Ha destato molto interesse un recente articolo di Jean-Guy Talamoni dal titolo davvero eloquente: “Campate felici! Il diritto alla felicità nella Costituzione còrsa del 1755”. Durante il XVIII secolo la Corsica divenne una terra mitica. Un’isola dove poter vagheggiare un’utopia felice realizzata; una sorta di “America vicina e a buon mercato”. Se ciò accadde, il merito maggiore lo si deve attribuire al fascino che promanò dal generale Pasquale Paoli, l’estensore della Costituzione còrsa, che tanta attenzione suscitò all’epoca in Europa ma anche oltre-atlantico e che attenti studiosi come Antonio Trampus (in testi La Terza, Bari come Storia del costituzionalismo italiano nell’età dei Lumi e Il diritto alla felicità. Storia di un’idea) hanno giustamente rivalutato e messo in correlazione con i più alti sviluppi illuministi del cosmopolita Settecento.
La fama di Paoli si diffonde tra USA e Regno di Napoli nel XVIII secolo.
Se il successo, per così dire “americano”, di Paoli e della sua Costituzione è ampiamente dimostrabile con le diverse città che gli furono dedicate negli Stati Uniti e con il caffè a lui precocemente intitolato a New York, possiamo essere non di meno certi che anche a Napoli e, come vedremo, in Calabria talenti assoluti quali Gaetano Filangieri e Antonio Jerocades gli abbiano prestato la dovuta attenzione. D’altra parte, proprio a Napoli era stata pubblicata nel 1758: Giustificazione della rivoluzione di Corsica e della ferma risoluzione presa da’ Corsi, di non sottomettersi mai più al dominio di Genova di Gregorio Salvini. Dal 1729, per quasi 40 anni, la Corsica aveva dato vita a rivolte contro il dominio genovese: i Còrsi chiedevano autonomia e autogoverno e dal 1755, con Pasquale Paoli, nacque una vera Repubblica còrsa indipendente, con Costituzione e istituzioni proprie. Di fatto, Genova non controllava più l’interno dell’isola e dovette chiedere aiuto alla Francia, che inviò delle sue truppe. La Repubblica di Genova si era appunto fortemente indebitata, soprattutto con la Francia, a causa delle continue spedizioni militari e del contemporaneo declino dei traffici commerciali genovesi nel Mediterraneo. Mantenere un esercito sull’isola era diventato insostenibile: Genova, incapace di controllare le rivolte (in particolare proprio quelle guidate da Pasquale Paoli), cedette alla Francia i propri diritti sulla Corsica, come compensazione dei debiti, il 15 maggio 1768 con il Trattato di Versailles, mentre la Francia completò poi la conquista militare dell’isola nel 1769.
Nel Regno di Napoli anche l’Encyclopédie di Diderot e d’Alembert si era presto diffusa, a partire dalla fine degli anni Cinquanta del Settecento, soprattutto negli ambienti colti, accademici e aristocratici. Pur soggetta a censura ecclesiastica, l’opera circolò grazie a biblioteche private, importazioni clandestine e mediazioni diplomatiche. Gli illuministi napoletani ne furono profondamente influenzati, condividendone l’impostazione razionalista, scientifica e riformatrice. Sono documentati rapporti diretti e indiretti tra gli estensori dell’Encyclopédie e intellettuali napoletani: Antonio Genovesi intrattenne scambi epistolari con ambienti illuministi francesi; Ferdinando Galiani, a lungo ambasciatore a Parigi, fu in contatto con Diderot, d’Alembert e d’Holbach e divenne una figura-ponte tra i due mondi; Gaetano Filangieri dialogò con Benjamin Franklin, quando questi era giunto in Francia quale ambasciatore degli Stati Uniti, vicino al milieu enciclopedista. Questi contatti favorirono la circolazione di idee su economia, diritto, tolleranza e riforme, contribuendo all’originalità dell’Illuminismo napoletano, attento alle specificità sociali e politiche del Mezzogiorno. Inoltre, famiglie aristocratiche còrse, come i marchesi Zerbi, si erano trasferite in Calabria.
