The land is a silence
that comes from erasure.
Scattered clothing.
A hint or impression
of presence in warm air.
Far off breaking seas sound
shrouded by light vibrating
with the spirit of survival
against unimaginable odds.
Light, metal, glass, brick,
mortar and light against
invisible life splayed out
on battered ground.
Dreams remain
even at the end
of what appears to be
the end of a fruitful age.
Named name calls
To a secular struggle
challenges coexistence.
By my distant gaze,
I cannot ascribe meaning
To a breeze that carries
an unmistakable message.
A choking smell of death
rises and moves through
olive groves. Goats and sheep
bleat their panic.
Towns and settlements
inhabited by footprints,
those who once marked them
forever gone.
Where is the music?
the smell of cooking
snaking through narrow streets?
Where is the voice of children playing,
mothers calling?
What brought you here
Brothers, sisters
gathered here to die?
History laid bare
To be disappeared.
A nostalgia suffered by some
written by others.
Here I am again, a ghost
in the company of ghosts.
This is my return to you
sisters and brothers,
touched by indelible vengefulness,
the warmth of your embrace
gives me courage.
Decades have passed
since my last attempt
to name things
through moving images,
failed attempts
to make visible a world
of bodies settled
deeper and deeper
into disbelief.
You have been roaming
in darkness, faltering
and crashing into prejudice.
Simple dichotomies
have left many blind
atop hills of scriptures.
These sands and lands,
meant to relieve trauma,
cannot provide safe distance
and have become our own
contemporary trauma.
[…]Why do the eyes of your children
not remind us of ours?
Seated along roads
among remnants of everyday
interrupted life. Possessions
of predestined deprivation
repeated throughout history
sanctioned by other gods.
Why is the red of your blood
not a reminder of our own?
In the meantime
despite life’s torment
its stain cannot be erased.
Pain-embroidered bandages flutter
in olive trees.
An apparently festive vision
of cease-fire where
the official world fails
to meet a world re-imagined
inhabited by my aged spirit.
Even if I were to know
everything about you.
we could not be further
from one another.
I am no longer old
nor do I suffer old age
as a promise. Now
that I have passed on,
I imagine myself
standing
in a youthful body
dreams of resistance
securely tucked away
Unaltered.
Today
the bloated bellies
of overconsumption compete
with the bloated bellies
of hunger. The shadows
of the former
blackmail the world
with commerce
and deflect blame.
There is always something
amiss in agreed-upon news
from the front lines.
[…]Words upon words avoid
a requited embrace, love
not love, aimed
at every single thing.
Beware of mercenary eyes,
the aim of old guns
offset by murderous deniers
transmits a miserable sense of identity.
Those who listen with distraction
believe their own hate
repeat their own assertions
defile their own beliefs.
They tolerate self-violence
poured abundantly over love
as it stacks up
high to the sky.
The subliminal message
searches a physicality
not its own.
I cannot recall
the semblance
of my now foreign home.
Prisoners of
official documents,
we are told
through others’ histories
and fictions.
Da PASOLINI IN PALESTINA 2025: Nuovi Sopralluoghi
[…]La terra è un silenzio
nato dall’annientamento.
Indumenti sparsi, presenza
accennata o impressione
nell’aria tiepida
di un giorno qualsiasi.
In lontananza
si frange il suono del mare
avvolto da una luce che vibra
di spirito di sopravvivenza.
Inenarrabili avversità
testimoniate da resti
di metallo, vetro, mattoni,
malta contro
vita invisibile
che giace sul martoriato suolo.
Restano i sogni
anche dopo quel
che sembra essere
la fine di un’epoca.
Un nome sconosciuto
chiama a una lotta laica
che sfida la coesistenza.
Con il mio sguardo distante
non riesco ad attribuire un senso
al messaggio inconfondibile
di una brezza.
Sale e si diffonde
tra gli uliveti
un soffocante fetore di morte.
Capre e pecore
belano panico.
Città e insediamenti
abitati da sole impronte;
coloro che le tracciarono
per sempre scomparsi.
Dov’è la musica?
L’odore di cucina che serpeggia
per le strade? Dov’è la voce
dei bambini che giocano,
delle madri che chiamano?
Cosa vi ha condotti qui,
a morire, fratelli, sorelle?
Una volta messa a nudo, la storia
è destinata a svanire.
Nostalgia patita da alcuni,
scritta da altri.
Eccomi
di nuovo qui
fantasma in compagnia
di fantasmi.
Questo è il mio ritorno fra voi,
sorelle e fratelli,
toccati da un’indelebile sete di vendetta;
il calore del vostro abbraccio
mi infonde coraggio.
Sono passati decenni
dal mio ultimo tentativo
di dare un nome alle cose
usando immagini in movimento;
tentativi falliti
di rendere visibile un mondo
di corpi piombati
sempre più a fondo
nell’incredulità.
Avete errato
nell’oscurità, barcollando
e scontrandovi con il pregiudizio.
In cima a monti di cosidette sacre scritture
una moltitudine è stata accecata
da semplici dicotomie.
Non v’è sicurezza che possano offrire
queste sabbie
queste terre
destinate ad alleviare un trauma
e sono diventate un nostro
collettivo trauma contemporaneo.
[…]Perché gli occhi dei vostri figli
non ci ricordano i nostri?
Seduti lungo le strade,
tra i resti di una vita quotidiana
interrotta. Possedimenti
e privazioni predestinate,
ripetuta nel corso della storia,
da altri dèi sanzionata.
Perché il rosso del vostro sangue
non è un richiamo al nostro?
Nel frattempo,
nonostante il tormento della vita,
la sua macchia non può essere cancellata.
Bende ricamate di dolore
sventolano tra gli ulivi.
Una visione in apparenza festosa
di cessate il fuoco, là dove
il mondo ufficiale non riesce
ad immaginare il nuovo mondo
abitato dal mio spirito ormai anziano.
Anche se dovessi sapere
tutto di voi,
non potremmo essere più distanti
l’uno dall’altro.
Non sono più vecchio,
né subisco la vecchiaia
come una promessa. Ora
che sono trapassato,
mi immagino in piedi
con un giovane corpo,
con i miei sogni di resistenza
ben custoditi, inalterati.
Oggi
i ventri gonfi
dell’eccessivo consumo
competono con i ventri gonfi
della fame.
Tramite i commerci
le ombre dei primi
ricattano il mondo
deviando ogni colpa su di voi.
C’è sempre qualcosa
che non torna nelle notizie concordate
provenienti dal fronte.
[…]Parole su parole evitano
un abbraccio ricambiato; un amore—
o forse no—rivolto
verso ogni singola cosa.
Diffidate degli sguardi mercenari:
la mira di vecchi fucili,
deviata da negazionisti assassini,
trasmette un misero senso d’identità.
Chi ascolta con distrazione
crede al proprio odio,
ripete le proprie dichiarazioni,
profana le proprie convinzioni
tollera la violenza contro se stessi
riversata a piene mani sull’amore
mentre questo si accumula
fino a toccare il cielo.
Il messaggio subliminale
è alla ricerca di una fisicità
che non gli appartiene.
Non riesco a richiamare
l’immagine di casa mia
ormai estranea.
Noi tutti, prigionieri
della versione ufficiale
siamo narrati
attraverso storie e finzioni altrui.
In Copertina: AM HOCH, Diary of a Young Boat in Three Movements: Young Boat in Bed (Third Movement), DETAIL; 2013

