1.Premessa
L’arrivo di migranti attraverso canali irregolari è da tempo uno dei perni del dibattito politico non solo in Europa ma anche oltre Atlantico, per le ricadute che ha essenzialmente sull’ordine pubblico e sul tessuto sociale. Sempre più le prese di posizione dei governi di destra guardano ai respingimenti come la soluzione ideale. In questo solco ideologico l’Italia richiede alla propria marina militare non solo di pattugliare il Mediterraneo ma anche di impedire lo sbarco sulle coste ai navigli delle organizzazioni umanitarie. Una nefasta conseguenza di tale approccio concerne non solo l’assoluta libertà lasciata alle guardie costiere di Libia, Tunisia e Marocco di contrastare le navi di salvataggio delle ONG ma soprattutto di non impedire nuovi naufragi. Secondo l’Organizzazione Internazionale della Migrazione delle Nazioni Unite quest’anno nel Mediterraneo sono morti annegati almeno 500 migranti ed altrettanti risultano dispersi per l’affondamento dei barconi su cui navigavano.
2.Quantificazione del fenomeno
Basandoci sulle statistiche fornite dall’Agenzia della guardia di frontiera e costiera (Frontex), inaugurata il 6 ottobre 2016 per volere della Commissione europea e con lo scopo di migliorare la capacità dei paesi dell’UE di gestire la sicurezza delle frontiere esterne della UE, si ottiene una mappa delle diverse rotte di passaggio. Nel periodo gennaio-ottobre 2025 le principali “vie” di migrazione con i relativi flussi erano:
- Mediterraneo centrale che “congiunge” la Tunisia e la Libia all’Italia e Malta con 58.822 attraversamenti illegali;
- Mediterraneo orientale che è la via di migrazione dalla Turchia verso Cipro e la Grecia per mare e la Bulgaria via terra con 42.250 passaggi;
- Mediterraneo occidentale che “lega” i paesi del Nord-Africa prevalentemente alla Francia (14.387 attraversamenti);
- Atlantico occidentale che comprende le persone che fuggono dal Marocco e dalla Mauritania verso il territorio spagnolo (Isole Canarie e continente). Vi sono stati 16.321 passaggi.
Nel complesso si è registrato un decremento, rispetto ai primi 10 mesi del 2024, del 22% che fa seguito ad un calo del 38% degli attraversamenti irregolari in tutto il 2024. Ciò ha fatto plaudire tutti i governi di destra in Europa sostenendo che in tal modo si è salvaguardata la sicurezza nazionale e la coesione sociale. Principalmente tale contrazione è dovuta agli accordi stipulati dalla UE o dai suoi singoli stati con i paesi di transito della migrazione (ad esempio Egitto, Libia, Tunisia, Turchia) che dietro grandi somme di aiuti ed investimento hanno “bloccato” i migranti ma li hanno anche sottoposti a condizioni di detenzione brutali. Inoltre questi paesi usano la loro abilità di aprire e chiudere il flusso migratorio come mezzo di pressione sull’Unione Europea per ottenere maggiori fondi.
3. Scomposizione dei diversi aspetti
Il fenomeno si presta ad essere analizzato sotto diversi profili:
– umanitario (tutelando coloro che richiedono asilo perché perseguitati nel loro paese o a seguito di una calamità naturale);
-sociale (garantendo l’inserimento dignitoso ed adeguato nella società nel rispetto dell’ordine pubblico);
-istituzionale (riformando il sistema europeo comune di asilo, rifuggendo da contratti “disumani” quali quello tra l’Italia e la Libia o tra Malta e la Libia ed attuando una gestione comune dei flussi migratori tra le istituzioni europee ed il paese di accoglimento dei migranti).
