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Crack: le politiche di riduzione del danno

La scelta del Comune di Bologna di distribuire le pipe per il consumo del crack nell’ambito degli interventi di “Riduzione del danno” ha suscitato un dibattito che ha superato abbondantemente i confini dell’area metropolitana bolognese, coinvolgendo persino il Governo che ha assunto forti posizioni critiche. Questo articolo parte dalla stesura del reportage di un evento organizzato dall’Unione PD Navile di Bologna sul tema delle dipendenze patologiche:

“Crack e riduzione del danno: lettura del fenomeno e pratiche di intervento per la lotta alle dipendenze e la sicurezza di tutti”.

Il contesto nel quale si è inteso trattare gli argomenti sopracitati non è affatto teorico, ma è il territorio di Bolognina, un importante rione del quartiere Navile di Bologna. Il focus di questo lavoro nei fatti è la pratica sanitaria della riduzione del danno nell’ambito degli interventi relativi al contrasto, alla cura ed alla riabilitazione delle dipendenze patologiche. L’approccio è del tutto scientifico, così come espresso su evidenze da OMS ed ONU in un’epoca dove la scienza stessa è diventata un nemico per i conservatori a favore di tendenze teocratiche, moralistiche e tendenti alla costruzione di uno stato etico.

La Bolognina può essere definita un “rione” di un importante quartiere di Bologna, il Navile. Importante perché lo sviluppo urbanistico è in parte realizzato e in parte programmato proprio in questo quartiere, già oggi contraddistinto da servizi e strutture di grande pregio ed importanza, come il Polo Tecnologico, l’espansione delle sedi universitarie e degli enti di ricerca, ed altro ancora.

Bolognina è collocata nella prima periferia nord, sostanzialmente adiacente alla stazione di Bologna Centrale. Ne fanno parte dei territori con denominazioni storiche come Casaralta, (dal nome della fabbrica storica lì situata), l’Arcoveggio o la Zucca, che erano comprese nei confini amministrativi quando Bolognina costituiva un quartiere autonomo. Allora Bolognina era un quartiere proletario, ricco di grandi fabbriche storiche e di una ricca rete di aziende artigianali che ne costituivano l’indotto. Restano aree dismesse in gran parte riqualificate, altre in via di riqualificazione.

Un dato importante è che la Bolognina si distingue dagli altri quartieri bolognesi per la sua composizione multietnica. Gli stranieri ammontano a più di un quarto della popolazione ivi residente. Da tempo certa stampa ed il Ministero competente tendono a descrivere la Bolognina come un luogo degradato, di marginalizzazione, caratterizzata da alta pericolosità.  In realtà le marginalità ci sono in Bolognina, ma l’etichetta di “degrado urbanistico e sociale” tende a stigmatizzare la zona ed i suoi abitanti. Nella Bolognina vivono quasi 37 mila abitanti sui quasi 70 mila dell’intero quartiere Navile; in una città con un grande numero di anziani che non mancano neppure qui, Bolognina è un’area giovane – il 27% della popolazione del territorio ha meno di 30 anni e il 25% ne ha tra i 30 e i 44 – e, come detto, è il quartiere più multietnico, con il 25% di residenti di nazionalità non italiana. Purtroppo molte famiglie hanno un disagio economico in quanto il reddito medio è il più basso della città; il problema della casa che attraversa Bologna, produce anche in Bolognina una certa precarietà abitativa visto che la densità di abitanti (10 mila/km2) è di quattro volte superiore alla media cittadina.

Bolognina è però al contempo attraversata da importanti processi di riqualificazione urbanistica, vi è la presenza di importanti servizi come la Casa della Comunità, studentati, e si stanno completando una scuola elementare ed un altro studentato oltre ad abitazioni ERS ed ERP. In Bolognina sono inoltre presenti storicamente grandi agglomerati di case di edilizia pubblica (ACER), molte delle quali hanno fruito di ristrutturazioni radicali. Sempre nell’area dell’ex mercato da poco è sorta un’importante struttura di Cohausing sociale, per sperimentare un progetto di convivenza che promuova la prima esperienza di autoconsumo energetico collettivo su un edificio pubblico di edilizia sociale. Vicino vi è la grande Piazza Dalla: è uno spazio per grandi eventi sociali e culturali.  Inoltre è presente, proprio nell’area riqualificata, un’importante struttura sportiva molto frequentata dalla popolazione giovanile e infantile che si aggiunge a importanti impianti sportivi, piscine e palestre pubbliche e private.

