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Le nuove professioni dell’IA

L’intelligenza artificiale non rappresenta, sul piano giuridico ed economico, un fattore di estinzione del lavoro umano, bensì un agente di trasformazione delle modalità attraverso cui il lavoro viene organizzato, qualificato e valutato. La narrativa della sostituzione totale, pur diffusa, non trova riscontro sistematico negli studi più accreditati, che evidenziano piuttosto un processo di riconfigurazione delle mansioni e di emersione di nuove professionalità. In termini tecnici, il fenomeno è riconducibile non tanto alla sostituzione della forza lavoro, quanto alla sua “complementarietà” rispetto ai sistemi di intelligenza artificiale, con conseguente ridefinizione delle competenze richieste e delle responsabilità connesse.

Dal punto di vista giuridico, questa trasformazione incide direttamente sulla qualificazione delle prestazioni lavorative. L’introduzione di sistemi di AI nei processi produttivi comporta una scomposizione delle attività in unità elementari, alcune delle quali vengono automatizzate, mentre altre vengono riassegnate al lavoratore umano con un contenuto qualitativamente diverso. In questo contesto, il lavoratore non è più soltanto esecutore, ma assume funzioni di controllo, validazione e supervisione dell’output algoritmico. Ciò determina un ampliamento della sfera di responsabilità professionale, con particolare riferimento ai profili di diligenza e perizia richiesti ai sensi dell’art. 1176 c.c., nonché alle possibili implicazioni in materia di responsabilità civile.

La letteratura economica conferma questa impostazione. L’OECD, The Impact of Artificial Intelligence on the Labour Market evidenzia come l’AI tenda ad affiancare le capacità umane piuttosto che sostituirle, incrementando la produttività e generando nuove forme di occupazione. Analogamente, studi pubblicati su MIT Human Data Science Review sottolineano l’assenza di evidenze di una riduzione occupazionale generalizzata imputabile all’intelligenza artificiale, evidenziando invece una trasformazione delle competenze richieste. Questo dato è coerente con un modello di evoluzione del lavoro già osservato in precedenti transizioni tecnologiche, in cui l’innovazione ha determinato una riallocazione delle risorse umane piuttosto che una loro eliminazione.

Le nuove professioni che emergono in questo contesto non si limitano a ruoli tecnici legati allo sviluppo o alla gestione dei sistemi di AI, ma comprendono una gamma più ampia di figure ibride. Si tratta di professionisti che operano all’intersezione tra competenze tecnologiche, giuridiche ed organizzative, come i responsabili della governance algoritmica, gli esperti di audit dei sistemi di AI, o i professionisti incaricati della valutazione dei rischi e della conformità normativa. In tali ambiti, il valore del lavoro umano risiede nella capacità di interpretare, contestualizzare e validare decisioni che, pur generate da sistemi automatizzati, mantengono rilevanza giuridica ed economica.

Un ulteriore elemento di rilievo riguarda l’impatto dell’intelligenza artificiale sul lavoro intellettuale. A differenza delle precedenti ondate di automazione, che hanno inciso prevalentemente su attività manuali e ripetitive, l’AI interviene direttamente su attività cognitive complesse. Ciò comporta una ridefinizione del contenuto delle professioni ad alta qualificazione, senza tuttavia determinarne la scomparsa. L’OECD evidenzia come anche i lavoratori altamente qualificati siano coinvolti nel processo di trasformazione, in termini di adattamento delle competenze piuttosto che di perdita dell’occupazione.

Non può tuttavia essere trascurato il rischio di una riduzione del valore economico di alcune prestazioni professionali. L’accessibilità di strumenti avanzati di intelligenza artificiale consente infatti di standardizzare e replicare attività che in precedenza richiedevano competenze specialistiche. In termini giuridico-economici, ciò si traduce in una possibile compressione dei margini e in una ridefinizione del potere contrattuale dei lavoratori. Il tema non è quindi la scomparsa del lavoro, ma la sua valorizzazione all’interno di un contesto tecnologico mutato.

Tra le nuove professioni emergenti legate all’intelligenza artificiale si individuano figure ormai chiaramente identificabili: il prompt designer, che costruisce istruzioni efficaci per orientare i sistemi; l’AI auditor, che verifica conformità e affidabilità degli algoritmi; il revisore “human-in-the-loop”, che interviene per validare decisioni automatizzate; e i data curator, responsabili della qualità dei dati. Si tratta di un’evoluzione di funzioni tradizionali di controllo e responsabilità. Parallelamente, la letteratura più solida distingue le attività automatizzabili da quelle intrinsecamente resistenti: lo studio di Frey e Osborne dimostra che sono maggiormente sostituibili i lavori basati su procedure ripetitive e codificabili, mentre risultano difficilmente automatizzabili quelli fondati su interazione sociale, giudizio e contesto . Analisi successive confermano che le professioni ad alta interazione umana — come medici, insegnanti, avvocati o ruoli di coordinamento — restano tra le meno esposte, perché richiedono empatia, responsabilità e decisioni situate . In questo quadro, il lavoro non scompare ma si concentra progressivamente su ciò che non è formalizzabile né riducibile ad algoritmo.

In questo quadro, l’intelligenza artificiale si configura come un fattore di evoluzione del lavoro umano, non di sostituzione. Le nuove professioni che emergono sono caratterizzate da un contenuto qualitativo più elevato e da una maggiore integrazione tra competenze diverse, ma richiedono un adeguamento del sistema formativo e una chiara definizione dei profili di responsabilità. Il lavoro umano non viene meno: cambia struttura, funzione e valore, collocandosi in una relazione stabile e strutturata con i sistemi di intelligenza artificiale.

In copertina: dettaglio di Piero Barducci, Dadafuturismo (2026)

Bibliografia essenziale

OECD, The Impact of Artificial Intelligence on the Labour Market

https://www.oecd.org/content/dam/oecd/en/publications/reports/2021/01/the-impact-of-artificial-intelligence-on-the-labour-market_a4b9cac2/7c895724-en.pdf

OECD, Who will be the workers most affected by AI?

https://www.oecd.org/en/publications/who-will-be-the-workers-most-affected-by-ai_14dc6f89-en.html

MIT Human Data Science Review, Artificial Intelligence and the Future of Work

https://hdsr.mitpress.mit.edu/pub/ppjz2dg9

McKinsey Global Institute, Agents, Robots, and Us: Skill Partnerships in the Age of AI

https://www.mckinsey.com/mgi/our-research/agents-robots-and-us-skill-partnerships-in-the-age-of-ai

Eloundou et al., GPTs are GPTs: An Early Look at the Labor Market Impact Potential of Large Language Models

https://arxiv.org/abs/2303.10130

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