Nella periferia orientale di Napoli, da oltre due secoli,ogni anno a Ponticelli si ripete la popolare “festa del Carro”, in onore della locale protettrice, la Madonna della Neve. Una sufficiente ricostruzione storica è stata fatta in passato (Nicodemo); più di recente da apperezzati studiosi come Giorgio Mancini e Antonio Borrelli.
La festa cade nella domenica successiva al 5 agosto (festa liturgica, in ricordo del miracolo che consentì la nascita, a Roma, della Basilica detta di S. Maria Maggiore o della Madonna della Neve). Quest’anno c’è stata domenica 9 agosto, con la tradizionale partecipazione popolare e innumerevoli riprese video, tramesse in tempo reale a parenti ed amici impossibilitati a partecipare.
Tempo fa, d’accordo anche il parroco pro tempore, Don Ciro Cocozza – cui va il merito di aver restaurato la Basilica Pontificia intitolata a Maria SS. della Neve, arricchendola anche di preziose porte di bronzo – feci una proposta: avviare la pratica, complessa ed impegnativa, per il riconoscimento UNESCO come patrimonio immateriale dell’Umanità della piramidale ed alta macchina da festa in legno – denominata a Ponticelli “Carro della Madonna”- e della relativa processione.
Proprio come di recente è stato fatto, e con successo, a Nola, con i più famosi “Gigli” ed a Palermo con il Carro di Santa Rosalia, una maestosa struttura a forma di grande barca barocca, giunta ad oltre 400 edizioni.
Il “Carro” di Ponticelli, una piramide di legno troncata in alto per permettere di collocare, su un’apposita base di legno, la statua della Madonna (diversa da quella cinquecentesca, che rimane nel Santuario), è simile ai Gigli di Nola per altezza, ma è molto meno leggero. Sudano, infatti, non poco i “portatori del Carro” nel trasportarlo, nel caldo mese di agosto, attraverso le strade del quartiere Ponticelli, una volta Comune socialista autonomo, aggregato a Napoli dal fascismo insieme con tanti altri ex Comuni della fascia vesuviana ed a nord del capoluogo.
La pesante struttura del Carro, per il notevole peso delle assi di legno, che lo sorreggono e formano la piramide troncata (coperte da scene bibliche su pannelli di cartapesta colorati, quest’anno realizzate da artisti napoletani in ricordo del Centenario francescano), richiede per il trasporto un numero elevato di uomini e, da qualche anno, in zone limitate, anche di donne.
I “portatori” del Carro devono avanzare lentamente, uno vicino all’altro, strisciando con i piedi per terra e cercando, con ogni sforzo, di mantenerlo in equilibrio. Non è foriera di eventi positivi un’eventuale caduta della Madonna dal Carro, episodio registratosi raramente e pare più per avverse condizioni atmosferiche.
Molto dipende certamente da una caratteristica figura, quella del Mast’ ‘e fest, la guida cioè, il capo dei “portatori del Carro”, che grida ordini precisi e perentori per coordinarne le azioni nelle soste, nell’alzata e nella “posa” del Carro.
E’ vera fede o solo folklore popolare e religioso? Oltre 50 anni fa un gruppo di giovani aderenti alla locale Comunità cristiana di base coraggiosamente scrisse e diffuse un volantino in cui si evidenziavano limiti e carenze di quella festa religiosa e popolare. La festa è comunque un patrimonio di una rispettabile tradizione e di una cultura contadina materiale ed immateriale, che meritano di essere conservate. Forse al riguardo servirà un impegno maggiore di quello profuso finora da parte dei parroci e degli studiosi, che hanno la non leggera responsabilità di preparare l’ampia documentazione necessaria per il riconoscimento UNESCO!
Senz’altro è cambiato il “popolo” che accompagna il Carro con la Madonna per le strade del quartiere. Non so quanto sia cambiato il clero, che precede e accompagna per tutto il giorno il “Carro” in processione. Oggi ai vecchi e devoti abitanti, in maggioranza operai, contadini, impiegati e pochi professionisti, sono subentrati, anche tra i “portatori del Carro”, molti sottoproletari, che hanno avuto in assegnazione case dela Ricostruzione postsismica ed anche le donne. In questi ultimi decenni va pure detto che è stata fatta dai parroci un’opera attenta di sdoganamento di certe pratiche o atteggiamenti più superstiziosi che altro. In ogni caso, diversamente dai Gigli di Nola (e di quelli della vicina Barra), sul Carro di Ponticelli ed intorno ad esso non si balla né si cantano canzoni profane. Ad ogni sosta il popolo circostante viene invitato a pregare e/o a cantare inni religiosi. E quando passa la Madonna sul Carro davanti alle varie abitazioni è naturale sentire sempre, anche da parte di persone meno religiose, invocazioni e preghiere per sé e per le famiglie.