L’associazionismo nella Bolognina è molto attivo e diversificato, con numerose realtà che spaziano dal volontariato sociale alla cultura, dall’aggregazione giovanile allo sport. Il cuore pulsante di queste attività sono le Case di Quartiere, che fungono da centri di riferimento per i residenti. Attraversati da un processo di rinnovamento, sono luoghi che si stanno trasformando dal modello di centro sociale autogestito dagli anziani a Case aperte alla cittadinanza, capaci di promuovere vere e proprie politiche di welfare di comunità, di promozione culturale e integrazione multietnica, gestiti da comitati eletti dalla comunità di riferimento. Si tratta di luoghi improntati alla partecipazione che vivono in spazi pubblici di proprietà comunale attraverso delle convenzioni con il quartiere Navile. Sono luoghi di partecipazione sociale in cui si svolgono attività attraverso le forme di coprogettazione fra associazioni e realtà del quartiere.

La Casa di Quartiere Katia Bertasi, che si affaccia su Piazza Dalla, abita oggi una struttura del tutto nuova in quanto ha rimpiazzato la vecchia ormai del tutto obsoleta. Si tratta di un punto di riferimento con orari flessibili che ospita una rete di associazioni per riqualificare la zona e proporre iniziative, come corsi e incontri aperti al pubblico.

 La Casa di Quartiere Fondo Comini, non molto lontana dal Katia Bertasi, fruisce della possibilità di offrire lo spazio del parco, è molto attiva con forme di partecipazione multigenerazionale che comprende dai bambini e i loro genitori agli anziani, attraverso importantissime attività culturali, solidali, intergenerazionali, multietniche. Offre attività come doposcuola, corsi di lingua, yoga, servizio bar per soci, presentazioni di libri etc. È inoltre pienamente accessibile alle persone con disabilità, come le case di quartiere di più recente costruzione o ristrutturazione. Pullulano diverse attività di volontariato, come il trasporto a scuola di bambini o dei lavoretti di manutenzione presso case di persone sole o fragili. Adiacente alla Casa di quartiere, le Cucine popolari del Battiferro, la prima che nasce a Bologna dall’associazione CIVIBO. La Casa di Quartiere A. Montanari A.P.S organizza attività ricreative, rassegne teatrali, attività culturali. Le iniziative prevedono corsi per bambini, corsi di danza, cicli di eventi culturali, attività strutturate per gli anziani, laboratori per donne straniere, ed ospita un caffè Alzheimer gestito da un’associazione dedicata il cui acronimo è ARAD.  Dispone di accesso per disabili e un bar. 

Altre Associazioni specifiche sono I love Bolognina: un progetto nato da una rete informale di cittadini, associazioni, commercianti e istituzioni per favorire lo sviluppo e la coesione sociale de territorio della Bolognina, spesso attivo sui social media per promuovere eventi. Attiva è Auser, che, oltre a promuovere diverse forme di volontariato, è fortemente strutturata per la partecipazione sociale ai diversi settori del contesto sociale, dalla salute alla cultura democratica, svolgendo un prezioso lavoro di attività partecipate da far nascere dal basso.  Altro importante Associazione è “Casaralta che si muove”, una realtà che si occupa di temi ambientali, sociali culturali, e che ha un patto di collaborazione per la gestione di una parte interessante di un cosiddetto parco lineare. Vi sono inoltre molti nuovi gruppi o comitati informali con obiettivi partecipativi su specifici temi. Moltissime attività, dai corsi di italiano e di cucito, allo scambio di piatti multietnici riguardano le donne straniere, e molte altre si rivolgono alle famiglie di tutte le etnie presenti nel territorio.

Mi piace qui anche sottolineare l’importante presenza di un gruppo di lavoro molto partecipato, nato da un bando di quartiere per promuovere forme di reale partecipazione ai temi di salute di prossimità che ha accompagnato dalla sua nascita la Casa della salute, oggi Casa di Comunità, nata in una struttura del tutto nuova nel

 2023. nell’area dell’ex Mercato Ortofrutticolo.

Eppure la Bolognina assurge agli onori della cronaca per il problema della sicurezza, dello spaccio e per le persone che hanno dipendenze patologiche. Il problema ha assunto oggi una dimensione che va ben oltre la normalità delle forme di disagio legato allo spaccio di sostanze, e Bolognina può e deve divenire un importante laboratorio sociale multidisciplinare. In questo contesto ognuno deve fare la sua parte, a partire dalle forze che si occupano di ordine pubblico, ma soprattutto è necessaria un’idea progettuale di sicurezza integrata. Ogni istituzione e la comunità devono fare la loro parte.

