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Recensione ad Andrea De Maria, A partire da Marzabotto

A partire da Marzabotto. Fare politiche della memoria tra impegno civile e istituzioni” è il titolo del volume di Andrea De Maria, a cura di Eloisa Betti, pubblicato nel 2026 da Edizioni Pendragon di Bologna.

Nell’introduzione scritta da Albertina Soliani, Presidente dell’Istituto Alcide Cervi, è anticipato quello che il libro ci racconta: non solo la vita di Andrea De Maria, già sindaco di Marzabotto e oggi parlamentare del PD, ma anche “la storia di una vasta comunità, quella di Bologna e dell’Emilia Romagna, una storia che ha segnato il cammino dell’Italia e dell’Europa”[1].

Tra le sue pagine – scrive Albertina Soliani – vi si può trovare una bussola: “è un’idea di umanità, di democrazia, di pace che orienta la vita, la storia, il futuro.”[2]

Ho trovato emozionante e appassionante la storia che ci viene raccontata. Perché è la dimostrazione concreta che le persone attivamente impegnate possono far progredire la società in cui viviamo.

Ne emerge il valore dell’impegno politico come scelta morale di vita. Un ideale da raggiungere che vale per chi, in questi nostri tempi confusi, minacciosi e inquietanti, crede nell’affermazione dei diritti, della democrazia, del progresso sociale e civile dell’umanità.

Andrea De Maria – ricorda Albertina Soliani – riuscì a far vivere nel mondo il messaggio e la luce di Marzabotto, di cui è stato sindaco dal 1995 al 2004. La sua è anche storia politica d’Italia e d’Europa, dagli anni 80 in poi; interessato ai luoghi della memoria della Seconda guerra mondiale, egli si attivò a Monte Sole, per la fondazione del Parco storico e della Scuola di pace.

“Il dialogo con Andrea De Maria – sottolinea la curatrice Eloisa Betti – offre alcuni spunti di riflessione sul complesso rapporto tra politica e memoria, mettendo a fuoco come i politici possono avvicinarsi alla memoria della Seconda guerra mondiale, dell’antifascismo e della Resistenza fino a farne il fil rouge della propria azione politica.”[3]

L’interrogativo a cui il libro si propone di rispondere è legato al momento della “fine dei testimoni”: come fare delle buone politiche della memoria?  

Andrea De Maria incontra e conosce le realtà di Marzabotto e Monte Sole nei due mandati che svolge come sindaco nel comune dell’appennino bolognese. Sarà Dante Cruicchi, fondatore e presidente del Comitato regionale per le onoranze ai caduti di Marzabotto, già sindaco di Marzabotto, a spingerlo ad attivarsi concretamente per la realizzazione di luoghi della memoria

della seconda guerra mondiale. A Marzabotto – Monte Sole si verificò la strage di civili più grande dell’Europa occidentale, con oltre 770 vittime.[4]

Dante Cruicchi, figura storica nella vita di Marzabotto, sarà caro amico di Andrea e suo compagno di impegno politico e istituzionale.“Con Dante, io in qualità di sindaco, lui di presidente del Comitato regionale per le onoranze ai caduti di Marzabotto, accogliemmo insieme nel 2002 il presidente della Repubblica italiana Carlo Azeglio Ciampi e quello tedesco Johannes Rau, che vennero congiuntamente a rendere omaggio ai familiari delle vittime di Marzabotto e ai superstiti dell’eccidio in una giornata dal grandissimo significato e valore simbolico.”[5]  

Andrea De Maria è nato in provincia di Bologna, a Bazzano, nel 1966. I suoi genitori erano due fisici. Il padre lavorava al Consiglio nazionale per l’energia nucleare, l’attuale Enea, e la madre al  Consiglio nazionale delle ricerche (CNR). Il padre era attivista del Partito socialista, la madre del Manifesto: due protagonisti di un periodo di lotta e impegno sociale determinanti per la sua formazione. A 16 anni Andrea si iscrive nella FGCI, organizzazione giovanile comunista.

