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Disarmare l’AI

Commento alla lettura dell’enciclica “Magnifica humanitas”.

Ho acquistato il testo cartaceo dell’enciclica in una grande libreria di un centro commerciale. Era in testa alle vendite, in due edizioni diverse, e si trovava anche di fianco alla cassa. Non ricordo un’altra enciclica che abbia avuto così successo.

Il testo risponde a bisogni profondi, alla ricerca di senso, al tentativo di comprendere cosa sta avvenendo così rapidamente sotto i nostri occhi, alla speranza che sia possibile orientare questa straordinaria innovazione al bene. Va letta.

Il senso profondo è nel sotto titolo “lettera enciclica sulla custodia della persona umana nel tempo dell’intelligenza artificiale”. Si custodisce ciò che è importante e si rischia di perdere.

Alternando allarmi a speranze denuncia con un coraggio ormai raro i limiti dell’IA, la proprietà che si fa potere opaco e senza regole, la riduzione dell’umano a strumento o a cliente, la denuncia della nuova schiavitù e il rifiuto della democrazia che è insito nelle modalità di crescita dello strumento. La trasformazione tecnologica si fa modificazione antropologica. Occorre quindi provare a guidarla secondo un “umanesimo cristiano” fondato sull’interdipendenza, sulla prevalenza dell’umano, e quindi sul rispetto delle culture e delle differenze. Una “ecologia integrale” la chiama il papa. “Il compito oggi non è solo etico o tecnico è ecologico nel senso più radicale perché chiama in causa una nuova dimensione della casa comune, l’intelligenza artificiale è già l’ambiente in cui siamo immersi e potere con cui dobbiamo fare i conti, per questo non basta regolarla va disarmata e resa ospitale”.

L’enciclica sorprende per l’attenzione alla dimensione sociale, per la lettura d’insieme di quanto avviene, per l’attenzione alla uguaglianza dei diritti, alla dignità del lavoro. Non intendo collocare il papa nella sinistra storica. Noto che lo sguardo globale, la critica al capitalismo tecnologico, e l’ancoraggio ai valori e alla tutela dell’umano è assai più di quanto la sinistra mondiale sia ora capace di esprimere.

Con forza chiede di disarmare l’IA. “Disarmare vuol dire rompere l’equivalenza tra potenza tecnica e diritto di governare, disarmare non significa rinunciare alla tecnologia ma impedirle di dominare l’umano, significa sottrarla ai monopoli, renderla discutibile contestabile e quindi abitabile restituendola la pluralità delle culture umane e delle forme di vita.” Non si tratta di chiedere più morale se questa morale è quella definita dai padroni della IA diventando l’infrastruttura invisibile del sistema, piuttosto dobbiamo avere il coraggio di imporre la discussione democratica del codice etico.

Disarmare l’IA implica il non sottrarsi alla responsabilità personale.” Ogni tecnologia che rende più facile colpire senza vedere il volto dell’altro abbassa la soglia morale del conflitto” quanto ci appaiono ora vere queste parole dopo aver visto il film “Naza”!

L’IA ci appare immateriale, ma essa comporta una filiera fisica fatta di microprocessori, fonderie, energia, raccolta di dati, data center, materie rare, lavoratori. Ci sono proprietà e proprietari, enormi risorse finanziarie. Ci sono responsabilità umane, anche se mascherate o negate. Chi ha deciso l’algoritmo in base al quale vengo selezionato al lavoro, valutato, ottengo un mutuo, accedo a un servizio? L’algoritmo mi viene opposto come inamovibile e intrinsecamente equo mentre crea nuovi sconfitti e nuovi poveri.

In questi giorni, fine settembre 2026, Trump e Xi Pin hanno condiviso la proposta di usare la parola “Super intelligence” nei documenti ufficiali invece che intelligenza artificiale. Non si tratta del solito vizio trumpiano di ribattezzare ogni luogo. È un altro passo per fare della IA un soggetto autonomo, per antropizzarla, darle una personalità, persino personalità giuridica. Sbaglia e sfugge ai controlli? Colpa sua, non della società padrone né dei governi. La stessa scusa dei soldati di Naza.

A questo si oppone l’utopia umanistica del papa Leone, che propone un governo democratico delle tecnologie che renda visibile il potere e riconosca capacità decisionale a persone e comunità.

Prima che sia troppo tardi. Perché nel frattempo l’IA è entrata nelle nostre case e nelle nostre teste. C’è una affermazione vera e terribile nell’enciclica “ogni tecnologia educa chi la utilizza”. Già ora gli insegnanti fanno i conti con modificazioni profonde nelle modalità di apprendimento, segnalano la difficoltà di far ragionare autonomamente, notano la prevalenza del video sulla parola e sulla lettura, senza parlare poi delle difficoltà psicologiche e relazionali. Cosa ci attende? Forse solo imparare il digiuno è una strada per educare.

Non si pensi però che l’enciclica non si rivolga in primo luogo ai cattolici, o rinunci alla prospettiva di fede. I primi due capitoli in particolare sono un breve catechismo che riassume, documento dopo ,documento la dottrina sociale della chiesa a partire dalla Rerum Novarum (di Papa Leone XIII promulgata il 15 maggio 1891).

Importante il rilievo dato alla Gaudium et Spes la costituzione del Concilio Vaticano II (1966) “in realtà essa scaturisce da una Chiesa che cammina con l’umanità, riconosce l’autonomia delle realtà terrene e la distinzione tra comunità ecclesiale e comunità politica, e proprio per questo ambisce a servire il bene comune “. La separazione tra Stato e Chiesa è in questi nostri tempi messa in discussione. Si pensi alle preghiere alla Casa Bianca o a Putin alla messa ortodossa. In questa epoca di ripresa dei nazionalismi l’uso della religione a fini politici è sempre più frequente e ad essa troppe chiese si prestano.

E così il papa americano rende chiaro il suo pensiero in primis ai cattolici americani, radica la sua predicazione sul concilio Vaticano II e con l’esplicito richiamo nella scelta del nome (Leone XIV) mantiene la Chiesa dentro la storia a servizio della dignità di ognuno.

Bene comune, destinazione universale dei beni, sussidiarietà democratica, giustizia, solidarietà. I concetti chiave della dottrina sociale della Chiesa sono offerti alla riflessione di tutti. Nel vuoto attuale mi sembra l’unica proposta.