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Recensione a Tomaso Montanari, “Libera università”

“Questo non è un momento qualunque…”, scrive il professor Tomaso Montanari, storico dell’arte e  rettore dell’Università per stranieri di Siena nella premessa del suo libro “Libera università”.[1] L’analisi che presenta è tanto lucida e sintetica quanto inquietante. “L’Italia è la prima democrazia occidentale a essere governata, di nuovo, da un partito di matrice fascista: e ciò che si vede dovrebbe destare le preoccupazioni di tutta la comunità internazionale. In Europa, la guerra è tornata all’ordine del giorno, negli Stati Uniti la sopravvivenza di una piena democrazia non è ovvia, in Palestina si compie un genocidio con la complicità morale dell’Occidente, e una crisi climatica fuori controllo minaccia il prossimo collasso della stessa vita umana sul pianeta”[2].

In questo scenario preoccupante, nei campus di tutto il mondo gli studenti si sono mobilitati a favore del popolo palestinese, per ricordare cosa dovrebbe essere oggi l’università. “Non un luogo di perpetuazione del mondo così com’è, ma un laboratorio di insorgenza critica che forgi strumenti per cambiarlo, il mondo.”[3]

“Fate chiasso” aveva detto ai ragazzi Papa Francesco, sollecitandoli a mobilitarsi. Invece, ci ricorda Tomaso Montanari, i media e il potere politico si sono scagliati contro di loro e contro le università, preferendo utilizzare le armi della repressione e del controllo.

La libertà delle università – sottolinea il professore – è “uno dei termometri maggiormente sensibili della libertà tutta di un Paese”[4], pur con tutti i limiti che ha l’università[5], che oggi rischia di peggiorare, di essere messa alla catena del potere esecutivo. L’autore del volume lo specifica in un concetto: tutta l’università, a partire da quella pubblica, o è libera o non è università. Ed è per questo che occorre una lotta di idee. Per diffondere consapevolezza del ruolo e dell’importanza della libertà accademica. Occorre combattere per difenderla. “È una lotta incruenta e non violenta: una lotta di idee. Ed è a tale lotta che questo piccolo libro vuole contribuire.”[6]

Questo libro, nato dentro l’università, è rivolto a chi dall’università sta fuori. Montanari si augura – e noi con lui – che la società italiana, la Repubblica, voglia decidere se tiene ancora ad una libera università, oppure no.

Perché l’università è in pericolo?

L’università moderna nasce nel medioevo, ricorda il professore, e già allora si caratterizza come luogo di proteste e scioperi. Persino durante il fascismo ci fu la contestazione della riforma Gentile. Nella sua lettera al luogotenente generale del regno delle due Sicilie, il ministro delegato agli affari di Sicilia lo avvisava che i rivolgimenti che hanno scosso l’Europa nel 1849 hanno avuto come centri delle cospirazioni proprio le università[7]. Un fenomeno che non è nuovo, dunque, ma ciò che lo caratterizza nel presente è “la reazione della politica, dei mezzi di comunicazione e (purtroppo) di una parte dei vertici accademici: una violenta repressione, una criminalizzazione senza precedenti, una caccia alle streghe fatta di epurazioni e censure”[8].

Dal Canada al Messico e agli Stati Uniti, nel 2024 si sono svolte nelle università proteste contro il governo di Israele, in seguito alle quali si sono scatenati migliaia di arresti nei campus americani. Abbiamo assistito a scontri con le forze dell’ordine, a richiesta di dimissioni[9].

Le università europee di Oxford e Cambridge  si sono riempite di tendopoli di protesta, i rettori sono stati convocati dal primo ministro, la Humboldt–Universität di Berlino e la Sciences Po di Parigi sono state sgombrate dalla polizia. L’Università di Colonia ha revocato l’invito alla filosofa americana ed ebrea Nancy Fraser, che avrebbe dovuto ricoprire la cattedra intitolata a Sant’Alberto Magno, per aver firmato un appello a favore del popolo palestinese.[10]

Anche negli atenei italiani ci sono state proteste, con occupazioni e coinvolgimento delle scuole superiori, a cui hanno fatto seguito repressioni violente e  irruzioni della polizia contro manifestazioni pacifiche di studenti minorenni. Il presidente del Senato Ignazio Benito la Russa ha evocato apertamente il terrorismo, invitando alla repressione, mentre il ministro Lollobrigida ha istituito collegamenti con frange eversive del passato e addirittura con il caso Moro[11].

