Chi scrive è segretaria di un circolo del Partito Democratico di Bologna e membro del gruppo
PD Bologna per Gaza, costituitosi nel settembre 2025, durante la festa provinciale dell’Unità, a partire da una iniziativa di raccolta firme a sostegno della petizione del Partito Democratico per il riconoscimento dello Stato di Palestina, l’interruzione dell’invio di armi ad Israele e l’apertura dei canali umanitari a Gaza.
Era esattamente il momento in cui nostri parlamentari si erano uniti alla missione della Flotilla e le piazze italiane, analogamente a quanto accadeva in gran parte del del mondo, si erano riempite di migliaia di cittadini in solidarietà alla stremata popolazione di Gaza.
Con il cosidetto cessate il fuoco del mese successivo, seguito dal progressivo calo dell’interesse mediatico sul perdurare della drammatica situazione e dalla contemporanea criminalizzazione della protesta da parte del nostro governo, che riduce l’indignazione di migliaia di cittadini a mero problema di ordine pubblico, il gruppo ha deciso di dare al proprio attivismo una duplice funzione: testimoniare quanto continua ad accadere nel silenzio dell’informazione mainstream ed aiutare concretamente la popolazione di Gaza.
Abbiamo scelto una forma di aiuto rivolta in particolare al sostegno delle donne e dei bambini , vittime privilegiate dell’esercito israeliano, come è stato successivamente certificato dal Rapporto della Commissione indipendente dell’Onu sui crimini di Israele del 18/6/2026.
In collaborazione con l’Associazione Anbamed APS per la multiculturalità stiamo diffondendo e sostenendo il progetto “Ore felici per i bimbi di Gaza”, gestito in loco dalla storica associazione di donne Al Najdah, che si occupa di sostegno ed educazione di bambini orfani di uno o entrambi i genitori , promuovendo adozioni a distanza e donazioni singole.
Al momento attuale, in cui stiamo continuando ad allargare le adesioni nel territorio metropolitano anche attraverso le feste dell’Unità, abbiamo attivato nove adozioni di gruppo e raccolto donazioni singole attraverso la vendita del libro“STREGA”, una fiaba illustrata gratuitamente e scritta in due lingue: italiano ed arabo.
In questi mesi abbiamo letto e condiviso molto sulla situazione palestinese nei territori occupati ma non nascondo che la lettura dell’articolo del prof. Cantaro: “PALESTINISMO E ISRAELISMO”(La Fionda 23/5/2026), pubblicata sul numero di luglio di LAB.Politiche e culture, ha sollevato molte perplessità di cui mi faccio interprete.
In primo luogo mi pare che nell’assimilare palestinismo ed israelismo a due fanatismi speculari di stampo prettamente occidentale che hanno “sempre meno a che fare tanto con i termini reali della questione israelo palestinese quanto con la sua struttura simbolica” (Cantaro op.cit.) ciò che emerge sia proprio il trascurare i termini reali stessi, termini che hanno scatenato l’indignazione e la protesta in gran parte del mondo non solo occidentale.
Dopo la reiterata e giusta condanna di Hamas, che ha occupato per diciotto mesi i media mainstream fino alla comparsa indifferibile dei piccoli corpi scheletrici dei bambini gazawi, sono proprio i termini reali di quanto stava avvenendo che hanno spinto tutta la Sinistra ( oso dire finalmente ) a schierarsi in difesa del popolo palestinese. Difesa che i comuni cittadini invocavano da mesi con manifestazioni spontanee e sui canali social per quanto vedevano trasmesso ogni giorno via Internet : quello che è stato definito il primo genocidio in diretta.
I termini reali ora sappiamo bene quali sono: oltre 21.000 minori uccisi dal 7 ottobre , oltre73.000 vittime accertate e decine di migliaia di corpi ancora sotto le macerie (Ministero della salute locale ).
2842 vittime palestinesi evaporate per l’uso di bombe termobariche ( AL Jazeera, “The rest of the story”, febb.2026).
44.500 bambini feriti, tra cui migliaia di amputati, tanti dei quali senza anestesia per il blocco degli aiuti umanitari (dati UNICEF).
