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Recensione a Tahereh, il Tesoro nascosto

“Tahereh. Il Tesoro nascosto. Le poesie della prima donna iraniana che sfidò le autorità religiose” è il titolo del volume edito da Editoriale Jouvence nel 2023 a cura di Julio Savi e Faezeh Mardani, traduttori italiani delle poesie.

Durante la conferenza “Oltre il velo, il rumore del vento. Dal canto poetico di Tahereh alla voce delle donne nell’Iran contemporaneo” svolta alla Biblioteca Universitaria di Genova il 7 novembre 2025, la professoressa Faezeh Mardani – docente di Lingua e letteratura moderna e contemporanea all’Università di Bologna – ha raccontato la storia di Tahereh. 

L’uditorio silenzioso e assorto che gremiva l’aula l’ascoltava. Mi ha affascinato il tono garbato della sua esposizione, intensa e partecipata. Con il suo sorriso, tra le pause sospese della narrazione, ci ha trasportati in un’atmosfera da favola orientale. Dopo di lei io dovevo intervenire sulla violazione dei diritti delle donne nell’Iran contemporaneo.

Tahereh, soprannominata Qurratu’l-’Ayn,[1] è il nome della poetessa iraniana nata attorno al 1817 a Qazwīn, in Iran nord-occidentale, ex capitale dell’impero persiano safavide. Venne definita “donna di grande talento, con la visione di un mistico e le aspirazioni di un visionario[2]” “…precorritrice della lunga schiera delle combattenti per l’emancipazione della donna”[3].

Nelle prime pagine del volume, i curatori spiegano che la poetessa era molto popolare nella seconda metà dell’Ottocento, prima che in Iran i detrattori della Fede che lei abbracciò, sfociata nella Fede bahá’í, la mettessero in ombra e la diffamassero. L’interesse nei suoi confronti si è ravvivato in questi ultimi anni, in Occidente, e sono state pubblicate varie opere  soprattutto in inglese.[4]

Tahereh si è battuta per i diritti delle donne, ha vissuto con partecipazione la storia del suo Paese. Nelle sue poesie si trovano riferimenti ad un percorso mistico e spirituale di intense e luminose realizzazioni.

Molto bella e intelligente, amava lo studio e superò brillantemente gli studi di teologia, giurisprudenza, scienze letterarie[5]. Conosceva bene il Corano, l’arabo, il turco. Si sposò tredicenne con un cugino, ebbe due figli e una figlia. Sostenne prima la Scuola Shaykhí, di orientamento eterodosso, con visione millenaristica e interpretazione metaforica dei testi sacri; divenne poi ardente sostenitrice della nuova religione fondata da Siyyid `Alí Muḥammad detto il Báb (1819-1850), chiamata Babismo dagli occidentali. Religione indipendente, movimento rivoluzionario per alcuni, il Babismo raccomanda una vita virtuosa prescritta dal Corano. Rifiuta le leggi religiose e sociali che giudica superate, come la condizione delle donne, dei bambini, degli schiavi e dei non musulmani. Contro l’oppressione del popolo e la tirannia dei governanti, afferma la parità di diritti tra uomini e donne e l’educazione universale.[6]

Verso la fine del 1843 Tahereh si recò a Karbalā’  per incontrare Siyyid Kāẓim. Il suo comportamento anticonformista generò scandalo. Il clero protestava. Il governatore di Bagdad la considerava innocente, ma nel 1847 da Costantinopoli un decreto del Sultano le ordinava di lasciare il territorio turco. Tornò in Iran, sempre ammirata dalle folle ma non dai centri di potere, nella sua città natale. Rifiutando di tornare dal marito, che la ripudiò, e prigioniera nella casa del padre, riuscì a fuggire a Teheran dove fu ospite di Bahá’u’lláh, fondatore della Fede bahá’í.

Era la fine di giugno del 1948, quando durante un incontro con i discepoli del Bab nel borgo di Badasht, Tahereh si presentò a viso scoperto[7] per dimostrare in pratica una diversa posizione della donna.

Fu trasferita a Teheran nel 1850 con l’ accusa di omicidio dello zio-suocero e segregata nella residenza del sindaco per due anni. Il 15 agosto 1852 ci fu un attentato contro la vita dello Scià e si scatenarono persecuzioni contro i seguaci del Báb. Una notte Tahereh fu condotta nei giardini Ikhani di Teheran, soffocata col suo velo e gettata in un pozzo. Secondo un autorevole testo storico della Fede bahá’í prima di morire disse: “Potete anche uccidermi, se volete, ma non fermerete l’emancipazione della donna”[8].

Susan Stiles Maneck, docente di storia alla Jakson State University nel Mississippi, individua tra i temi delle poesie di Tahereh sia l’amore estatico per Dio che la Sua manifestazione, i massimi maestri spirituali dell’umanità, la sofferenza e il martirio, le attese apocalittiche di rinnovamento dell’ordine sociale e la sua ostilità verso il clero tradizionale[9].