3.1 Profilo umanitario
Il quadro sopra descritto è raccapricciante in quanto il traffico di esseri umani spesso si propaga con le reti del crimine organizzato che sfruttano queste persone (dai trafficanti ai “caporalati”). Ma vi è un ulteriore motivo di perplessità legato al fatto che ciascun paese della UE ha una propria lista di Paesi Terzi considerati sicuri per cui se il richiedente asilo proviene da uno di questi viene rimandato indietro. In tal modo è possibile che vi siano criteri differenti nel considerare sicuro il paese terzo. Quest’ultimo, infatti, può non trovarsi in una situazione di guerra interna ma una fazione potrebbe perseguitare una etnia locale di minoranza. E’ necessaria una convergenza verso una lista unica così come l’accoglimento di minori rimasti orfani deve seguire un percorso di affidamento familiare ispirato agli stessi principi in ciascun stato membro della UE.
3.2 Profilo sociale
Una volta accolta la domanda di asilo e, quindi evitato il rischio di essere rimandato nel paese di origine, il migrante si deve confrontare con una società di cui non conosce o conosce poco la lingua nazionale, non dispone nell’immediato di risorse finanziarie e magari deve provvedere ad una famiglia. Terreno fertile, questo, per lo sfruttamento del migrante nell’ impiego in agricoltura che propone mansioni semplici (si pensi in Italia al fenomeno del “caporalato” nella raccolta del pomodoro) ma a condizioni sia economiche che fisiche non rispettose della dignità umana. E dietro l’angolo c’è sempre la tentazione di guadagni maggiori offrendosi alla malavita.
Ne consegue che una politica sociale nei confronti dei migranti che sia rispettosa, adeguata e sostenibile dovrebbe essere costituita dai quattro cardini già individuati da Papa Francesco nel Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace, Migranti e Rifugiati nel 2018:
Accogliere Proteggere Promuovere Integrare
Siamo di fronte a dei principi totalmente rigettati dalle ideologie populiste e sovraniste e che, al contrario, debbono permeare l’approccio della sinistra democratica.
Occorre, dunque, tradurre questa visione in azione politica.
Il primo passo è rilasciare al migrante, cui è stato concesso il diritto di asilo, un permesso di soggiorno per almeno due anni e la possibilità di richiamare eventuali familiari ancora residenti nel paese di origine. In questo intervallo temporale la persona deve essere avviata a corsi di lingua e, sulla base delle sue abilità lavorative, inserita in programmi di formazione. Tutto ciò accompagnato da un reddito di assistenza. La persona deve dimostrare la volontà di inserirsi nella nuova comunità e seguire il percorso assegnato. Ovviamente comportamenti difformi o contro la società (vengono ingannate le autorità o viene messo in pericolo l’ordine pubblico) non possono che comportare l’espulsione del soggetto. Il rigore dei controlli ed il rispetto delle norme non debbono avere una “colorazione” politica di destra o di sinistra. Soddisfatte queste condizioni ed essendo stata inserita nel mondo del lavoro, la persona può ottenere un prolungamento del permesso di soggiorno per altri due/tre anni ed al terzo rinnovo ottenere automaticamente la cittadinanza. Ancillare a questo è anche la riproposizione ferma dei seguenti principi:
- Ius soli;
- Ius scholae;
- Ius culturae.
3.3 Profilo istituzionale
La Commissione Europea in questa materia ha accentrato diverse funzioni ma il percorso di accoglimento del migrante è lasciato quasi esclusivamente alle politiche nazionale degli stati membri. Un compito aggiuntivo ma essenziale della Commissione potrebbe essere che quest’ultima, con l’ausilio dell’EASO (European Asylum Support Office), stabilisce, di intesa con i paesi membri, il numero massimo di migranti che ogni nazione può accogliere sulla base di parametri oggettivi (ricongiungimento famigliare del migrante o legami parentali con connazionali già residenti in un paese della UE, capacità di offrire un posto di lavoro, presenza radicata di comunità etniche del migrante) e la conseguente dotazione di fondi per l’integrazione. A questo proposito, il Parlamento Europeo ha approvato in via definitiva il Fondo per l’asilo, la migrazione e l’integrazione 2021-2027 pari a 9,88 miliardi euro. L’interrogativo che ci si pone è se lo stanziamento-decisamente cospicuo- viene utilizzato correttamente nei paesi membri e quale forma di controllo la Commissione Europea esercita sulla destinazione del fondo.
