Nata nel 2002 sotto l’impulso del Gruppo Piccoli Editori dell’AIE (Associazione Italiana Editori), la fiera “Più libri più liberi” si pone l’obiettivo di offrire alle piccole e medie case editrici uno spazio nel quale esporre le novità del proprio catalogo, organizzare incontri, panel, discussioni e spettacoli e collaborare le une con le altre stringendo nuovi legami. La forza della fiera, tenutasi quest’anno dal 4 all’8 dicembre 2025 a Roma nel centro congressi La Nuvola, sta proprio nella quantità e nella qualità degli eventi organizzati dalle case editrici. Eventi per nulla marginali, che spaziano dall’incontro con gli autori alle discussioni tematiche sui più svariati argomenti, anche su quelli più critici e divisivi la cui analisi è ormai diventata inderogabile: il genocidio di palestinesi a Gaza, la crisi climatica, la guerra russo-ucraina e, in generale, i piani e gli interventi di Donald Trump e degli altri capi di stato sullo scacchiere internazionale.
Un po’ di numeri
Quest’anno gli espositori erano più di 600, divisi fra oltre 560 piccoli e medi editori indipendenti e una quarantina di stand “istituzionali”. 17 le sale nelle quali si sono svolti i panel, i collettivi, i dibattiti, gli spettacoli o i laboratori per i più piccoli, sale che hanno ospitato più di 1800 relatori, per un totale di circa 750 incontri. Complessivamente infatti, “Più libri più liberi” è cresciuta sempre più, soprattutto negli ultimi tre anni sotto la direzione della scrittrice Chiara Valerio, che per il 2025 ha scelto come leitmotiv della Fiera “Ragioni e sentimenti”. L’espressione, presa in prestito da Jane Austen, ha enfatizzato proprio i due fulcri intorno ai quali si sono sviluppate le principali direttrici tematiche: fra i titoli degli incontri più importanti figuravano infatti Le ragioni e i sentimenti dal mondo, Le ragioni della pace, Il sentimento del passato, Le ragioni e i sentimenti delle donne, Le ragioni dell’attualità, le ragioni degli adolescenti, Extra ragioni – Extra sentimenti, ecc. Certo, il numero complessivo dei visitatori ha subito una leggera flessione rispetto agli anni passati, soprattutto rispetto al record del 2023 (oltre 115.000 presenze), ma le interazioni sui social, gli scambi in loco e le occasioni create dalla Fiera sono state molteplici e proficue.
La protesta degli editori
Balzata agli onori della cronaca fin da inizio dicembre a causa della scelta degli organizzatori di far partecipare la casa editrice Passaggio al bosco fra gli espositori, casa editrice nota per un catalogo incentrato sull’esaltazione di alcune figure e posizioni nazifasciste e antisemite, Più libri più liberi ha creato quest’anno, ancor prima di iniziare, un fervido dibattito. Questo dibattito ha dato vita a un appello rivolto all’Associazione Italiana Editori firmato, tra gli altri, da Antonio Scurati, Zerocalcare, Alessandro Barbero, Carlo Ginzburg; alcuni, fra gli intellettuali firmatari, hanno anche scelto di ritirare la loro partecipazione alla fiera in segno di protesta. Secondo molti editori infatti, Passaggio al bosco non rispettava l’Articolo 24 del regolamento di partecipazione alla Fiera, norma per cui tutti gli espositori devono aderire «a tutti i valori espressi nella Costituzione Italiana, nella Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea e nella Dichiarazione universale dei diritti umani ed in particolare a quelli relativi alla tutela della libertà di pensiero, di stampa, di rispetto della dignità umana»[1]. Altri espositori e intellettuali hanno scelto invece di partecipare e condividere lo spazio con Passaggio al bosco, difendendo la scelta dell’AIE proprio perché secondo loro è nella varietà che si manifestano le democratiche libertà di scelta, di opinione e di espressione.
La storia al contrario
Particolarmente interessante nell’ambito di questo dibattito si è dimostrato il panel, curato da Salerno Editrice, intitolato Papesse, antipapi e nani: la storia e il suo contrario che consisteva nella presentazione dell’ultimo libro di Tommaso Di Carpegna Falconieri, docente di Storia medievale all’Università di Urbino. Il libro ha l’obiettivo di presentarsi come libro di metodo, metodo storico, il metodo di ricerca e di verifica dell’autenticità delle fonti. Un metodo che porta lo storico a muoversi spesso in acque torbide e a fare, come si scrive nel libro in questione, «archeologia dei testi» e «archeologia delle parole» per trovare una scintilla di verità, la verità della storia. Come ha evidenziato la storica Beatrice Del Bo durante l’incontro infatti, lo storico attraverso questo metodo riesce a scendere in profondità, a grattare sotto la patina di quelle che oggi definiamo “narrazioni” per andare a ricostruire i fatti.
Nel testo si spazia dal Medioevo alla nostra epoca, riportando esempi di quelle che oggi definiremmo fake news ma che, proprio come le fake news, sono falsità che però hanno effetti e conseguenze nel mondo reale (si consiglia, per approfondire quest’aspetto, la lettura di Lee McIntyre, Post-verità). Si passa dall’esempio dei Sette nani di Biancaneve, che secondo una falsa narrazione sarebbero gli antichi Romani visti con gli occhi dei Germani (sono infatti bassi, di carnagione olivastra, barbuti e abili lavoratori e costruttori), all’esempio della Papessa Giovanna, leggenda medievale resa celebre dal film di Michael Anderson su una donna mascheratasi da uomo, fervente religiosa e riformatrice della chiesa, tanto brava a camuffare la sua natura da essere riuscita addirittura a farsi eleggere papa. Spaziando fra gli esempi di “storia al contrario” delle varie epoche si è arrivati poi a citare, durante il panel, quelli più vicini alla nostra epoca, come, per citarne alcuni, certi libri che riscriverebbero la storia antica in chiave russa, ambientando nel Baltico e nella nazione in generale l’Iliade, l’Odissea, la civiltà micenea e anche le vicende della storia romana.
Insomma, il panel sulla “Storia e il suo contrario” serve proprio a porci di nuovo la stessa identica domanda: è più giusto dare spazio a tutti, perseguendo il democratico principio della libertà di parola, espressione e opinione o è più giusto, sempre operando all’interno dei valori democratici, creare un recinto, una sorta di spazio circoscritto da regole che limiti in qualche modo la produzione di fake news e contro narrazioni basate su false fonti costruite ad hoc per lo scopo o su fonti reali volutamente mal interpretate? Fornire una risposta definitiva alla questione non è facile, forse sarebbe quasi preferibile seguire una terza via, quella che tenta Di Carpegna Falconieri nel suo libro. Dando per assodato un mondo in cui è sempre più difficile distinguere la verità dalla costruzione, la terza via è quella di educare alla ricerca, all’approfondimento, all’analisi lenta e ragionata, spronare il lettore all’archeologia dei fatti; un intento dichiarato fin dall’esergo del libro di Di Carpegna Falconieri, dedicato proprio “a te che cerchi. Come me”.
[1] cfr l’articolo de «il Fatto Quotidiano», disponibile al link https://www.ilfattoquotidiano.it/2025/12/02/fuori-da-piu-libri-piu-liberi-lo-stand-delleditore-che-esalta-figure-nazifasciste-e-antisemite-da-barbero-a-zerocalcare-in-80-firmano-lappello/8214910/