Il problema dello spaccio non è nuovo in Bolognina come in altre aree della città, ma negli ultimi anni le caratteristiche si sono molto modificate. La percezione dei cittadini e dell’Amministrazione comunale riguarda l’evidente presenza di gruppi organizzati che hanno la regia dello spaccio nelle strade del territorio. Il salto di qualità riguarda l’aumento di comportamenti di tipo mafioso e l’uso di vere e proprie intimidazioni nei confronti degli abitanti.  Si aggiungono azioni di violenza fra “bande” e il susseguirsi di atti vandalici. Nonostante l’impegno delle forze dell’ordine che si sono apprestate ad organizzare le cosiddette “zone rosse”, in piena “armonia” coi famosi decreti sicurezza, l’inefficacia è pressoché totale ed esaspera giustamente gli abitanti. Infatti il presidio visibile e temporaneo delle forze dell’ordine ha un risultato temporaneo di spostamento del fenomeno, mentre alla sospensione del presidio il fenomeno ritorna. Ciò che si chiede con forza è l’impegno per la piena destrutturazione dell’organizzazione criminale che pare detenuta da un clan di nigeriani.

I residenti sono giustamente esasperati e spaventati perché sono consapevoli che quanto si sta facendo non risolve il problema. Si intenda: i controlli ed i fermati sono moltissimi, così come la percezione di una sorta di militarizzazione delle strade, ma sono i risultati che non soddisfano, ed anzi scoraggiano. Con la collaborazione dei cittadini, l’Amministrazione Comunale ha consegnato alla questura ed alla prefettura un vero proprio dossier, corredato da foto e documentazioni che mostrano i diversi aspetti dei fenomeni di criminalità. Inoltre non c’è dubbio che le forze di polizia scontano la difficoltà legata ad essere perennemente insufficiente anche rispetto l’organico previsto. Più che settimane di “zona rossa” pare più efficace un impianto investigativo, capace di smantellare forme pericolose e purtroppo capaci di riorganizzazione ad ogni colpo della polizia che fa fermi ed arresti. L’amministrazione comunale è fortemente orientata ad un approccio di sicurezza integrata, assai lontana dalla logica delle cosiddette “zone rosse” tanto inutili quanti stigmatizzanti, come stiamo sperimentando in questa zona del quartiere. Per sicurezza integrata si intende un approccio coordinato che unisce più discipline e attori per garantire la sicurezza e il benessere, sia in ambito pubblico che privato. A livello urbano, coinvolge la collaborazione tra istituzioni (Stato, regioni, comuni) per contrastare la criminalità e migliorare la vivibilità della città. 

Durante l’iniziativa promossa dall’Unione PD Navile si sono susseguiti gli interventi delle rappresentanti dei servizi, dott.sa Marialuisa Grech, direttrice UOC Dipendenze patologiche – AUSL Bologna e la Dott.sa Marina Padula, Coordinatrice dei Servizi di Prossimità e Contrasto alla Grave Emarginazione Adulta -ASP Città di Bologna. Essi si sono incentrati sull’organizzazione degli interventi di riduzione del danno, pratica di cui la città di Bologna fu pioniera già dal 1998. Il focus degli interventi fu in primis l’HIV tra tossicomani, e si posero le basi per una nuova cultura di intervento che si incentrasse sul diritto di garantire l’assistenza anche a chi non si recava ai servizi o non poteva smettere di usare sostanze. Le situazioni del mercato e del consumo delle droghe evolvono continuamente, ed evolvono conseguentemente anche i servizi sanitari. È ampiamente provato ancor oggi che molti consumatori vivono in condizioni di grande marginalità e non si avvicinano ai servizi spontaneamente, né alle comunità terapeutiche che sono spesso indicate come importanti percorsi di cura. L’aggancio dei servizi con le unità di strada, che vanno incontro ai bisogni degli utenti avviene con le unità Mobili di Prossimità (Unità di Strada).  Sono i servizi che escono dalle loro sedi per avvicinarsi ai consumatori. Le attività consistono nel fornire siringhe sterili, aghi e altro “materiale per l’iniezione più sicuro” tamponi alcolici, acqua sterile ed altro in cambio di siringhe usate. Le operatrici sottolineano che gli interventi di RDD dal 2017 sono entrati nei LEA (“LEA” è l’acronimo di Livelli Essenziali di Assistenza, che sono le prestazioni sanitarie che il Servizio Sanitario Nazionale SSN deve garantire a tutti i cittadini, gratuitamente o a pagamento tramite ticket.). A seguito della decretazione, le regioni avrebbero avuto il compito di legiferare in merito, ma non tutte l’hanno fatto e sono inadempienti verso la legge, peraltro provocando una delle molte difformità tra regioni. La distribuzione di pipe per il crack è quindi all’interno di una pratica riconosciuta a livello nazionale nei LEA, che hanno un carattere di obbligatorietà. Prima di arrivare alla distribuzione delle pipe i servizi bolognesi hanno studiato e visitato localmente le esperienze di altri paesi, che hanno una storia consolidata per aver iniziato prima del nostro paese interventi di riduzione del danno. In particolare sono state studiate anche in loco le esperienze in Scozia, in Olanda, a Barcellona ecc.  Le esperienze consolidate hanno riguardato la distribuzione e lo scambio di siringhe pulite con quelle sporche, per contrastare il grande numero di patologie correlate al consumo, soprattutto HIV. Ogni paese ha peculiari condizioni sociali, sanitarie, politiche e culturali. Ad esempio in Olanda vi sono meno immigrati, ma anche una maggiore capacità di trattare il tema delle dipendenze con la cittadinanza, un aspetto che ha determinato un cambiamento molto significativo nella comunità. Inoltre in Olanda vi sono buone pratiche di integrazione tra servizi sanitari e Forze dell’Ordine da cui si traggono benefici reciproci e per la comunità. 