L’indipendenza statunitense
La Rivoluzione americana avvenne nel Nord America, occupato dalle colonie britanniche. La guerra d’indipendenza americana (1775-1783) si concluse con la vittoria delle (prime) tredici colonie e la sconfitta degli Inglesi. La rivolta era nata dal rifiuto delle colonie di subire tasse e controllo politico, senza ottenere una rappresentanza nel Parlamento britannico; i coloni, influenzati dall’Illuminismo, proclamarono l’indipendenza nel 1776. Già prima della vittoria contro l’Inghilterra, fu redatta la Costituzione della Pennsylvania (1776), tra le più democratiche mai pensate, basata sulla sovranità popolare e su un’assemblea unica. Benjamin Franklin, che poi ne avrebbe spedito una copia con sua dedica a Filangieri, partecipò attivamente alla sua redazione quale membro della Convenzione costituzionale della Pennsylvania e contribuì all’impostazione generale del testo. La Costituzione rifletteva idee a lui molto care: sovranità popolare, diritti naturali e rappresentanza democratica. Benjamin Franklin fu il terzo Presidente della Pennsylvania (non degli Stati Uniti); ricoprì la carica dal 1785 al 1788 come presidente del Supreme Executive Council. Il ruolo equivaleva a quello di capo dell’esecutivo dello Stato e fu l’ultima grande carica politica della sua vita. Si trattava di una delle Costituzioni più radicali e avanzate del tempo, ma con un’assemblea unicamerale. L’esperienza della Pennsylvania influenzò il successivo costituzionalismo americano, tuttavia questo modello era risultato in parte inaffidabile. Per questo nel 1787 fu approvata la Costituzione degli Stati Uniti, che creò uno Stato federale con separazione ed equilibrio dei poteri. Nel 1791 il Bill of Rights garantì le principali libertà individuali.
L’importanza della Loggia delle Nove Sorelle
La Loggia delle Nove Sorelle di Parigi, fondata proprio nel 1776, era legata al Grande Oriente di Francia e divenne molto importante per l’Illuminismo europeo: riunendo intellettuali, scienziati e filosofi impegnati nella diffusione di ideali di progresso e tolleranza. Il testo più aggiornato per una visione completa di questo argomento è L. Amiable, La Loge des Neuf Soeurs. Une loge maçonnique d’avant 1789, ed. C. Porset, Edimaf, Paris, 1989. Ne fecero parte figure di primo piano come: il matematico e filosofo Jean-Baptiste le Rond d’Alembert (codirettore dell’Encyclopédie con Diderot); il matematico Nicolas de Condorcet; il filosofo Claude-Adrien Helvétius; Jean-Sylvain Bailly, primo presidente dell’Assemblea Nazionale che, dopo aver guidato il Giuramento della Pallacorda, divenne il primo sindaco eletto di Parigi, rimanendo in carica dal luglio 1789 al novembre 1791, nonché amico del marchese La Fayette con cui fondò il Club dei Foglianti provando a mantenere la costituzione del 1791; l’astronomo Joseph Lalande; il chimico Antoine-Laurent de Lavoisier; i pittori neoclassici Joseph-Marie Vien e Jacques-Louis David; Voltaire (che vi entrò nel 1778, poco prima di morire); Benjamin Franklin, il venerabile maestro e ambasciatore statunitense; e il principe Dimitri Alekseyevich Golitsyn, che era l’ambasciatore russo, nonché vulcanologo e mineralogista e fu sostenitore del riconoscimento degli Stati Uniti, partecipando alla stesura della Prima Lega di Neutralità Armata. Thomas Jefferson, che si definiva un “gentleman architect”, altro ambasciatore in Francia (dal17885 al 1789) e futuro terzo Presidente degli U.S.A., ebbe costanti rapporti con autorevoli membri di tale Loggia. Court de Gébelin, uno di loro, sosteneva che la Loggia avrebbe dovuto educare i futuri cittadini del mondo, formando un “immenso circolo, un’autentica Repubblica universale, il cui centro sarebbe stato Parigi, ma i cui raggi sarebbero penetrati ovunque”. E, secondo quanto riportato da D. Hill (A Missing Chapter of Franco-American History – American Historical Review, XXI – 1916), la Loggia delle Nove Sorelle avrebbe stampato le Costituzioni dei primi 13 Stati americani, divenendo di fatto la “prima scuola di costituzionalismo in Europa”. Ora, se questa affermazione apodittica appare decisamente esagerata, è inconfutabile che essa favorì il dialogo culturale tra Europa e America e che ebbero grande rilievo le sue attività nella circolazione delle idee di libertà alla vigilia della Rivoluzione francese.