La distruzione del 90% delle infrastrutture sanitarie e scolastiche, con il 97% dei minori che ha perso tre anni si scuola.
Un’emergenza nutrizionale acuta che prevede 74000 casi gravi al 2027( dati UNICEF).
Un aumento del 300% di aborti spontanei nonchè parti prematuri o a basso peso (dati ONU).
Una condizione infantile traumatica continua che si riflette in danni psichici permanenti.
Condizioni di vita inumane ancora imposte dal razionamento degli aiuti alimentari, sanitari, infrastrutturali e dalla mancanza di acqua.
L’ allarme per una prevedibile emergenza sanitaria era già stato lanciato dall’OMS nel gennaio 2024 quando la stessa Corte Internazionale di Giustizia aveva emesso un’ordinanza relativa all’applicazione della convenzione per la punizione e prevenzione del crimine internazionale di genocidio, ordinanza che giustificava la plausibilità dell’ipotesi di genocidio data l’uccisione di 25000 palestinesi in tre mesi, le distruzioni in corso e le dichiarazioni disumanizzanti dei ministri israeliani.
Perchè questi “termini reali”, già così atroci e prevedibili negli esiti, non avrebbero dovuto spingere un amministratore attento come il nostro sindaco Matteo Lepore a dare un chiaro segnale di solidarietà della città verso un popolo sottoposto a un concreto rischio di genocidio?
Un segnale che chiedesse al tempo stesso al nostro governo di rispettare quanto previsto dalla Convenzione del dicembre 1948 a cui l’Italia aderisce?
Sono questi termini reali, uniti ai crimini che continuano ad accadere impuniti, con oltre il sessanta per cento di territorio di Gaza occupato, la colonizzazione alla luce del sole di Cisgiordania e sud del Libano, i valichi bloccati, la malnutrizione indotta, il blocco persistente di molti aiuti, a scatenare l’indignazione e la solidarietà della Sinistra, non certo il bisogno di una “borghesia culturale impoverita” di ritrovare “ una nuova forma di legittimazione morale e di riscatto simbolico” (Cantaro, op,cit.) .
E se è vero che spesso “manifestazioni, boicottaggi performativi, campagne social, rituali mediatici e azioni altamente teatralizzate”(ibidem) hanno scarsa efficacia concreta, vista la disparità delle forze in campo e il totale immobilismo delle istituzioni, non per questo gli sforzi degli attivisti vanno ridotti a ricerca “di appartenenza morale e visibilità identitaria” (ibidem).
Il palestinismo, come viene qui descritto, fa il paio con la definizione, entrata a far parte dell’immaginario comune, di Pro-pal attribuita a qualunque individuo che difenda i diritti del popolo palestinese.
Come sostiene Lavinia Marchetti (“Pro-Pal? Io preferisco No-Gen”; Substack, 7/8/2026 ) parlare di Pro-pal consente di etichettare chi esprime una protesta mentre “l’oggetto della questione , il genocidio in corso, scompare e rimane l’identità di chi denuncia”. Come ogni operazione di etichettatura anche questa “decide già una parte di ciò che si può pensare dell’oggetto nominato”…. “il Pro-Pal sarà molto di sinistra, senz’altro detesta Israele, sarà anche antisemita, forse indulgerà con Hamas.” (Marchetti op.cit. ).
Allo stesso modo attribuire alla Sinistra il concetto di palestinismo come ossessione, una ricerca identitaria quasi isterica della borghesia colta, trascura sia il contenuto contro cui si manifesta che le differenze di classe, cultura, etnia , religione dei manifestanti.
Anche ciò che l’articolo del professor Cantaro identifica come israelismo contemporaneo, “quello teocratico messianico che si è impadronito della politica e della società israeliana” con l’effetto di “una progressiva immunizzazione morale dello Stato Israeliano” , non è semplice fanatismo securitario “gemello siamese del palestinismo” , ma una ideologia storicamente presente già a fine ottocento nelle teorizzazioni sioniste e continuamente affiorante nelle scelte politiche della destra israeliana .