Sulla scorta delle esperienze europee anche i nostri servizi hanno studiato le peculiarità che caratterizzano il nostro territorio per cui si è adeguato alle caratteristiche di Bologna ciò che si è fatto altrove. L’unità di strada intervienein Bolognina per tre volte alla settimana, con azioni dedicate in quel contesto specifico, individuando particolari zone. L’Unità di strada funge anche come antenna di cambiamento, perché purtroppo questo è un campo in cui le dinamiche si modificano velocemente. In piazza Verdi, centro della zona Universitaria bolognese, ad esempio, è diminuita la presenza dell’unità mobile perché dopo anni di intervento il consumo e lo spaccio si sono ridotti.

I nostri operatori lavorano con due modalità di aggancio dei consumatori, infatti una parte di essi percorre a piedi il territorio, altri restano sul furgone dove si organizza il cambio di materiale sporco con quello pulito.  Si è raggiuto l’80% del ritorno del materiale distribuito, un traguardo molto importante per la salute che dimostra che ha funzionato l’educazione alle modalità di consumo. Ovviamente si è ridotto il numero di siringhe usate nelle strade, un fatto che mira anche alla salvaguardia della

 salute collettiva. Fra i servizi socio/sanitari ed Hera (che raccoglie i rifiuti), vi è un continuo flusso di informazioni anche quando si conosce un consumatore con problemi di gestione del materiale che si sposta da un luogo all’altro, così come gli addetti ai rifiuti segnalano un eventuale aumento di siringhe in certi luoghi. Oggi è stata aggiunto allo scambio di siringhe lo scambio delle pipe. A partire dal 2024 i servizi hanno iniziato a fornire le pipe ai consumatori di crack, illustrando l’utilità dell’uso di materiale pulito e dimostrando quanto rischio per la salute vi è nell’uso di materiale pericoloso per la salute. Un obiettivo è stato quello di contrastare l’uso di “contenitori” per fumare il crack come plastica alluminio, materiale di tipo elettrico fortemente nocivi alla salute

Nel 2024, durante la sperimentazione, è stato approntato uno studio pilota che ha fornito indicazioni anche per come procedere nel prossimo futuro. Lo studio è stato effettuato con la collaborazione dell’Università di Bologna e si è basata su interviste che si sono rilevate a scadenze programmate. La ricerca, i cui tratti salienti sono

trattati oltre, ha dimostrato che Il sistema di aggancio funziona. I soggetti della ricerca sono persone con gravissime condizioni socio economiche e sanitarie, perché il crack è una sostanza che ha un costo basso, ovunque nel mondo è più diffuso nelle aree più depresse e viene usata dalle persone più fragili, con condizioni di vita ai margini della società.

