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Impronte

Nell’agosto dell’anno 2000 ho fatto un viaggio di gruppo in Iraq di 15 giorni, con una associazione  che si chiama “Un Ponte per….” che aveva attività in Iraq a favore di bambini e stretti rapporti con comunità del posto, realtà che abbiamo visitato.

Il Presidente iracheno era Saddam Hussein, l’Iraq era sotto embargo e sottoposto alla no flay zone da parte di Usa e Inghilterra. Abbiamo dovuto atterrare in Siria, a Damasco, e poi di notte attraversare in pullman il deserto fino alla frontiera con l’Iraq. In Iraq abbiamo viaggiato in pullman per 15 giorni, abbiamo visitato tutta la città di Bagdad ed i dintorni, poi verso nord e poi a sud fino a Bassora. Abbiamo navigato nello Shaṭṭ al-ʿArab di Bassora, visto le navi semi affondate della guerra tra Iraq e Iran, guerra disastrosa con milioni di morti….

Eravamo sempre accompagnati da un funzionario dei servizi interni iracheni, data la situazione gravemente compromessa nei rapporti tra lo Stato Iracheno e i Paesi Nato. Questo non ha mai impedito di visitare i luoghi né di subire nulla.

Durante il viaggio abbiamo visitato il rifugio anti aereo n. 25 nel quartiere di Al-Amiriya di Bagdad*, un rifugio che poteva ospitare più di mille persone, realizzato in materiali a prova di bomba e con acciaio e materiali che lo rendevano allora all’avanguardia. In questo rifugio il 13 febbraio del 1991, in periodo di Ramadan, poco dopo le 4 di notte, durante la prima guerra del Golfo, furono sganciate dagli USA prima un missile che centrò il condotto dell’aria del rifugio, missile che aprì il varco ad una bomba “intelligente” made in USA, uccidendo quasi 1000 civili iracheni, quasi tutti donne, ragazzi e bambini che erano nel rifugio.

Il calore arrivò fino a più di 500°C. Questo calore ha lasciato, nelle pareti di cemento residue del rifugio, l’impronta di piccole mani di bimbi “dissolti”, mani che ho fotografato.

Almeno 408 persone e bambini vennero “dissolti” o ridotti letteralmente in cenere in pochi istanti. Altri corpi erano carbonizzati.

Con l’attacco e l’invasione dell’Iran nel 2003 di Usa e Nato, attacco basato su una enorme bugia, dalle scarse notizie che ho, questo sito di testimonianza è stato distrutto. Ma io conservo le foto.

Questo “sistema” di usare bombe termobariche di produzione USA e far evaporare i corpi dei civili, pensando così di ridurre le proprie responsabilità, da indagini indipendenti in corso pare usato da Israele a Gaza con la popolazione Palestinese. Vedi: https://inliberauscita.it/attualita/196434/gaza-migliaia-di-palestinesi-evaporati-a-causa-delle-bombe-termobariche-linchiesta-di-al-jazeera/, https://www.kulturjam.it/news/gaza-la-guerra-senza-tregua-bombe-termobariche-e-occupazione-permanente/

https://www.ilgiornaleditalia.it/news/esteri/769310/gaza-armi-termobariche-palestinesi.html

*Nota: Amiriya era un quartiere abitato da insegnanti di scuola, professori di college, dottori e comuni impiegati, un quartiere della classe media con case basse, gente amichevole ed una crescente popolazione mercantile. Era un miscuglio di sunniti e sciiti e cristiani, tutti conviventi pacificamente e felicemente. Dopo il 13 febbraio 1991 diventò un’area da tutti evitata. Per settimane e settimane sull’ intera zona aleggiò un lezzo di carne bruciata e l’ aria era pesante e grigia di cenere. Le case stuccate beige furono improvvisamente ricoperte con neri pezzi di stoffa decorati dei nomi dei cari perduti: “Ali Jabbar piange la perdita di sua moglie, della figlia e di due figli…“; “Muna Rahim piange la perdita di sua madre, delle sorelle dei fratelli e del figlio…Nonostante l’ evidenza dei fatti e le testimonianze dei giornalisti occidentali immediatamente accorsi a testimoniare il massacro di civili, gli USA non si sono mai scusati della deliberata distruzione del rifugio antiaereo   (dal blog “Bagdad Burning”)

Le fotografie scattate da me nell’agosto dell’anno 2000 durante la visita a ciò che restava del rifugio:

La fotografia 1 mostra il foro di ingresso della bomba termobarica nel rifugio, durante la visita ci fu spiegato che poiché il foro di ingresso dell’aria era molto piccolo per qualsiasi missile gli Usa ne costruirono uno specifico, di dimensioni adatte per entrare nel rifugio dal condotto dell’aria, allo scopo di allargarlo e consentire subito dopo lo sgancio della bomba termobarica, e così avvenne la strage e la dissoluzione di parte dei corpi delle donne e bambini che erano nel rifugio.

La fotografia 2 mostra la manina di un bimbo o bimba dissolta, rimasta impressa nel muro di cemento. Al momento dello scatto avevo allargato l’immagine per poterla rendere più visibile. Una fotografia straziante tutte le volte che la guardo.

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