Il 4 giugno 2024 il Consiglio dei Ministri approvò l’annuale disegno di legge che delegava il governo a semplificare e riordinare determinate materie, includendovi, all’articolo 11, il mandato a una riforma pressoché totale del sistema universitario italiano[12]; nel mese di luglio 2024 arrivò poi la notizia di un cospicuo taglio al finanziamento statale dell’università[13].

Il professore precisa quali sono le conseguenze della situazione di precariato che caratterizza il 45 per cento del corpo accademico italiano: solo un quarto dei docenti è in un percorso che porterà all’assunzione. Questo comporterà un abbassamento del tasso di indipendenza scientifica e di capacità di innovazione del sistema[14]. La definitiva approvazione dell’autonomia differenziata autorizza un modello  in cui tutte le regioni potranno contrattare con lo Stato centrale i gradi di un sostanziale controllo sul sistema universitario.

Ricordiamo inoltre che il 24 aprile 2026  la Camera dei deputati ha approvato in via definitiva la conversione in legge del “Decreto sicurezza” che ha introdotto forti inasprimenti legati all’ordine pubblico, attirando critiche da opposizioni e associazioni per le restrizioni alla manifestazione del dissenso.All’articolo 31 il decreto prevede che le università possano stipulare convenzioni con i Servizi segreti e di sicurezza, precisa il professor Montanari, per offrire a questi ultimi supporto tecnico e logistico e “informazioni”, anche in deroga alle normative di settore in materia di sicurezza.[15]

Quale è l’obiettivo finale di tutto questo? “Gli obiettivi sono due: da una parte la promozione delle università telematiche a discapito di quelle pubbliche e in presenza; dall’altra la soppressione di fatto dell’autonomia, per ricondurre anche le università sotto il controllo  diretto del governo”[16]. La presenza di atenei for profit, precisa l’autore diLibera università “inaugura un capitolo del tutto nuovo nella storia dell’università italiana: perché essi non formano cittadini, ma vendono ai clienti; non hanno come fine ultimo la ricerca e la cultura ma il profitto dei proprietari; devono stabilire una gerarchia tra l’interesse economico e la libertà accademica, e non è difficile capire come vengano messe in fila le cose”[17].

Il secondo fine di questa vera e propria guerra all’università pubblica, e in presenza, è il controllo politico. “Non tutti gli osservatori concordano sulla possibilità di una involuzione fascista dell’Italia di oggi: ma è assai difficile negare che sia possibile anche per noi un esito  “ungherese”[18].

L’aspetto che più dovrebbe preoccuparci, secondo l’analisi del professor Montanari, è il pericolo che oggi si annida proprio dentro i palazzi del potere della Repubblica. Se la “torre di guardia” che secondo lo studioso Erwin Panofsky [19]l’università rappresenta,  è avvertita come un tradimento o una minaccia, è per questo che i nuovi padroni la vorrebbero abbattere, asservire, e occupare. Il loro bersaglio è diventato l’autonomia di chi abita dentro alle nostre “torri di guardia”.

Da non sottovalutare è il messaggio fondamentale che ci viene trasmesso dalle pagine del libro: l’università è in pericolo. Non è il momento di tacere, sottolinea il professore, è il momento di dare l’allarme.

Tomaso Montanari sottolinea a questo proposito il contenuto del “position paper”[20]per la riforma del sistema universitario diffuso nel 2021 dalla presidenza della Conferenza dei rettori delle università italiane. Il testo chiedeva retoricamente se l’università sarebbe stata in grado di rispondere alle necessità di un mercato del lavoro in continua evoluzione. E auspicava “percorsi di studio più aderenti alle mutate esigenze del mondo del lavoro”. Ma l’università non può essere, come ricorda il professore, al servizio del mercato e del profitto: perché un’università “che serve” rischia di essere una università “serva”, cioè quanto di più lontano dall’autonomia per la quale ogni generazione universitaria ha lottato e continua a lottare.[21]


[1]     Tomaso Montanari. Libera università. Giulio Einaudi editore s.p.a. Torino, 2025, 125 pagine

[2]      Tomaso Libera università. Pag. IX

[3]      Ibidem.

[4]      Ivi, pag. X

[5]      Ibidem “Lo so: l’università è tutto tranne che perfetta. Non è libera e giusta come dovrebbe, e non forma al pensiero critico quanto vorrei. Ma oggi rischia di essere messa in condizioni di diventare molto peggiore. Cioè di essere messa alla catena dal potere esecutivo.”