 L’esperienza dimostra che i consumatori agganciati dagli operatori vi rimangono legati, e questo è molto positivo proprio per le caratteristiche del crack.  I servizi inoltre promuovono azione informative e forme di mediazione sociale per spiegar il fenomeno in strada.  Inoltre la scelta di praticare la riduzione del danno ha portato alla strutturazione del cosiddetto Fuori Binario. Si tratta di un servizio collocato nel territorio che si occupa di prestazioni di cura all’interno della cornice più ampia dei servizi di prossimità. È diventato un punto di riferimento per la comunità di consumo di sostanze locale, poiché fornisce ogni giorno pasti diurni e strumenti che rendono più sicuro il consumo di sostanze e, parallelamente, organizza nel corso dell’anno diverse attività laboratoriali ed eventi culturali aperti al pubblico.

I servizi dedicati al trattamento di tossicomani si confrontano con il terzo settore, con le famiglie, con operatori di altri settori perché le dipendenze sono complesse e pretendono terapie e risposte altrettanto complesse. L’esperienza porta a dire che non esistono due tossicomani uguali, quindi non ci sono standard di interventi validi per tutti. Una frattura, ad esempio, prevede delle cure che sono uguali a Bologna come a New York, che vanno dall’ingessatura, all’intervento chirurgico se la frattura è scomposta. Per le dipendenze patologiche non è così. Non esistono certezze buone per oggi che lo siano anche per domani, perché la dipendenza ha un carattere fortemente cangiante.

La riduzione del danno nacque principalmente per contenere la diffusione di AIDS e per contrastare i morti per overdose. Ora si contano meno di 10 morti per overdose all’anno, anche uno sarebbe troppo, ma negli anni ’80 vi erano 40 morti di overdose ogni anno. Il risultato parla da sé. Si dice “Ha il vizio del bere, hai il vizio di giocare ecc. “La dipendenza patologica non è un vizio!”. In medicina si parla della dipendenza come di una “Patologia Cronica Tendenzialmente Recidivante”. Il carattere della patologia può portare a recidive, ma se si è instaurato una relazione solida è possibile intervenire, ed è importante saperlo il prima possibile.

Vi sono autori che definiscono le dipendenze come “Miopia del cervello e patologia della volontà”.  L’uso di sostanze porta delle modificazioni cerebrali che interferiscono coll’assetto cognitivo. Per questo è del tutto inefficace un atteggiamento moralistico e colpevolizzante, perché appunto le sostanze modificano la parte frontale del cervello e condizionano la volontà della persona. La parte frontale del cervello, infatti, fra le altre funzioni, agisce per prendere decisioni complesse e valutare le conseguenze delle azioni.  Tutta la giornata di un consumatore di crack è caratterizzata dal bisogno della sostanza. Si sveglia in astinenza, la cerca, e dopo mezz’ora dal consumo ne ha nuovamente bisogno. Con la riduzione del danno ci si rivolge a persone che hanno un consumo problematico delle sostanze come quelli che gli operatori trovano nelle strade, perché per fortuna non tutte le persone che sono dedite al consumo di stupefacenti sviluppano una dipendenza. Sono a disposizione dei dati rilevati dall’’Osservatorio Epidemiologico Metropolitano Dipendenze Patologiche che mostrano che dal 2024 al 2025 si è verificato un aumento degli accompagnamenti ai servizi sanitari. Questo è il periodo in cui si è cominciato a distribuire le pipe per il fumo del crack. Dunque le possibilità di cura aumentano con l’aumento degli operatori sulle strade. L’arrivo al SERT è solo l’inizio di un percorso. Il pensiero distortodel tossicomane che si avvicina alle sostanze è che smette quando vuole, invece non è così e ci si deve lavorare fino alla fine di un percorso lungo e difficile. C’è un’unica possibilità, un solo processo: il tossicomane arriva, mette alla prova gli operatori dei servizi per vedere se sono disponibili a stare in quella relazione di cura. Gli interventi partono dall’ascolto delle loro storie, che non sono mail belle. Bisogna dare ed avere la fiducia sul fatto che ce la si può fare, e nel frattempo bisogna tenerli in vita, e aprire una porta che diventa il tramite della relazione e della possibilità di uscirne.

È indispensabile disporre di un’équipe multidisciplinare con medici, infermieri, psicologi, antropologi, assistenti sociali, educatori… La cura è nei servizi, a volte si collabora certo per inserimenti in comunità terapeutica o per inserimenti lavorativi, ma una volta articolato tutto il percorso; sin dall’inizio la cura avviene con interventi ambulatoriali. Solitamente sono percorsi lunghi e spesso con battute di arresto.  Tanto più si è realizzata una relazione continuativa, tanto più si chiude quella partita, le persone escono dal servizio e non tornano più, e arrivano poi le cartoline e gli auguri di Natale.

