Dal completamento delle linee tranviarie al rilancio del Piano Urbano della Mobilità Sostenibile, passando per il Navile e il nuovo accordo sul Passante di Mezzo: Bologna si prepara a ridisegnare il modo in cui persone e merci attraversano la città.
Bologna è nel mezzo di una delle trasformazioni più significative della sua mobilità degli ultimi decenni. I cantieri che hanno modificato strade, piazze e interi quartieri raccontano una città che sta cercando di superare un modello di spostamento ancora fortemente condizionato dall’automobile privata, puntando su un sistema integrato di trasporto pubblico, ciclabilità, percorsi pedonali e riqualificazione dello spazio urbano.
Non si tratta soltanto di costruire nuove infrastrutture. La sfida è rendere possibile un modo diverso di vivere la città: raggiungere il lavoro senza dipendere dall’auto, collegare meglio le periferie al centro, facilitare gli spostamenti di studenti e anziani, ridurre l’inquinamento e restituire spazio alle persone. Una trasformazione complessa, che richiede investimenti importanti, una programmazione di lungo periodo e la capacità di tenere insieme le esigenze di chi si muove ogni giorno.
Il tram, il grande investimento che ridisegna Bologna
Il simbolo più evidente di questo cambiamento è la nuova rete tranviaria. Le linee Rossa e Verde rappresentano il primo passaggio concreto verso un sistema di trasporto pubblico urbano più strutturato, capace di servire assi strategici della città e di collegare aree residenziali, poli universitari, luoghi di lavoro, servizi e nodi di interscambio.
Il progetto non riguarda soltanto la posa dei binari. La realizzazione delle linee comporta il rifacimento di tratti stradali, l’adeguamento delle reti sotterranee, la riorganizzazione della circolazione e la sistemazione di piazze e marciapiedi. In molti punti, quindi, il tram diventa anche un’occasione per ripensare la qualità dello spazio pubblico.
Un investimento fondamentale riguarda il materiale rotabile. Nelle settembre 2026 è arrivato a Bologna il primo tram prodotto dalla spagnola CAF, e sono appena iniziate le prove tecniche prima dell’entrata in servizio. I veicoli previsti dal primo lotto potranno trasportare fino a 223 passeggeri nelle normali condizioni di carico, con spazi dedicati alle persone in sedia a rotelle. È un investimento che va letto in una prospettiva più ampia: il tram può aumentare la capacità di trasporto lungo le direttrici più frequentate e offrire un’alternativa competitiva all’automobile, ma la sua efficacia dipenderà anche dalla frequenza delle corse, dalla regolarità del servizio e dalla qualità dei collegamenti con autobus e ferrovia. Nell’autunno 2026, mentre proseguono le attività di finitura, iniziano a liberarsi alcuni tratti interessati dai cantieri e prendono forma le prove necessarie alla futura circolazione dei mezzi. Il passaggio successivo sarà completare le infrastrutture, verificare il funzionamento della rete e preparare l’avvio del servizio, previsto nel percorso di attuazione del progetto per il 2027.
Investimenti e prossimi passi: dalla costruzione al servizio
Per Bologna, la fase che si apre è decisiva quanto quella dei cantieri. Una volta realizzati i binari, infatti, occorre fare in modo che il nuovo sistema funzioni davvero come una rete e non come un’infrastruttura isolata. Uno dei passaggi più importanti è la riorganizzazione del trasporto pubblico su gomma. Nell’aprile 2026 il Comune ha avviato un percorso di ascolto nei quartieri per raccogliere osservazioni, esigenze e abitudini di spostamento in vista della futura integrazione tra autobus e tram. L’obiettivo è comprendere dove servano collegamenti diretti, quali linee vadano potenziate e come ridurre i tempi complessivi di viaggio.
Questo lavoro è essenziale perché il tram, da solo, non risolve tutte le necessità di mobilità. Per chi vive nelle zone meno vicine alle fermate, la qualità del servizio dipenderà dalla possibilità di raggiungere facilmente la rete principale attraverso autobus frequenti, percorsi pedonali sicuri, piste ciclabili e parcheggi di interscambio.