Per inciso va osservato che lo stanziamento del governo italiano per i fondi all’immigrazione è di 290 milioni di euro per il 2025 e di 200 per il 2026. Questa sembra essere la “cartina di tornasole” dell’impegno del governo per una politica dell’inclusione!
Sempre sotto il profilo istituzionale, gli accordi con i paesi di transito del flusso migratorio (per citarne alcuni Turchia e Marocco) non dovrebbero essere lasciati ai singoli paesi UE ma condotti esclusivamente a livello centralizzato comunitario. Come pure unica dovrebbe essere la lista dei paesi sicuri soprattutto dopo la sentenza della Corte di Giustizia Europea sul caso della decisione del governo italiano di esternalizzare in Albania la procedura di asilo. Ciò è emblematico sotto due aspetti: il primo attinente alla debolezza del potere esecutivo della Commissione Europea ed il secondo relativo alla forza di questo organismo per rinsaldare i principi democratici.
4. Conclusioni
La gestione della migrazione irregolare dovrebbe comportare un forte impegno dei partiti di sinistra nel modellare una politica sociale che tenga conto degli elementi su menzionati e che accolga anche misure di controllo ed eventuali restrizioni nei casi in cui si verificassero delle minacce al tessuto sociale o all’ordine pubblico. Parimenti dovrebbe essere lasciata all’Unione Europea, tramite le sue strutture, di stipulare accordi con i paesi che fanno da ponte al flusso migratorio e di formalizzare protocolli comuni di screening dei richiedenti asilo. Non si tratta di una perdita di sovranità nazionale, come alcuni esponenti politici italiani subito griderebbero, bensì di una più efficiente gestione delle frontiere esterne della UE.
La salvaguardia della vita e della dignità delle persone che entrano illegalmente nel nostro paese deve essere combinata con una politica dell’inclusione rispettosa dei diritti e dei doveri di tutti. Un importante tassello di tale politica è la capacità di offrire un posto di lavoro. All’inizio di quest’anno il governo italiano, tramite il Sistema Informativo Excelsior dei Ministeri del Lavoro, dell’Interno e del Lavoro stimava in circa 640mila i lavoratori immigrati necessari al sistema economico italiano nel quinquennio 2024-2028, con una forte incidenza nell’agricoltura, nell’agro-alimentare e nelle costruzioni. Si tratta di poco meno del 3% del totale degli occupati.
Secondo un recente (aprile 2025) studio di Banca di Italia dal titolo” Flussi e politiche migratorie in Italia ed in altri paesi europei”, nel nostro paese la quota di residenti nati all’estero rimane inferiore a quella di Francia, Germania, Spagna e Paesi Bassi; mostra un livello di istruzione inferiore anche per la mancanza di una adeguata formazione linguistica e professionale; presenta il divario retributivo tra immigrati e nativi tra i più ampi dell’area euro. Gli autori sottolineano per il nostro paese che “la frammentazione delle responsabilità istituzionali e gli investimenti insufficienti nelle politiche di integrazione si traducono in una scarsa inclusione sociale e nel mercato del lavoro”.
I partiti di destra non si soffermano neanche a considerare l’impatto positivo della migrazione sulla finanza pubblica, concentrati come sono sul nazionalismo economico-sociale.
I partiti della sinistra democratica dovrebbero plasmare una politica di integrazione rispettosa della dignità del migrante, della sua partecipazione alla vita della società che lo accoglie, della sua tutela nel mercato del lavoro e da ultimo della sicurezza sociale di tutti i cittadini.

