Trump ha pubblicato la sua nota sulla “Strategia di sicurezza nazionale”, un documento che si legge in venti minuti, scritto in termini leggibili da tutti, letto nel mondo intero, e che si riassume in tre punti:
- Contano solo gli interessi dell’America;
- Gli interessi dell’America si riducono alla sua economia;
- La pace si impone con la forza e l’intimidazione.
Niente di sorprendente in tutto questo: Trump è l’uomo più prevedibile del mondo. Né è sorprendente il fatto che la destra populista europea legga con diletto una prosa nella quale trova l’eco delle sue proprie ossessioni: la denuncia della “ideologia radicale del genere”, della “follia woke” e delle politiche di lotta contro le discriminazioni; il sostegno allo sfruttamento indiscriminato delle energie fossili; il disprezzo delle istituzioni e delle giurisdizioni internazionali; le migrazioni incolpate della violenza e della criminalità; la “celebrazione senza complessi del carattere e della storia propri di ciascuna nazione” e il “rinnovamento spirituale” che portano i “partiti patriottici europei” nel contrastare il pericolo che da qui a qualche decennio “crti membri della NATO divengano a maggioranza non europea”, il che metterebbe in pericolo il loro sostegno agli Stati Uniti.
Si può sorridere del semplicismo di questa visione del mondo e della megalomania di Trump, che la nota scritta dai suoi consiglieri presenta come il più grande presidente dei due ultimi secoli, il successore di Hamilton e di Monroe, l’uomo che ha messo fine ai conflitti dappertutto nel mondo in qualche mese, grazie ai “suoi talenti di negoziatore”. Si può essere urtati dal disprezzo che egli esibisce per le altre regioni del mondo e per le istituzioni internazionali. Si può denunciare che dimentichi volontariamente di annoverare i cambiamenticlimatiche tra i rischi d’instabilità globale. Ci si può, e si deve, indignare per l’ingerenza nella sovranità europea di un presidente che, lodando “la civiltà europea e l’identità occidentale”, si assume la responsabilità di sostenere i movimenti europei d’estrema destra e di destra populista.
Ma tutte queste proteste saranno sterili finché gli Europei saranno incapaci di opporre a questa strategia una visione del mondo che sia loro propria. Piuttosto che lamentarsi dell’influenza del trumpismo, o di esibire una postura di superiorità morale che non fa che rafforzarla, occorre affermare la nostra propria visione della sicurezza internazionale, ancorata alla nostra storia e iscritta in un’analisi lucida dei rischi futuri. Tale visione può venire anch’essa riassunta in tre grandi principi.
Il modo migliore di difendere gli interessi degli Europei è rafforzare le organizzazioni e le giurisdizioni internazionali. Nei secoli, noi Europei abbiamo ragionato in termini di sovranità nazionale, che oggi Donald Trump scimmiotta, che ci ha condotto a colonizzare con la violenza il “resto del mondo” e a gettarci in una interminabile guerra civile.
Siamo usciti da questo ciclo infernale di violenza, contro noi stessi e contro il resto del mondo, solo rafforzando il diritto internazionale, le organizzazioni che lo difendono e le giurisdizioni che lo applicano. Nessuna delle grandi sfide del nostro tempo (i cambiamenti i climatici; i flussi umani legati alle guerre, alla dittatura, alla povertà e alle catastrofi naturali; i conflitti regionali e le loro conseguenze ultime) non possono essere risolte in altro modo.
Le tensioni che minano le società europee non sono tanto il risultato di minacce esterne, quanto di scelte che abbiamo fatto noi stessi. Sono le politiche di libero scambio ogni costo che hanno rovinato la nostra industria e lasciato vaste regioni in preda al cancro della disoccupazione di massa (questo è il solo punto su cui si può riconoscere a Trump una certa lucidità). Sono le politiche neo-liberali dell’austerità che distruggono i nostri servizi pubblici prendono fragile la nostra sicurezza sociale, le due istituzioni che comunque hanno permesso al continente europeo di uscire dalla povertà endemica e dalle crisi politiche incessanti all’indomani della seconda guerra mondiale. Una Strategia europea di sicurezza dev’essere fondata su una politica industriale e dell’impiego che gira radicalmente le spalle a questi errori del passato.
La principale minaccia globale della nostra epoca consiste nella concentrazione sempre più forte della ricchezza nelle mani di un pugno di oligarchi globali che monopolizzano le risorse strategiche, controllano i mezzi comunicazione e i social media e impongono loro la propria agenda reazionaria, organizzano la frode e l’evasione fiscale in grande stile, distruggono a colpi di lobbying le normative che proteggono i lavoratori e la natura… È da questi che derivano l’aggravarsi dei cambiamenti climatici e delle ineguaglianze, le guerre predatrici e l’ingerenza nella sovranità delle democrazie, la “guerra culturale” contro i valori della libertà e della solidarietà: insomma, tutto quello che minaccia veramente la “civiltà europea”. La lotta contro la frode fiscale globale e contro la concentrazione dei patrimoni è la leva più efficace di una Strategie europea di sicurezza fondata su un’analisi dei rischi reali.
* da Cosmopolis, 2025 (3-4)
In copertina: dettaglio di Piero Barducci, Oriente / Occidente (2025)