Accanto al trasporto pubblico, rimangono centrali gli investimenti sulla mobilità attiva: marciapiedi accessibili, attraversamenti sicuri, percorsi ciclabili continui e interventi di moderazione del traffico. L’esperienza delle zone scolastiche e dei progetti di urbanistica tattica dimostra come anche interventi relativamente circoscritti possano contribuire a cambiare il rapporto tra spazio stradale e vita quotidiana.
Nei prossimi mesi, la priorità sarà dunque duplice: portare avanti le ultime lavorazioni e le verifiche tecniche del tram, e contemporaneamente costruire il sistema di servizi che dovrà accompagnarne l’entrata in funzione. Il vero risultato non si misurerà soltanto in chilometri di binari posati, ma nella capacità di ridurre i tempi di percorrenza e rendere più semplice scegliere il trasporto pubblico.
Il PUMS: una strategia per tutta l’area metropolitana
A dare coerenza a questa trasformazione è il Piano Urbano della Mobilità Sostenibile (PUMS) della Città metropolitana di Bologna, approvato nel 2019 insieme al quadro di pianificazione comunale. Il Piano parte da un principio fondamentale: la mobilità non può essere affrontata esclusivamente entro i confini del capoluogo, perché gli spostamenti quotidiani coinvolgono un territorio molto più ampio. Il PUMS individua dieci strategie che comprendono il potenziamento del Servizio Ferroviario Metropolitano, lo sviluppo del tram, il rafforzamento del trasporto pubblico suburbano ed extraurbano, la promozione degli spostamenti a piedi e in bicicletta, una gestione più sostenibile della logistica e il coordinamento tra infrastrutture e trasformazioni urbanistiche. La prospettiva è quella di un sistema nel quale treno, tram e autobus siano parti complementari di un’unica rete. Un residente della pianura o dell’Appennino dovrebbe poter raggiungere Bologna e muoversi al suo interno senza essere costretto a utilizzare l’auto per ogni segmento del viaggio. Allo stesso tempo, chi vive in città dovrebbe poter raggiungere scuole, ospedali, luoghi di lavoro e servizi con collegamenti affidabili e accessibili. Nel febbraio 2026 la Città metropolitana ha avviato una nuova fase di rilancio del PUMS, con approfondimenti dedicati al trasporto pubblico metropolitano, alla mobilità attiva, alla logistica urbana, all’innovazione e alla pianificazione integrata. Il lavoro comprende anche l’aggiornamento del Biciplan e la raccolta di dati per valutare l’evoluzione degli spostamenti. L’obiettivo è arrivare a una sintesi strategica entro la primavera del 2027.Il PUMS, in definitiva, non è soltanto un documento tecnico: è la cornice attraverso cui Bologna può collegare le politiche dei trasporti agli obiettivi di riduzione delle emissioni, sicurezza stradale, accessibilità e qualità urbana.
Il Navile, dove la mobilità incontra la vita dei quartieri
Se il tram rappresenta la dimensione infrastrutturale della trasformazione, il Quartiere Navile ne mostra con particolare evidenza la ricaduta sul territorio. Un’area ampia e articolata, che comprende zone residenziali, zone produttive, poli scolastici, collegamenti con il centro e direttrici di accesso alla città, il Navile è interessato da interventi che intrecciano trasporto pubblico, viabilità, sicurezza e rigenerazione urbana. La Linea Verde attraversa quasi tutto il Quartiere, dalla Bolognina a Corticella, dove i lavori tranviari si intrecciano con quelli legati al nodo autostradale e alla viabilità. Il 30 settembre 2026 è stato posizionato il nuovo ponte tranviario sul canale Navile, un’opera significativa per la prosecuzione del tracciato verso nord. È un passaggio concreto che rende visibile la progressiva trasformazione di questa parte della città.
Ma la mobilità del quartiere non si esaurisce nei binari. Il tema riguarda anche la possibilità di raggiungere le fermate in sicurezza, attraversare le strade, muoversi in bicicletta e vivere gli spazi pubblici senza che il traffico di attraversamento comprometta la qualità degli ambienti residenziali. Un esempio è la nuova zona residenziale scolastica intorno al Parco Grosso, attiva dal luglio 2026, che introduce una sperimentazione a 20 chilometri orari e interventi diffusi lungo i percorsi frequentati dalle bambine e dai bambini. Il progetto nasce dal confronto con la comunità scolastica e punta a rendere più sicuri gli spostamenti a piedi e in bicicletta. Anche la prospettiva di rigenerazione urbana, come dimostra il progetto Arcipelago Navile, solleva una questione centrale: quando nuove aree vengono trasformate e arrivano nuovi residenti, la rete dei trasporti, i servizi e gli spazi verdi devono essere in grado di accompagnare lo sviluppo. La sfida per il Navile è quindi evitare che il miglioramento delle infrastrutture produca benefici soltanto per chi attraversa il quartiere. Il risultato più importante sarà una maggiore accessibilità per chi ci abita, studia e lavora, con collegamenti più efficienti e una migliore qualità dello spazio urbano.