Le ricadute nel Regno di Napoli
Gli illuministi massoni napoletani Filangieri e Cirillo ebbero contatti con diversi iscritti a quella loggia francese. I rapporti tra Gaetano Filangieri e Benjamin Franklin sono attestati da uno scambio epistolare tra il 1782 e il 1787: Filangieri inviò a Franklin, tramite l’incaricato d’Affari a Parigi, Luigi Pio, la prima parte di La Scienza della legislazione, che fu letta e apprezzata dall’americano. Franklin riconobbe il valore delle idee filangieriane su diritti, legalità e costituzione e le riflessioni di Filangieri circolarono negli ambienti della Convenzione di Filadelfia. Il rapporto ha a lungo da solo testimoniato il dialogo tra Illuminismo napoletano e costituzionalismo americano. Ma, di recente, grazie al prof. Amedeo Arena della Federico II, si è scoperto che Domenico Cirillo, illustre medico e botanico, amico di Filangieri e destinato ad essere giustiziato tra i martiri napoletani del 1799, era stato ammesso sotto falso nome già il 15 aprile 1768 come socio dell’American Philosophical Society (APS), la più antica accademia scientifica degli Stati Uniti, fondata da Benjamin Franklin a Filadelfia nel 1743. Luigi Pio aveva anche consegnato nel 1781 i primi due libri della Scienza della Legislazione filangieriana a Diderot, così come a Mably e a d’Alembert (sul tema si vedano: Erica Joy Mannucci, Un napoletano nella rivoluzione francese: appunti per una biografia di Luigi Pio, Mediterranea – ricerche storiche – Anno XX – Aprile 2023 e M. D’Agostini (a cura di), Gaetano Filangieri e Benjamin Franklin: tra l’illuminismo giuridico italiano e la Costituzione americana, Ambasciata d’Italia, Washington, 2011, p. 20).
Il Dipartimento di Economia
Gaetano Filangieri, mentre abitava a Cava, ebbe un ruolo non meno rilevante nel Dipartimento di Economia del Regno di Napoli negli anni Ottanta del Settecento. Filangieri, che era stato iniziato in una loggia di rito inglese, si trovò a gestire in quegli anni uno dei periodi più entusiasmanti ma anche più turbolenti all’interno della libera muratoria a livello internazionale. Lo scontro tra Inghilterra e Francia, iniziato qualche decennio prima con la guerra dei sette anni e protrattosi a lungo e con colpi bassi tra l’incameramento del Canada francofono da parte inglese e il finanziamento da parte del sovrano francese della lotta d’indipendenza delle tredici colonie britanniche, aveva determinato anche una vera e propria lotta perfino per il predominio in ambito massonico su scala planetaria. La loggia delle nove sorelle, tutto sommato, era nata anche in questa prospettiva. Nel frattempo dalla Baviera era venuta la suggestione della loggia degli Illuminati, molto attraente negli ambienti più misticheggianti e pronti ad uno slancio giovanile. A Napoli, ad esempio, ne erano stati affascinati Francesco Maria Pagano e Domenico Grimaldi. Filangieri era il più moderato, ma anche il più ascoltato tra i latomisti napoletani, dopo la morte di Raimondo di Sangro, il principe di Sansevero. Quando fu nominato consigliere e funzionario, partecipando all’elaborazione di progetti di riforma economica e amministrativa, applicò i principi dell’Illuminismo, promuovendo razionalità fiscale, libertà economica e legalità; il suo pensiero mirava a superare privilegi e inefficienze dell’antico sistema feudale. Nel frattempo incontrava di persona anche a Cava eminenti massoni sia di ambito tedesco, come Goethe e Munster (quest’ultimo di origine danese, ma rappresentante ufficiale degli Illuminati di Baviera), che francese, come Honoré-Gabriel Riqueti, conte di Mirabeau, intenzionati ad allontanarlo dalla tradizione britannica. L’esperienza amministrativa, frutto delle sue riflessioni maturate in anni intensi di studio, influenzò a sua volta profondamente la stesura dell’ultima parte della Scienza della legislazione, purtroppo rimasta incompiuta. Nel circuito del dipartimento dell’economia erano stati cooptati anche altri intellettuali di grande levatura quali Giuseppe Maria Galanti, Giuseppe Palmieri (l’unico ostile apertamente ai latomisti) o Melchiorre Delfico.
