L’antico Forte di Vigliena (oggi resistono al tempo pochi resti sulla costa del quartiere napoletano di San Giovanni a Teduccio), giovedì 11 dicembre 2025, è stato al centro dell’incontro organizzato dalla sezione Campania dell’Istituto Italiano dei Castelli presso la Facoltà di Architettura della Federico II di Napoli.
C’è stata la partecipazione non solo degli “accademici”, ma anche di associazioni locali, biblioteche “sociali”. E soprattutto del Comitato Civico San Giovanni a Teduccio, che – prima con il defunto Aniello Borrelli, oggi con Enzo Morreale – si batte per far conoscere la tragica realtà attuale del sito e per sollecitare le autorità competenti a restaurare ed utilizzare quello che, già nel 1891, con una sua proposta di legge, il deputato Matteo Renato Imbriani Poerio chiedeva di dichiarare “monumento nazionale”.
Il forte di Vigliena e la difesa della costa napoletana agli inizi del Settecento è stato il titolo del convegno. Un approfondimento, quindi, del sistema delle fortificazioni costiere – voluto nel 1703 dal vicerè, il marchese di Villena – ed in particolare del Forte di Vigliena, giudicato dagli illustri relatori dell’Istituto dei Castelli “una struttura d’avanguardia e testimonianza rilevante dell’evoluzione dell’architettura difensiva napoletana in età moderna”.
Ma non è questo, pur importante aspetto storico-scientifico, che ci preme sottolineare. Come pure, per ragioni di spazio, non possiamo soffermarci (all’argomento ha dedicato in tv diversi servizi la giornalista Rossella Strianese) sul vicino “mare negato” di Napoli Est. Né sull’eterna bonifica, finora solo sognata dai cittadini di Vigliena, da tempo alle prese con un difficile impatto ambientale, provocato dai lavori di completamento delle nuove opere portuali, da polveri sottili, vibrazioni e rumori. “Purtroppo i cittadini del posto – afferma Enzo Morreale, impegnato anche su questo fronte – “non riescono ad ottenere ascolto, nonostante il disagio provocato e nonostante gli impegni assunti dall’autorità portuale, che restano da tempo lettera morta”.
Qui piuttosto si vuole sottolineare il valore civile e morale del monumento e la sua importanza per la lotta contro le dittature e per l’educazione ai valori democratici delle nuove generazioni.
Il Forte di Vigliena, infatti, il 13 giugno 1799 divenne il testimone di una delle pagine più importanti della Storia di Napoli e del Mezzogiorno d’Italia: tra le sue mura ci fu il tragico epilogo della Repubblica Napoletana, un esperimento – breve ma certamente significativo – di una particolare esperienza democratica, repubblicana e giacobina. Un episodio conosciuto grazie alle descrizioni di protagonisti, storici o cronisti come Pietro Colletta, Vincenzo Cuoco, Guglielmo Pepe, Carlo De Nicola, successivamente riprese da Dumas padre, Croce, Di Giacomo, Spinazzola e tanti altri.
In quel giorno (in cui la liturgia cattolica ricorda la festa di Sant’Antonio, che sulle bandiere aveva sostituito l’antico protettore, il “giacobino” San Gennaro, reo di aver fatto sciogliere in cattedrale il suo sangue davanti al generale Championnet), il Fortino di Vigliena, difeso in gran parte da volontari calabresi, guidati dal sacerdote Antonio Toscano (in realtà alcuni storici dicono che fosse più probabilmente un semplice chierico o un diacono), fu assalito dalle preponderanti truppe sanfediste, provenienti da San Giorgio a Cremano (ove si erano accampate ed avevano tagliato la testa al sacerdote filo-repubblicano Formisano). Le truppe sanfediste – composte da russi, turchi e soldati della Santa Fede, sotto la guida del cardinale calabrese Fabrizio Ruffo, nominato dal sovrano Ferdinando IV “vicario del re” – attaccarono con forza gli ultimi resistenti giacobini rimasti alla difesa del Forte di Vigliena. E, vista un’impossibile ulteriore resistenza, a nulla valse l’incendio appiccato dal coraggioso Toscano – “invocando Dio e la libertà (Pietro Colletta) – che fece saltare in aria sia gli assalitori che i difensori del Forte. Questi ultimi successivamente, ed a ragione, ritenuti “tra i primi iniziatori della risurrezione d’Italia” e perciò meritevoli di “dovuta reverenza” (Imbriani).