Il nuovo accordo sul Passante di Mezzo: un equilibrio ancora da verificare
Un altro passaggio importante per il futuro della mobilità bolognese è il protocollo d’intesa sul nodo autostradale, sottoscritto il 23 luglio 2026 da Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, Regione Emilia-Romagna, Comune di Bologna e Autostrade per l’Italia. L’accordo, che riguarda un programma complessivo di interventi da circa 2,5 miliardi di euro, punta a sbloccare una vicenda infrastrutturale discussa da anni. Tra gli elementi centrali figura una nuova configurazione basata sulla corsia dinamica, con l’obiettivo dichiarato di migliorare la gestione dei flussi nei momenti di maggiore congestione limitando il consumo aggiuntivo di suolo rispetto alle ipotesi di ampliamento tradizionale. Il protocollo comprende anche interventi sulla rete stradale collegata al nodo, opere sui ponti di San Donnino (che consentirà alla Linea Rossa di raggiungere il Quartiere Pilastro) e sul Reno, adeguamenti della viabilità e interventi ambientali e di ricucitura territoriale. Secondo il cronoprogramma annunciato, i primi lavori sono attesi nel 2027. Il nuovo accordo rappresenta un compromesso tra esigenze differenti. Da un lato, c’è la necessità di gestire una delle aree più congestionate della rete stradale regionale, attraversata da traffico locale, pendolare e di lunga percorrenza. Dall’altro, ci sono la tutela del territorio, la riduzione degli impatti ambientali e la richiesta di non sacrificare ulteriormente gli spazi urbani e agricoli.
È importante, tuttavia, non confondere il potenziamento della rete autostradale con una politica di mobilità sostenibile nel suo complesso. Migliorare la fluidità del traffico può rispondere a problemi reali, ma non sostituisce gli investimenti necessari per offrire alternative efficaci all’auto privata. Saranno quindi decisive la qualità delle opere di mitigazione, la realizzazione delle connessioni promesse e la capacità di coordinare il Passante con la nuova rete tranviaria e con il trasporto pubblico metropolitano. Per il Navile, dove le infrastrutture del trasporto pubblico e quelle stradali si incontrano, questo coordinamento sarà particolarmente importante. Le opere dovranno essere valutate anche in base alla loro capacità di ridurre le barriere, migliorare i collegamenti locali e contenere gli impatti sulle comunità residenti.
Una trasformazione da misurare sulla vita quotidiana
Bologna sta investendo su più fronti: tram, autobus, ciclabilità, sicurezza stradale, rigenerazione urbana e riassetto delle grandi infrastrutture. Il PUMS offre una visione d’insieme, mentre i cantieri e gli accordi istituzionali ne rappresentano i passaggi operativi. Il 2027 si profila come un anno importante, con l’obiettivo di portare il tram verso il servizio e di avviare le prime opere previste dal nuovo accordo sul nodo autostradale.
Resta però una domanda decisiva: quanto cambierà concretamente la vita di chi si sposta ogni giorno?
La risposta dipenderà dalla continuità degli investimenti, dall’integrazione tra i diversi mezzi, dalla sostenibilità economica del servizio e dalla capacità di ascoltare le esigenze dei quartieri. Una rete efficiente non si costruisce soltanto collegando i grandi poli urbani, ma garantendo anche a chi vive nelle aree periferiche di raggiungere facilmente una fermata, una scuola, un luogo di lavoro o un servizio sanitario. La vera misura del cambiamento sarà il tempo risparmiato, la sicurezza guadagnata, l’inquinamento evitato e la libertà di scegliere come muoversi. Se saprà tenere insieme infrastrutture, servizi e qualità urbana, Bologna potrà trasformare la stagione dei cantieri in un nuovo modello di accessibilità per l’intera area metropolitana.