Nei servizi ci sono 4 mila utenti in carico su dieci SERT. Il 70% di essi con esperienza tossicomane anche grave che arrivano ai servizi, ne esce.

Il 30 % che non si trovano negli ambulatori, sono in strada. Su 4000 persone troviamo la dipendenza da tutte le sostanze e dal gioco d’azzardo. Negli ultimi anni, nei servizi aumenta la presenza delle donne. Non è preoccupante, meglio se esse vengono ai servizi: le dipendenze patologiche sono fortemente stigmatizzanti, e per le donne doppiamente. Ci sono fino al 23% di donne che si affidano ai servizi, si stanno studiando risposte rispondenti per avere sempre più “percorsi oriented”, perché la scienza e la medicina di genere dicono che abbiamo una biologia diversa, e gli interventi debbono essere mirati ai diversi generi. Non si agisce mai contro la volontà delle persone, ma non ci si gira dall’altra parte, anche se vogliono morire gli operatori sono lì fino al cambiamento, e le esperienze dimostrano che il cambiamento è possibile. Di questo anche la comunità deve essere fiduciosa.

La Presidente del Quartiere Navile e l’assessora Madrid per la Sicurezza e Welfare

hanno entrambe sottolineato l’importanza per il PD e per le associazioni di promuovere momenti di dibattito sul tema del consumo di sostanze ed i stretti legami che questo fenomeno intrattiene con la sicurezza urbana.  Soprattutto l’Assessora Matilde Madrid ha messo l’accento sul dibattito nazionale promosso dalla destra, la cui polemica si è incentrata sulla pratica della riduzione del danno e sulla distribuzione delle pipe per il fumo di crack, dibattito a cui l’amministrazione non si è sottratta. Nel corso del confronto l’amministrazione ha messo al centro soprattutto il diritto alla salute dei consumatori di sostanze che per le loro caratteristiche riguardano le persone più fragili e marginalizzate del contesto urbano.  Il dibattito nazionale che ne è scaturito è apparso da alcuni punti di vista persino surreale, ma la polemica non è stata causata dal tema in sé, le pipe per il crack, ma da questioni più complesse che riguardano sia l’approccio antiscientifico al tema, che l’attacco ingiustificato verso la città di Bologna.

Entrambe le rappresentanti dell’amministrazione, Assessora e Presidente di quartiere, criticano, infatti, l’approccio antiscientifico, moralistico e criminalizzante rivolto ai consumatori di sostanze con dipendenza patologica, trattati come soggetti viziosi e perversi, piuttosto che come malati in grave condizione di marginalità sociale. Entrambe hanno posto l’accento sul fatto che il crack è la sostanza che per il basso costo coinvolge in tutto il mondo le zone e i consumatori più in difficoltà sul piano socio/economico.  Entrambe hanno rimarcato come il mercato si evolva continuamente con sostanze sempre più tossiche e rischiose per la salute fisica e mentale, come ad esempio il Fentanyl, detta anche droga degli zombie. Si condivide che l’Italia sia stato il primo paese in Europa che ha approvato un piano nazionale di contrasto alla sua entrata nel nostro paese.

Le ’Amministratrici hanno poi richiamato le indicazioni di politica sanitaria, sociale e di sicurezza indicate dall’Europa. Per il contrasto alle dipendenze patologiche, l’Europa indica di agire su quattro pilastri:

  • Prevenzione
  • Riduzione del danno
  • Cura e riabilitazione
  • Lotta al narcotraffico.

Secondo le due Amministratrici, poi, chi ha responsabilità politiche ha il dovere dell’ascolto soprattutto degli operatori competenti, che sul campo fronteggiano i rischi di salute, facendo difficili e scomode esperienze, piuttosto che chiudersi dentro gli ambulatori in attesa di utenti già consapevoli dei bisogni di cura. Ci si interroga sul ruolo della politica, se essa deve limitarsi a dichiarazioni di principio come “la droga fa schifo!”, o invece serva per costruire percorsi di cambiamento e di opportunità per la salute.  L’amministrazione comunale è stata accusata per la riduzione del danno, pratica che a sua volta è stata paragonata all’istigazione alla delinquenza. Che cosa dovrebbero dire gli amministratori locali a chi denuncia la presenza di questi disperati in strada? Che debbono essere abbandonarli al loro destino? Che ruolo giocano la politica e la comunità? I politici non debbono creare le condizioni per il miglioramento?

