero come scopo quello di rendere migliori gli uomini e le donne del domani. Di qui la moltiplicazione delle scuole d’infanzia e in più la creazione di scuole all’aperto, come le Fortuzzi ai Giardini Margherita, per i bambini di fragile costituzione. Si aggiunga la fondazione delle colonie elioterapiche al mare e in campagna.
Volta all’incremento della cultura fu anche la fondazione delle biblioteche di quartiere.
Zanardi rivestì il ruolo di sindaco per tutto il tempo della guerra e si dimise nell’ottobre del ’19, quando fu eletto deputato in Parlamento. Fu allora sostituito dal vicesindaco Nino Bixio Scota fino al 21-11-1920. Indubbiamente l’esempio amministrativo di Zanardi proseguì con il suo successore perché fu certamente da lui ispirato l’episodio che segue.
Dopo la fine della grande guerra, il crollo dell’Impero Austroungarico aveva avuto conseguenze terribili per la popolazione, in particolare per i bambini, che morivano di fame. Il Comune di Bologna con un gesto assolutamente inusuale – si trattava di venire in soccorso agli ex nemici – decise di organizzare un treno che portasse dei bambini viennesi a Bologna per un soggiorno che garantisse loro nutrimento e cure.
Il fascismo
Nemmeno con il ritorno della pace cessarono le aggressioni contro Zanardi e i socialisti. La violenza sempre più diffusa nella società stava preparando i tempi dell’avvento del fascismo.
L’elenco delle sopraffazioni e delle violenze che Zanardi e la sua famiglia dovettero subire, prima e particolarmente dopo l’avvento del fascismo, è veramente impressionante. Citiamo alcuni casi.Il 21 dicembre 1920, tornato da Roma, stava attraversando via Rizzoli per recarsi all’Ente autonomo dei consumi di cui era presidente in via Roma (oggi via Fossalta) alle 10,30. Fu riconosciuto da un gruppo di giovani fascisti che cominciarono a fischiarlo attirando altra gente che cercò di bloccarlo. Per fortuna riuscì a riparare nel palazzo dell’Ente che fu assediato per ore. Un commissario di Pubblica Sicurezza, Lutrario, lo convinse ad uscire e a riparare su un camion della Questura che lo portò a S. Lazzaro. Qui fu prelevato da una macchina che lo portò verso ignota destinazione.
La mattina del 16 gennaio 1921 Zanardi era tornato a Bologna dal Congresso di Livorno (PCI) ed alle 10,30 si recò presso l’Ente autonomo, ma il suo ingresso fu notato e gruppi di fascisti si riunirono davanti al palazzo. Anche questa volta intervenne il commissario Lutrario, ma Zanardi si rifiutò di uscire . “Quando avrò finito il mio lavoro, uscirò a piedi. Se mi vogliono fare la pelle, me la facciano. Io non voglio essere protetto né da carabinieri, né da guardie”. La notizia dell’accaduto giunse alla moglie, Angelina, che lo raggiunse, malgrado le sue proteste. Uscirono insieme sotto braccio in mezzo ad una folla urlante e quando arrivarono a casa , trovarono il portone sbarrato e nessuno dei coinquilini li aiutò per aprirlo. Per fortuna, accanto al portone c’era una finestra dell’Azienda del gas, che permise loro di entrare nell’atrio della casa.
Nel 1922 suo figlio Libero, nato il 17 maggio del 1900, che nel 1919 aveva aderito al PSI e collaborava come giornalista alla “Squilla”, fu aggredito e selvaggiamente picchiato dai fascisti. Morì poco tempo dopo di peritonite, con ogni probabilità come conseguenza delle violenze subite.
Il 28/11/28 il fratello di Zanardi, Giulio, in un momento di sconforto, si tolse la vita davanti alla tomba del nipote Libero. Poiché quella tomba era divenuta meta di pellegrinaggi politici, la polizia vietò a Zanardi di visitarla. Una spia del regime, che lo frequentava, in un rapporto scrisse di avere avuto questa confidenza: «Siccome mio figlio è morto il 9 giugno, ed in quei giorni ricorre anche la morte di Matteotti, mi è stato fatto divieto di portare fiori, per evitare che si prenda occasione di mio figlio per ricordare Matteotti».
Nonostante il divieto, poiché la tomba dei Zanardi si trova collocata contro il muro di cinta della Certosa, negli anni successivi, ad ogni anniversario, i compagni si raccoglievano all’esterno per lanciare al di là del muro garofani rossi sulla tomba.
Nel 1938 Zanardi fu arrestato e inviato al confino a Cava de’ Tirreni, poi fu trasferito a S. Antonio di Porto Mantovano presso il fratello Guido. Nel 1940 poté scontare il confino nella casa natale di Poggio Rusco.
Zanardi ritornò a Bologna solo dopo la caduta del fascismo. Nel ’46 fu eletto deputato nell’Assemblea costituente, nel 1947 passò al Partito socialista dei lavoratori italiani e dopo il 18 aprile 1948 fu designato senatore a vita.
Tra il 1945 e il 1952, fu ripetutamente rieletto presidente della Cooperativa Risanamento, in cui si adoperò per dare un tetto a centinaia di famiglie rimaste senza casa, dopo i bombardamenti. La sua popolarità tra i bolognesi era intatta, e lo dimostrarono i 21.342 voti di preferenza – la cifra più alta raccolta fra i candidati di tutti i partiti – nelle elezioni amministrative del 24 marzo 1946.
Fino alla fine la sua vita fu caratterizzata dall’impegno politico: nel 1953, un anno prima della morte, si schierò contro la legge truffa con Unità popolare, un partito nato appositamente, costituito da socialisti, repubblicani e Giustizia e Libertà, formazione fondata dallo scrittore Carlo Cassola che riprendeva il nome dell’omonimo movimento antifascista di Carlo Rosselli.
Zanardi morì a Bologna il 18 ottobre1954 e fu seppellito nel monumento di famiglia, realizzato da Stefano Malaguti lungo il muro di cinta della Certosa.