L’esperienza rivelatrice per la poetessa iraniana fu il suo incontro con Siyyid `Alí Muḥammad, fondatore della Fede bahá’í, il maestro “che le ha fatto intravedere l’avvento di un nuovo giorno”[10] in cui la tirannia sarà sconfitta, e al conflittosuccederà l’amore, alla falsità la sincerità e la spiritualità. Il Profeta è colui che è inviato di Dio, ne irradia la Luce e lo splendore.

Gli “Inviati di Dio” periodicamente si incarnano sulla Terra per far progredire spiritualmente l’umanità. Tahereh

riconosce nella storia Abramo, Mosè, Gesù, Muhammad. E infine Siyyid `Alí Muḥammad e Bahá’u’lláh, da lei personalmente  incontrati. 

Da suono di passi che odo lontani

sono tutta sconvolta d’un tratto.

Lo riconosco è Lui,

che incede Grazioso.[11]                                                          

Sulla Terra l’Inviato di Dio è in missione. Mette in contatto l’umano con il Divino, lo eleva a più alti livelli di Coscienza rispetto a quella ordinaria in cui viviamo. Il profeta squarcia il velo dell’oscurità per anticipare la conoscenza diretta del Supremo. L’essere umano ha questa opportunità. “L’uomo è una persona, cioè una sostanza pensante e libera, essenzialmente simile a Dio”[12].

Le poesie di Tahereh si aprono ad una dimensione metafisica. Preziose esperienze vissute tradotte in versi di straordinaria intensità, bellezza e purezza spirituale. Illuminazioni.

Nel Glorioso sfolgorio del Sole, anime innamorate,

pulviscolo danzante nella brama del Suo Volto.[13]

 Al “Tesoro nascosto” l’inviato di Dio arriverà in nuovo Giorno.                          

È un nuovo Giorno. Dal Sole della Realtà fulgori,

dalle antiche Scritture fervore di rinnovamento,

Per l’adempiuta promessa del Promesso, in verità,

per il mistero ora disvelato, a Dio si renda grazie.

………………………………………………………..                              

O sussistente Iddio, ciò che per Te

Egli in futuro compirà già ora io vedo.

Al Tesoro nascosto arriverà,

da quel limpido calice liberà.

O Dio, mio porto sicuro, mio Amato,

aiuta questa languente ancella ripudiata.

Per questa Santa Aurora, a Te sia resa Lode!

Per questa inverata verità, Ti siano rese grazie,

perché secondo verità apparve

ciò che nel mistero era rimasto avvolto

di purezza e salvazione scritturali arcani

il Giorno promesso fra squarci nel cielo.

Dal Roveto un risonante grido!

Braci roventi da un’ardente fiamma!

Con queste lingue di fuoco

le genti dell’inganno annienta!

All’apparire della verità inverata,

venne il Signore e l’effimero distrusse.[14]                                                         


[1] Tahereh Il Tesoro nascosto Le poesie della prima donna iraniana che sfidò le autorità religiose a cura di Julio Savi e Faezeh Mardani. Editoriale Jouvence 2023 p. 14.

“Si mise in contatto epistolare con Siyyid Kāẓim Rashtī (1793-1843) guida della Scuola Shaykhí che la soprannominò Qurratu’l-Ayn, appellativo di origine coranica che significa “consolazione o frescura degli occhi””.

[2] Op. cit. p. 11 A. Amanat, Resurrection and Renewal: The Making of the Babi Movement in Iran, 1844-1850, Cornell University Press, Ithaca-London 1989, p. 295.

[3] Op cit. p. 11 nota 2 A. Bausani, Persia religiosa da Zaratustra a Bahâ’u’llâh, Il Saggiatore, Milano 1959, p 471.

[4] Op.cit. p. 24.

[5] Op cit. p. 12 nota 4 ‘Abdu’l-Bahá, Testimonianze di fedeltà, Casa Editrice Bahá’í, Roma 1999, p.174.

[6] Op. cit. p. 15.

[7] Op. cit p. 20.

[8] Op. cit. p. 23 nota 20 S. Effendi, Dio passa nel mondo, Casa Editrice Bahá’í, Roma 2004, p.75.

[9] Op. cit. pp. 25 e 26 “Questi forti temi anticlericali e rivoluzionari  della sua poesia non hanno precedenti nella poesia iraniana, primadella produzione di letteratura durante durante la rivoluzione costituzionale cinquant’anni dopo. 27”.

[10] Op. cit. p. 26.

[11] Op. cit. p 27.

[12] Giuseppe Giliberti Introduzione storica ai diritti umani, G. Giappichelli Editore-Torino p. 54 “La teologia cristiana, come quella ebraica e quella islamica, ricava l’umana dignitas dal fatto che “l’uomo è una persona, cioè una sostanza pensante e libera, essenzialmente simile a Dio nota 57. August., De civ. Dei, 2.29 2. Cfr. il Catechismo della Chiesa cattolica. Compendio, Città del Vaticano 2005, 103: “La dignità della persona umana si radica nella creazione ad immagine e somiglianza di Dio”.

[13] Nel glorioso sfolgorio del Sole Op. cit. p. 37.

[14] Il nuovo Giorno Op. cit. p. 89.

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