Perché vi sono regioni che a fronte dei LEA non hanno ancora deliberato politiche per le dipendenze con l’introduzione della riduzione del danno, mettendosi fuori dalle regole?

La Presidente Federica Mazzoni si è soffermata anche sulla prevenzione. Deve essere chiaro che gli interventi debbono essere complessi, non bastano gli interventi nelle scuole, pur importanti, ma servono programmi di coinvolgimento dei giovani in attività sociali sane, come lo sport e le mille iniziative rivolte ai bimbi/e ed adolescenti.  Importanti sono le forme di contrasto ai comportamenti illeciti di gruppi di adolescenti a rischio. Certo che ci vogliono risorse, ed intanto quelle rivolte all’educazione vede tragici tagli ad opera dal governo verso le risorse trasferite agli Enti locali. In Bolognina adesso si è alzato il tiro sulla questione dello spaccio, per la piena consapevolezza che c’è un’organizzazione strutturata, un mostro a più teste che evidenzia un grande adattamento al contesto, e forme organizzative articolate. Si usano modalità mafiose e intimidazioni ai cittadini.  Non possono certo essere i Comuni a coprire il ruolo delle F.O.  Bisogna rafforzare il ruolo dello Stato, ossia serve un controllo del territorio eseguito capillarmente, ma non servono azioni spot, né le zone rosse magari anche molto visibili, ma che spostano il fenomeno per un po’, senza sradicarlo. Su questo problema i cittadini di Bolognina collaborano tanto che è stato scritto un dossier grazie a segnalazioni e testimonianze che il Comune ha consegnato poi a Prefetto e Ministro competente e con cui è previsto un incontro.

Federica Mazzoni ha poi spiegato che l’amministrazione ha promosso il bando per l’assegnazione in Bolognina di luoghi pubblici e privati sfitti per la promozione di attività sociali e di animazione del territorio. Si tratta di spazi e chioschi che diventeranno dei servizi culturali, di animazione, di mediazione sociale, risorse per la comunità capaci di promuovere ed aumentare un contesto utile al bene della sicurezza. Madrid sottolinea che ogni cittadino ha il diritto alla sicurezza; ossia il diritto ad andare al cinema alla sera, ai diritti dei giovani di rientrare senza pericoli anche alla sera tardi, i diritti della comunità in tutti i suoi aspetti compreso i diritti dei lavoratori di polizia che fanno turni di dodici ore. Il Comune intende lavorare in modo integrato proprio con le Forze dell’Ordine, sono stati messi a disposizione anche dei locali comunali per rafforzare la loro presenza nei territori.

C’è anche la questione delle videocamere. I Comuni non possono accedere ai bandi nazionali per le videocamere, e così i loro costi sono a carico delle amministrazioni a cui non vengono forniti finanziamenti ad hoc. Per rafforzare il controllo del territorio il Comune di Bologna assumerà 100 vigli, di cui la prima metà sarà assegnata a Navile.  Da questo punto di vista il Comune intende collaborare con le F.O. ed anche in questo senso si è alzato il livello del dibattito, perché lo Stato deve assumere il problema della sicurezza integrandosi con l’azione dei Comuni e della comunità. Questa è la sicurezza urbana integrata che Quartiere Navile e Comune stanno promuovendo in Bolognina e in città.  L’aver accompagnato alla sperimentazione una ricerca è stato poi molto importante per i risultati che sono emersi.