Si formerà nel PCI degli anni 80, aderisce al Partito democratico della sinistra e conoscerà autorevoli esponenti della cultura cattolica italiana come Giuseppe Dossetti e Luciano Gherardi.

È sindaco di Marzabotto per due mandati, dal 1995 al 2004, animato da una passione politica nata molto presto. “Il tema dei valori della Resistenza, il richiamo a quell’esperienza, è sempre stato uno degli elementi fondamentali che mi hanno sostenuto nel mio impegno politico.”[6]

Tra i luoghi della memoria fondati con l’azione del sindaco De Maria ci sono il Parco storico di Monte Sole e la Scuola di pace. Per lui il Sacrario di Marzabotto e Monte Sole sono un simbolo:

“Perché – spiega nell’intervista – sono i luoghi dell’eccidio nazifascista più grande dell’Europa occidentale. Marzabotto è anche Medaglia d’oro al valor militare, quindi ha un valore simbolico molto forte per chi crede in certi ideali, anche sul piano emotivo e della passione politica, oltre ovviamente che su quello della storia in quanto tale.”[7]

De Maria è consapevole che i politici possono attivare politiche locali e nazionali per mantenere viva la memoria anche attraverso il dialogo con il mondo accademico e dell’associazionismo.

Nel corso della sua attività di sindaco considerò determinante porre attenzione all’intreccio tra promozione della memoria e lavoro per la pace. Si attivò anche per il rapporto con le scuole tanto che avevamo un insegnante distaccato, e ancora oggi sono più di ventimila i ragazzi delle scuole che tutti gli anni vengono a visitare Marzabotto.[8] 

L’educazione delle nuove generazioni e ricerca della verità giudiziaria sono gli aspetti centrali della sua riflessione politica negli anni in cui fu sindaco, e successivamente in Parlamento.

Nella sua intensa attività politica promuoverà la memoria nelle date del calendario civile. La prima domenica di ottobre, anniversario dell’eccidio di Marzabotto, il 25 aprile celebrato a Monte Sole ed a Milano, il 27 gennaio, Giorno della Memoria, celebrato a Marzabotto, e il Giorno del Ricordo delle vittime delle foibe (10 febbraio). Oltre alla commemorazione del 2 agosto, giorno della strage alla stazione di Bologna. Proporrà una legge bipartisan, alla base dell’istituzione della giornata del 20 settembre, dedicata “agli internati italiani nei campi di concentramento tedeschi durante la Seconda guerra mondiale”, celebrata per la prima volta nel 2025.

“Le democrazie non dimenticano – afferma nell’intervista – e anche a tanti anni di distanza hanno la  capacità e la forza di riconoscere le responsabilità e condannare i colpevoli. Inoltre, per quanto riguarda l’Italia c’era anche da recuperare un vulnus rappresentato dal così detto “armadio della vergogna”. Come sappiamo, dopo la liberazione la polizia militare alleata aveva raccolto molti fascicoli sugli eccidi nazi-fascisti in Italia per aprire processi su chi li aveva compiuti, cosa che non si è mai  verificata per la somma di tante ragioni storiche e politiche.[9]

In questa analisi egli non manca di considerare quanto pesasse il contesto della Guerra Fredda e il timore che in altri Paesi si facessero i processi contro criminali di guerra italiani, per i crimini compiuti nei territori occupati dal regime fascista, ad esempio in Grecia e in Jugoslavia.

In copertina: dettaglio del libro di Andrea De Maria, A partire da Marzabotto. Fare politiche della memoria tra impegno civile e istituzioni, Bologna, Edizioni Pendragon (2026)


[1]      Andrea De Maria “A partire da Marzabotto. Fare politiche della memoria tra impegno civile e istituzioni” Edizioni Pendragon, Bologna, 2026 pag 7

[2]      ibidem

[3]      Pag. 11 op. citata

[4]      Pag. 13 op. citata

[5]      Pag. 47 op. citata

[6]      Pag. 43 op. citata

[7]      Ibidem

[8]      Pag. 67 op. citata

[9]      Pag. 64 op. citata

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