La promozione dell’educazione sessuo-affettiva nelle scuole italiane sta vivendo un periodo di visibilità e interesse anche grazie all’impegno di associazioni e ricercatrici o docenti universitarie. Ma cosa significa promuovere un’educazione sessuaffettiva e quali potrebbero esserne le conseguenze?
Educare alla sessualità e all’affettività significa accrescere la consapevolezza e il riconoscimento delle proprie emozioni, sin dalla più tenera età. Abituare bambini e bambine ad esprimere il proprio benessere o malessere. Attuare pratiche basate sul consenso con l’infanzia, con l’adolescenza e di conseguenza con l’età adulta.
Nella nostra cultura sono numerose le situazioni in cui si agisce senza consenso o quasi. Sembra strano eppure… tutte le volte che ad una bambina viene detto: dai un bacino alla nonna, dai! o quando sono i genitori a scegliere quali vestiti far mettere o ancora quando si decide per una giornata in piscina e si invita caldamente un bambino a spogliarsi anche se non ne ha voglia.. sono tutti esempi molto comuni che devono farci riflettere su quante azioni fatte senza pensare o semplicemente seguendo il “si è sempre fatto così”, possono far passare modalità relazionali in cui non vengono rispettate, non vengono nemmeno ascoltate le volontà delle persone più piccole. Ora, questo potrebbe non essere un male di per sé, in fin dei conti, cosa vuoi che sia? E invece trasmettono in maniera sottile che certe cose vanno fatte, che non si può dire no, che il proprio no non viene ascoltato… è proprio con dinamiche come questa che si insinuano alcuni concetti, abitudini, pratiche che, più passa l’età, più sono difficili da riconoscere e contrastare.
Un sondaggio svolto da IPSOS e Save the Children[1] a gennaio 2024 tra ragazzi e ragazze tra i 14 e i 18 anni mostra quanto alcune pratiche siano entrate nell’agire comune: solo per citare alcuni dati, il 29% delle persone intervistate è molto o abbastanza d’accordo con l’opinione che le ragazze possano contribuire a provocare una violenza sessuale con il loro modo di vestire e/o di comportarsi, e una percentuale simile (30%) pensa che in una relazione intima la gelosia sia un segno di amore.
Questi numeri ci permettono un affondo sul tema della violenza di genere: le Nazioni Unite definiscono la violenza contro le donne come “qualsiasi atto di violenza di genere che provochi, o possa provocare, danni o sofferenze fisiche, sessuali o mentali alle donne, comprese le minacce di tali atti, la coercizione o la privazione arbitraria della libertà, sia che avvenga in pubblico che nella vita privata” (articolo 1, dichiarazione Onu sull’eliminazione della violenza contro le donne). Essa può assumere diverse forme (fisica, sessuale e psicologica), “ma tutte sono radicate nell’ingiustizia strutturale, cementata da millenni di patriarcato. Viviamo ancora in una cultura dominata dagli uomini che lascia le donne vulnerabili negando loro la parità di dignità e diritti” come ha ricordato in occasione del 25 novembre il Segretario Generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres.
Ed è proprio questa disparità che viene “socialmente sottostimata” a dare lo spazio di azione a chi non può accettare che partner, compagne, mogli, appartenenti al genere femminile, possano agire in piena libertà di autodeterminarsi e autoaffermarsi, in forme di violenza di diverso tipo: economica, psicologica, fisica, ecc.
Tutto questo può essere prevenuto e contrastato con l’educazione sessuo-affettiva? certamente!
Promuovere consapevolezza è un passo fondamentale per mettere le basi di una società più capace di dare ad ogni identità gli strumenti adatti a vivere a pieno e felicemente in tutte le fasi della vita.
E qui si apre il secondo aspetto fondamentale dell’educazione sessuo-affettiva, ovvero la possibilità di nominare, riconoscere e tutelare le soggettività lgbtqia+ che sono presenti nelle classi. Affrontare con serenità e trasparenza le tematiche legate alla sessualità, affrontarle senza mettere al centro l’eterosessualità ma menzionando in maniera egualitaria le diverse forme di affetto e relazione (omosessualità, bisessualità, pansessualità, asessualità, ma anche relazioni non monogamiche e aperte), dedicando il giusto spazio al tema della prevenzione sessuale senza giudizio o vergogna, permetterebbe a tutte le persone piccole e giovani, di identificarsi, capirsi, darsi lo spazio di scoperta del sé che troppo spesso a chi si definisce lgbtqia+ viene negato. Gli ambienti scolastici infatti non sono sufficientemente accoglienti per le persone gay, lesbiche, bisessuali, trans e non binary. La ricerca Be Proud Speak Out Act Out[2] del Centro Risorse LGBTI, realizzata nel 2024 e rivolta a persone tra i 13 e i 20 anni che si autoidentificassero come appartenenti alla comunità Lgbtqia+, ha messo in luce come le scuole hanno ancora molta strada da fare. Ecco qui alcuni punti salienti.
- Le offese maggiormente pronunciate riguardano l’orientamento sessuale, il modo di camminare/vestire/parlare. Nella maggioranza dei casi, le offese sono perpetrate da studenti verso altrə studenti e raramente si ha l’intervento di docenti o di studenti anche nel caso in cui assistano direttamente ai commenti negativi.
- La valutazione scolastica risulterebbe influenzata dall’orientamento sessuale o identità/espressione di genere dellə studenti che si traduce soprattutto in: abbassamento del voto di condotta o sanzioni, valutazioni negative o conflittualità con docenti, commenti inappropriati e discriminatori sull’espressione di genere dellə studente.
- La scuola non viene percepita sicura da un terzo dellə studenti del campione analizzato, soprattutto nell’utilizzo dei bagni e di altri spazi comuni come lo spogliatoio e la palestra. In termini di assenteismo, per lə studenti questo si verifica soprattutto in relazione alle discriminazioni vissute per la propria identità di genere.
- Unə studente su tre del campione analizzato ha subito molestie a scuola perché LGBTQIA+, in particolare la percentuale aumenta in proporzione per le persone non binary e transgender. I tipi di molestie che si verificano maggiormente sono: bullismo, di tipo psicologico e catcalling. La denuncia viene effettuata raramente alla dirigenza, a docenti o al personale scolastico.
Ecco quindi che la creazione di ambienti in cui le tematiche legate a sessualità, affettività, relazioni, rispetto, condivisione, conoscenza e accettazione potrebbe rivelarsi una delle strategie più efficaci per rendere gli ambienti educativi più aperti, più facilmente attraversabili da soggettività che, ancora oggi, non si sentono pienamente parte della società italiana.
Grazie agli incontri realizzati con Cargomilla e ospitati presso i Centri per Bambini e Famiglie del comune di Bologna, all’inizio del 2025, ho avuto modo di incontrare genitori, educatrici e insegnanti e trattare insieme a loro le tematiche del consenso, della sessualità e dell’affettività per la fascia 0-6 con serenità, senza tabù e in un clima di dialogo e collaborazione. In questi appuntamenti sono emerse alcune preoccupazioni ma anche tante curiosità: si percepisce un crescente interesse e una sempre più rilevante disponibilità delle figure genitoriali a prendersi cura dei figli e delle figlie con uno sguardo rivolto all’educazione sessuo-affettiva e questo non può che rendere il percorso di crescita delle persone piccole più rispettoso, attento dei propri limiti e di quelli altrui oltre che più consapevole.
In copertina: Piero Barducci, Feelings (2025)