Francesco Lo Monaco, nel 1801, scrisse nel noto Rapporto al cittadino Carnot queste parole: “Io farei imprimere su’ rottami di quel forte l’iscrizione: Passeggero, annunzia a tutt’i nemici della tirannia, a tutte le anime libere, che imitino il nostro esempio, anziché vegetare all’ombra del dispotismo”.
Purtroppo, però, anche se un Decreto del 1910 aveva stabilito che “gli avanzi del fortino di Vigliena sono dichiarati monumento storico di sommo interesse”, nonostante le numerose interrogazioni presentate finora da parlamentari di diverso orientamento culturale e politico, il restauro conservativo del Monumento, da tutti auspicato, è rimasto al palo!
Solo nel 1999, in occasione delle Celebrazioni per il bicentenario della Repubblica Napoletana del 1799, furono avviati pochi lavori per il recupero del Forte. “Ma questi lavori – dice con rammarico Enzo Morreale – non sono mai stati ultimati per la carenza dei fondi necessari”.
Restituite il Forte di Vigliena fu non a caso intitolata un’altra grande manifestazione, tenutasi a Vigliena il 13 giugno 2019, in occasione del 220° anniversario del “Fatto di Vigliena”. Vi fu una partecipazione ancora maggiore: dall’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici al Comitato civico di San Giovanni a Teduccio. Dalle associazioni culturali e politiche locali e vesuviane alla Società Napoletana di Storia Patria. Dalla Municipalità al Comune di Napoli…In quella e anche in altre occasioni lo scomparso e rimpianto avvocato Gerardo Marotta, illuminato fondatore e presidente dell’Istituto per gli Studi Filosofici, non si stancò mai di sollecitare le autorità non solo a conservare e tutelare il Forte, ma anche a diffondere tra gli studenti e la popolazione la memoria ed il significato di quel Monumento, caro a tutti i difensori della libertà ed ai suoi martiri, eredi del glorioso Illuminismo meridionale.
Da allora ogni anno, in occasione dell’anniversario dei fatti avvenuti il 13 giugno 1799, si ripete, presso i resti del Forte di Vigliena, una manifestazione per sollecitare alle autorità il promesso restauro e per ricordare la strenua resistenza a Vigliena da parte dei giacobini (andrebbero, in verità, ricordati anche i martiri giacobini uccisi nella difesa del Forte del Granatello a Portici ed a difesa dell’albero della libertà nei casali vesuviani…). Tutti eredi di quell’Illuminismo napoletano, che ha avuto protagonisti straordinari a partire dal partenopeo principe Gaetano Filangieri fino al corso Pasquale Paoli, il quale ebbe modo di seguire le lezioni di Antonio Genovesi a Napoli, dove aveva seguito il padre in esilio nel 1738.
Purtroppo la Weltanchauung di quell’Illuminismo non è certo familiare agli attuali responsabili ministeriali, che dovrebbero riprogrammare e rifinanziare adeguatamente il progetto di restauro, solo avviato nel 1999 – con insufficienti 641 mila euro, subito esauriti – e successivamente rimasto nei cassetti.
Anche nel 2008 i Ministri dell’Ambiente e delle Attività Culturali, nel decreto di approvazione per l’ampliamento del porto di Napoli, hanno dettato specifiche prescrizioni per il recupero del monumento, ma sono state puntualmente disattese.
Così come – non è inutile ripeterlo – nei fatti è rimasta lettera morta, da decenni, il già ricordato decreto del 1910 in cui “gli avanzi di Vigliena” venivano dichiarati monumento storico nazionale di sommo interesse.
Per chi ha memoria debole esiste un dossier, messo assieme dal Comitato civico di San Giovanni, con riproduzioni di foto, documenti, decreti ministeriali, giornali, tutti relativi alla storia, alle trasformazioni ed alla devastazione del Forte e della costa di San Giovanni a Teduccio. Il leit motiv è sempre lo stesso: “chiediamo il recupero conservativo del Forte ed una riflessione sullo stato e prospettiva dell’Area Orientale di Napoli…E osserviamo che quanto disposto per il recupero del Forte resta inattuato, disatteso ed ignorato”.
Da qui il nuovo comune appello, rivolto alle autorità nazionali, regionali e locali, da docenti, comitati e associazioni alla conclusione del Convegno organizzato dall’Istituto nazionale dei Castelli e dalla Federico II. Il prof. Luigi Maglio ha fatto anche un’ottima proposta: realizzare un museo multimediale nel Forte di Vigliena.
Utopia? Speranze ancora deluse? Vedremo le risposte degli…organi competenti!