La Calabria dopo il terremoto del 1783
I terremoti della Calabria del 1783 furono una delle più gravi catastrofi naturali dell’Europa moderna. Tra febbraio e marzo una lunga sequenza di scosse violentissime colpì la Calabria centro-meridionale. La prima, il 5 febbraio, fu la più devastante: interi centri abitati vennero rasi al suolo e si contarono decine di migliaia di vittime. Il sisma provocò frane, maremoti e profondi mutamenti del paesaggio e molti paesi furono abbandonati o ricostruiti in nuovi siti. L’economia agricola e i traffici subirono un duro colpo. Il Regno di Napoli intervenne con piani di soccorso e ricostruzione e, per la prima volta, furono introdotte norme antisismiche. Non a caso, l’evento segnò una tappa fondamentale nella storia della sismologia. In quell’occasione divenne molto attivo lo spirito di profonda riforma delle radici stesse della società promosso dall’opera di Filangieri, ma anche di tanti altri intellettuali meridionali formatisi nei lavori di loggia. Paradigmatico fu il caso dell’abate Jerocades, uno dei più importanti massoni del XVIII secolo: dopo il terremoto calabrese del 1783, Antonio Jerocades ebbe un ruolo decisivo nell’orientare la rifondazione ex novo di Castelmonardo. Fu l’ispiratore culturale e ideologico della nuova città, proponendo il nome Filadelfia come simbolo di fratellanza e rinascita civile. Peraltro, la Filadelfia statunitense era proprio la città di formazione ed affermazione di Franklin, nato a Boston. Attraverso idee illuministe e massoniche, immaginò una comunità fondata con una sorta di Statuto su educazione, solidarietà e lavoro. La città divenne così un manifesto morale più che politico, ispirato all’esempio dell’omonima città americana e Jerocades trasformò una tragedia naturale in un progetto di rigenerazione civile e culturale. Pochi anni dopo il massone pugliese Antonio Pianelli avrebbe redatto lo Statuto della colonia regia di San Leucio per la produzione della seta, pubblicato per ironia della sorte proprio nel 1789. In quello Statuto erano confluite idee che spaziavano da Paoli a Filangieri (morto l’anno prima a Vico Equense) a Jerocades stesso: centralità dell’educazione; riformismo sociale; uguaglianza giuridica; merito come principio regolatore. Campate felici! Vivete felici! Sono adoperati in italiano sia da Pasquale Paoli, che da Gregorio Salvini. Pursuit of Happines della Dichiarazione d’indipendenza degli Stati Uniti, tradotto con la “ricerca della felicità” di accezione filangieriana, sono tutti grandi aneliti di un momento davvero unico, per certi versi irripetibile, in cui uomini dalla mente eccelsa e affratellati da un ideale di cosmopolitismo e pace universale, aspirarono all’unisono ad un concreto miglioramento delle condizioni di vita e di godimento effettivo di diritti inalienabili. Un’ultima domanda, che potrebbe essere lo spunto di un futuro articolo: quanto pesò l’origine còrsa di Napoleone nel procurargli delle iniziali simpatie nel turbolento periodo della sua ascesa militare e politica? Cui segue quella che potremmo definire di inevitabile corollario: e quanto aveva contato l’origine còrsa di suo fratello Luciano (peraltro poi decisivo nello spronarlo, quando titubava nel momento della presa del potere, e destinato al Governo della Toscana) nel fargli ascendere i più alti gradi dell’Oriente di Francia già prima delle glorie del più celebre Bonaparte?

