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Da “Pasolini in Palestine 2025”

[…]

The land is a silence

that comes from erasure.

Scattered clothing.

A hint or impression

of presence in warm air.

Far off breaking seas sound

shrouded by light vibrating

with the spirit of survival

against unimaginable odds.

Light, metal, glass, brick,

mortar and light against

invisible life splayed out

on battered ground.

Dreams remain

even at the end

of what appears to be

the end of a fruitful age.

Named name calls

To a secular struggle

challenges coexistence.

By my distant gaze,

I cannot ascribe meaning

To a breeze that carries

an unmistakable message.

A choking smell of death

rises and moves through

olive groves. Goats and sheep

bleat their panic.

Towns and settlements

inhabited by footprints,

those who once marked them

forever gone.

Where is the music?

the smell of cooking

snaking through narrow streets?

Where is the voice of children playing,

mothers calling?

What brought you here

Brothers, sisters

gathered here to die?

History laid bare

To be disappeared.

A nostalgia suffered by some

written by others.

Here I am again, a ghost

in the company of ghosts.

This is my return to you

sisters and brothers,

touched by indelible vengefulness,

the warmth of your embrace

gives me courage.

Decades have passed

since my last attempt

to name things

through moving images,

failed attempts

to make visible a world

of bodies settled

deeper and deeper

into disbelief.

You have been roaming

in darkness, faltering

and crashing into prejudice.

Simple dichotomies

have left many blind

atop hills of scriptures.

These sands and lands,

meant to relieve trauma,

cannot provide safe distance

and have become our own

contemporary trauma.

[…]

Why do the eyes of your children

not remind us of ours?

Seated along roads

among remnants of everyday

interrupted life. Possessions

of predestined deprivation

repeated throughout history

sanctioned by other gods.

Why is the red of your blood

not a reminder of our own?

In the meantime

despite life’s torment

its stain cannot be erased.

Pain-embroidered bandages flutter

in olive trees.

An apparently festive vision

of cease-fire where

the official world fails

to meet a world re-imagined

inhabited by my aged spirit.

Even if I were to know

everything about you.

we could not be further

from one another.

I am no longer old

nor do I suffer old age

as a promise. Now

that I have passed on,

I imagine myself

standing

in a youthful body

dreams of resistance

securely tucked away

Unaltered.

Today

the bloated bellies

of overconsumption compete

with the bloated bellies

of hunger. The shadows

of the former

blackmail the world

with commerce

and deflect blame.

There is always something

amiss in agreed-upon news

from the front lines.

[…]

Words upon words avoid

a requited embrace, love

not love, aimed

at every single thing.

Beware of mercenary eyes,

the aim of old guns

offset by murderous deniers

transmits a miserable sense of identity.

Those who listen with distraction

believe their own hate

repeat their own assertions

defile their own beliefs.

They tolerate self-violence

poured abundantly over love

as it stacks up

high to the sky.

The subliminal message

searches a physicality

not its own.

I cannot recall

the semblance

of my now foreign home.

Prisoners of

official documents,

we are told

through others’ histories

and fictions.

Da PASOLINI IN PALESTINA 2025: Nuovi Sopralluoghi

[…]

La terra è un silenzio

nato dall’annientamento.

Indumenti sparsi, presenza

accennata o impressione

nell’aria tiepida

di un giorno qualsiasi.

In lontananza

si frange il suono del mare

avvolto da una luce che vibra

di spirito di sopravvivenza.

Inenarrabili avversità

testimoniate da resti

di metallo, vetro, mattoni,

malta contro

vita invisibile

che giace sul martoriato suolo.

Restano i sogni

anche dopo quel

che sembra essere

la fine di un’epoca.

Un nome sconosciuto

chiama a una lotta laica

che sfida la coesistenza.

Con il mio sguardo distante

non riesco ad attribuire un senso

al messaggio inconfondibile

di una brezza.

Sale e si diffonde

tra gli uliveti

un soffocante fetore di morte.

Capre e pecore

belano panico.

Città e insediamenti

abitati da sole impronte;

coloro che le tracciarono

per sempre scomparsi.

Dov’è la musica?

L’odore di cucina che serpeggia

per le strade? Dov’è la voce

dei bambini che giocano,

delle madri che chiamano?

Cosa vi ha condotti qui,

a morire, fratelli, sorelle?

Una volta messa a nudo, la storia

è destinata a svanire.

Nostalgia patita da alcuni,

scritta da altri.

Eccomi

di nuovo qui

fantasma in compagnia

di fantasmi.

Questo è il mio ritorno fra voi,

sorelle e fratelli,

toccati da un’indelebile sete di vendetta;

il calore del vostro abbraccio

mi infonde coraggio.

Sono passati decenni

dal mio ultimo tentativo

di dare un nome alle cose

usando immagini in movimento;

tentativi falliti

di rendere visibile un mondo

di corpi piombati

sempre più a fondo

nell’incredulità.

Avete errato

nell’oscurità, barcollando

e scontrandovi con il pregiudizio.

In cima a monti di cosidette sacre scritture

una moltitudine è stata accecata

da semplici dicotomie.

Non v’è sicurezza che possano offrire

 queste sabbie

queste terre

destinate ad alleviare un trauma

e sono diventate un nostro

collettivo trauma contemporaneo.

[…]

Perché gli occhi dei vostri figli

non ci ricordano i nostri?

Seduti lungo le strade,

tra i resti di una vita quotidiana

interrotta. Possedimenti

e privazioni predestinate,

ripetuta nel corso della storia,

da altri dèi sanzionata.

Perché il rosso del vostro sangue

non è un richiamo al nostro?

Nel frattempo,

nonostante il tormento della vita,

la sua macchia non può essere cancellata.

Bende ricamate di dolore

sventolano tra gli ulivi.

Una visione in apparenza festosa

di cessate il fuoco, là dove

il mondo ufficiale non riesce

ad immaginare il nuovo mondo

abitato dal mio spirito ormai anziano.

Anche se dovessi sapere

tutto di voi,

non potremmo essere più distanti

l’uno dall’altro.

Non sono più vecchio,

né subisco la vecchiaia

come una promessa. Ora

che sono trapassato,

mi immagino in piedi

con un giovane corpo,

con i miei sogni di resistenza

ben custoditi, inalterati.

Oggi

i ventri gonfi

dell’eccessivo consumo

competono con i ventri gonfi

della fame.

Tramite i commerci

le ombre dei primi

ricattano il mondo

deviando ogni colpa su di voi.

C’è sempre qualcosa

che non torna nelle notizie concordate

provenienti dal fronte.

[…]

Parole su parole evitano

un abbraccio ricambiato; un amore—

o forse no—rivolto

verso ogni singola cosa.

Diffidate degli sguardi mercenari:

la mira di vecchi fucili,

deviata da negazionisti assassini,

trasmette un misero senso d’identità.

Chi ascolta con distrazione

crede al proprio odio,

ripete le proprie dichiarazioni,

profana le proprie convinzioni

tollera la violenza contro se stessi

riversata a piene mani sull’amore

mentre questo si accumula

fino a toccare il cielo.

Il messaggio subliminale

è alla ricerca di una fisicità

che non gli appartiene.

Non riesco a richiamare

l’immagine di casa mia

ormai estranea.

Noi tutti, prigionieri

della versione ufficiale

siamo narrati

attraverso storie e finzioni altrui.

In Copertina: AM HOCH, Diary of a Young Boat in Three Movements: Young Boat in Bed (Third Movement), DETAIL; 2013

Da "Pasolini in Palestine 2025" | Lab Politiche e Culture