[6]      Ivi, pag. XI

[7]      Ivi, pag. 107 nota 2. In V. Calabrò, Università “contro”? La partecipazione di professori e studenti ai moti del biennio 1847-1849. Il caso siciliano, in D. Novarese ed E. Pelleriti (a cura di), Università “contro”? Il ruolo degli atenei negli ordinamenti in crisi, il Mulino, Bologna 2020, pp 369-86

[8]    Ivi, pag. 4

[9]   Ivi, pag. 5 “è in questo clima che la presidente di Harvard, Claudine Gay (prima persona nera a ricoprire questo ruolo) viene costretta alle dimissioni, dopo aver subito un sorta di processo maccartista (insieme alle rettrici di Mit e Università della Pennsylvania), nella commissione parlamentare per l’istruzione, da parte della deputata Elise Stefanik (fedelissima di Donald Trump al punto di non riconoscere l’elezione di Biden).

[10] Ivi, pagg. 5-6 “È una chiara violazione della politica dichiarata dall’università e degli stessi valori che invocano con con il nome Albert Magnus – ha scritto nella sua risposta al rettore Nancy Fraser – Tali valori sono proprio quelli della libertà accademica, di opinione, di parola e di discussione…Come tutti gli altri titolari di questa cattedra, sono stata scelta per il mio lavoro accademico. L’idea che ciò che faccio giustifichi il ritiro di un invito dice già che l’autonomia accademica viene volata. Su questo non c’è dubbio”.

[11] Ivi, pag. 7 “Il ministro Lollobrigida, commentando l’episodio della contestazione a Maurizio Molinari, è ancora più esplicito: La tolleranza del passato verso questi episodi ha poi portato al terrorismo e al suo rafforzamento fino all’episodio di Aldo Moro che, con il suo sacrificio, creò un allarme democratico talmente ampio che ci permise di sconfiggere quel fenomeno brutale che è l’eversione e il terrorismo.”

[12] Ivi,pag. 13

[13] Ivi, pag. 14 “secondo i calcoli della Conferenza dei rettori si tratta di una diminuzione di 513.264.188 di euro, cui va aggiunto il mancato adeguamento all’inflazione (alla quale sono agganciati gli stipendi universitari, a carico dei bilanci degli atenei) per un ammanco totale che si aggira intorno a 1 miliardo di euro, sui circa 9 che il Paese dedica alla sua università. Un risparmio trascurabile per le finanze dello Stato, ma una mazzata micidiale per un sistema universitario che è il meno finanziato dell’Unione Europea (Romania a parte), e dell’Ocse: si rammenti, per dire, che l’Italia investe circa 15.000 euro per studente universitario, contro i 40.000 della Germania.”

[14] Ivi,pag. 15 “…molto difficilmente i ricercatori precari  avranno la sicurezza sufficiente per contestare e cambiare i paradigmi ricevuti da maestri dai quali dipende la loro stessa sopravvivenza”

[15]  Ivi, pag. 109 https://aisa.sp.unipi.it/ricerca-pubblica-servizi-segreti-il-ddl-sicurezza-e-luniversita/

[16]  Ivi, pag. 19 “… secondo quell’idea di “comando” totalitario, e di desertificazione del sistema democratico tessuto di poteri distribuiti, di contrappesi e di pluralismo critico, che è riassunta perfettamente nell’altra grande riforma istituzionale messa in cantiere da questo governo, il cosiddetto “premierato”.

[17] Ivi pag. 20 “Poche settimane dopo quello sciagurato parere, l’Università telematica Pegaso si trasformava in una srl, e in quello stesso anno il fondo britannico Cvc, con sede a Lussemburgo, entrava nella proprietà della società Multiversity di Danilo  Iervolino (che possedeva Pegaso e Universitas Mercatorum), prendendone poi il controllo nel 2021, e formando, con l’acquisizione dell’Università telematica San Raffaele di Roma e dell’85 per cento del Sole 24 Ore Formazione, il più grande polo universitario italiano in assoluto, con 140.000 iscritti (30.000 in più della Sapienza di Roma…), presieduto dall’ex comunista ed ex presidente della Camera Luciano Violante (oggi in ottimi rapporti con l’attuale premier, in quanto autore di un celebre quanto disgraziato discorso di apertura ai “ragazzi di Salò” assai caro a Giorgia Meloni).

[18]    Ivi pag. 24.

[19]    Ivi pag. 28.

[20]    Ivi pag. 66.

[21]    Ibidem.