Razzismo ed apartheid, come base delle pratiche di colonialismo di insediamento, erano già state condannate nel 1975 quando l’ONU “stabilisce che il sionismo è una forma di razzismo e di discriminazione razziale”(G.Bonfanti “la questione Palestinese”1977 p.155) .
Senza dimenticare che, nonostante gli accordi di Oslo e il riconoscimento dello stato di Israele da parte palestinese nel 1993 , le avvisaglie di possibili evoluzioni genocidarie erano state rilevate negli anni successivi e che nel maggio 2023, ben prima del 7 ottobre, erano state inutilmente segnalate al Parlamento Europeo ( Rula Gebreal “Genocidio” 2025 p.81).
Condannare quanto il governo israeliano sta facendo , rimanendo vicini a quella parte, purtroppo sempre più minoritaria, di popolazione israeliana che difende i diritti della popolazione palestinese, oltre che ovviamente rivendicare il diritto all’esistenza ed alla piena sicurezza di Israele, non può ridursi ad attribuire quanto sta succedendo a semplice fanatismo.
Non è possibile neppure dimenticare che ben prima di questa ritorsione criminale Israele aveva violato oltre 40 risoluzioni Onu (Gebreal, p.79).
Anche risalire alla secolare persecuzione degli ebrei, in una assimilazione impropria tra ebraismo e stato di Israele, nel tentativo di tracciare un’eguale distribuzione di responsabilità tra le due popolazioni, non cambia la realtà di un governo che agisce da decenni violando il diritto internazionale nella totale impunità occidentale.
L’israelismo teocratico messianico non fa il paio con l’eventuale palestinismo ma si accompagna all’israelismo dei governi occidentali, nutrito dallo storico senso di colpa e da altrettanto storici legami geopolitici ed economici, ora anche di cybersecurezza.
E’ talmente evidente la sproporzione delle forze in campo, l’abbandono della popolazione palestinese anche da parte dei paesi arabi, lo scontro fra fazioni nell’impossibile ricerca di una entità statuale autonoma e la totale impunità concessa al governo israeliano, che più che una lotta tra il bene e il male sembra di assistere alla lotta di Davide contro Golia.
Sta forse in questo, oltre che nella sua resilienza , l’attuale popolarità del popolo palestinese e l’appoggio della Sinistra.
Ma per tornare a Bologna , città simbolo della sinistra italiana democratica e antifascista, il fatto che la sua Amministrazione scelga ancora oggi di esporre sul municipio un cartello che recita: “Fermate il governo di Israele” lungi dal rappresentare il tentativo del Sindaco di orientare l’opinione pubblica, o il suicidio della Sinistra che ha smesso di leggere la società, è segno a mio parere di un profondo senso di responsabilità di cui andare orgogliosi.
Una Sinistra che non si fa paladina di “un’ossessione che ha colonizzato l’immaginario, il palestinismo come simbolo assoluto, totemico della sofferenza” (Cantaro op.cit), ma che testimonia la gravità della situazione nell’hic et nunc mentre cerca di spingere il goveno e l’Europa ad intervenire per una giusta soluzione.
Non si tratta di fare dell’occupazione Israeliana “il prisma unico della giustizia” e della sofferenza palestinese “l’unica degna di responsabilità pubblica” (ibidem).
Se e’vero che “nessun conflitto ha il diritto alla centralità ideologica” (ibidem) è altrettanto vero che in questo momento questo conflitto riassume l’orrore di un genocidio in diretta, di un totale sovvertimento delle regole del diritto internazionale e degli organismi deputati a sostenerlo, di un rovesciamento della realtà per cui chi denuncia il crimine è criminalizzato e perseguitato per questo.
Il tutto nella totale collusione, spacciata per impotenza, delle istituzioni europee e italiane in primis che avrebbero, a differenza che in altri conflitti più remoti, tutte le carte per intervenire.
Che altro dovrebbe fare la Sinistra ( ed un suo amministratore sensibile) verso questa intollerabile collusione che è al tempo stesso compartecipazione al crimine e violazione delle regole che l’Europa si è data per prevenirlo?