I risultati ed i dati relativi al consumo di crack sono emersi da un’udienza conoscitiva in una Commissione Comunale che si è svola il 25 luglio 2025, a cui ha partecipato anche il coordinatore di “Fuori Binario”,  servizio di riduzione del danno affidato da ASP Città di Bologna al Consorzio l’Arcolaio, e poi gestito dall’impresa sociale Open Group. Si è confermato che anche nella nostra città si ha un aumento del consumo di crack, un derivato della cocaina che dà una forte assuefazione. L’unità operativa Dipendenze Patologiche dell’Ausl bolognese conta che i consumatori di crack sono 518, e nel primo semestre 2025 i nuovi casi sono stati 134. Si tratta di persone con un’età media di poco inferiore ai 40 anni. Raimondo Pavarin, professore ed epidemiologo dell’Università di Bologna e referente della ricerca in oggetto, ha sottolineato che si è dimostrata la crescita al ricorso ai servizi, infatti dal 2023 il dato annuale era di circa 100 nuove prese in carico.  La ricerca i cui risultati sono stati pubblicati anche su una rivista statunitense, ha dimostrato che i consumatori a cui vengono offerte delle opportunità, e che quindi mantengono un contatto con gli operatori, modificano a poco a poco specifici comportamenti a rischio. La distribuzione di pipe, attrezzo adatto all’uso per inalazione, è apparsa una pratica efficace per ridurre comportamenti pericolosi e danni alla salute tra i consumatori di crack.  Si è partiti con la disponibilità di 40 pipe. Il primo obiettivo dell’azione era la salvaguardia della salute dei consumatori: le pipe da crack spesso sono insufficienti o sono fatte in modo artigianale, e soprattutto vengono spesso condivise, ed ecco i rischi di contagio da HIV o HCV, da infezioni batteriche oppure vi sono lesioni per l’uso di materiali non sicuri come lattine o bottiglie di plastica. Un risultato importante è che la distribuzione delle pipe ha contribuito in modo significativo alla diminuzione di pratiche iniettive e l’aumento del passaggio dall’uso iniettivo a quello inalatorio ha consentito sia di aumentare la capacità di autoregolare i consumi, che di contattare i servizi di rete. Il professore ha spiegato che lo studio, effettuato su un campione di persone, ha avuto come obiettivo principale di verificare se, dopo 30 e 60 giorni, ci fossero state modifiche negli stili di consumo e quali fossero i problemi percepiti come conseguenza dell’uso di crack.  La ricerca ha usato lo strumento del questionario somministrato alla consegna della pipa e ripetuto poi 30 e 60 giorni dopo.

Dopo 60 giorni la frequenza del fumo di crack è diminuita del 50%. Un altro risultato importante riguarda la salute in senso stretto. Dopo 60 giorni molti dei consumatori coinvolti non avevano più problemi dell’apparato respiratorio (37,5%), mal di gola (25%), bruciature sulle labbra (20,8%) e ulcere della bocca (12,5%). Durante entrambi i follow up, un altro risultato è stato che la condivisione di bottiglie per fumare crack era già diminuita a 30 giorni, mentre dopo 60 giorni era completamente scomparsa l’abitudine di condividere lattine o boccagli.  Questi risultati sono simili a quelli di altre ricerche internazionali che peraltro hanno dimostrato che la fragilità economica dei consumatori, i contesti violenti e le politiche repressive corrispondono al permanere di pratiche di condivisione o di utilizzo di materiali non sicuri. In altre parti di Italia si è già promossa la distribuzione delle pipe per il fumo di crack, ma fino ad ora non si erano ancora effettuate ricerche scientifiche sui risultati.

Si ritiene quindi molto utile procedere con una seconda fase di ricerca, di poter offrire due pipe a consumatore per traghettarli verso l’abbandono totale dell’uso di materiali in metallo, e si è dichiarato l’auspicio di abbandonare la sperimentalità per una pratica strutturata.

Le Politiche di riduzione del danno in Europa

In Europa esiste un dipartimento delle politiche contro le droghe e le altre dipendenze grazie all’Agenzia dell’Unione europea sulle droghe. Si tratta diEuropean Union Drugs Agency (EUDA)

L’agenzia informa i paesi europei delle tendenze e degli sviluppi della situazione delle droghe in Europa.  La sede dell’EUDA è a Lisbona, agisce per prevedere le minacce legate alle droghe e a rispondervi in modo efficace. Concentrandosi in particolare sul consumo di droghe e sull’offerta di sostanze illecite e sui danni correlati, il rapporto annuale che mette a disposizione contiene una serie completa di dati nazionali, anche in riferimento ai principali interventi di riduzione del danno. Compito importante dell’agenzia è la diffusione di segnalazioni in materia di salute e di sicurezza; inoltre diffonde comunicazioni sui rischi, sulle conoscenze relative alle droghe e alle dipendenze patologiche, emette raccomandazioni politiche basate su dati concreti per affrontare i problemi in maniera efficiente. L’impianto dell’agenzia si basa su pilastri di seguito illustrati. Lo “slogan” del servizio è: AGIRE OGGI, ANTICIPARE IL DOMANI

L’Agenzia in questione dispone di 119 unità e sono in programmazione altre per arrivare a 154 nel 2027. Esse costituiscono la rete delle agenzie specializzate decentrate dell’UE.

La missione dell’agenzia consiste nel rafforzare la preparazione dell’UE in materia di droghe attraverso quattro categorie di servizi chiave tra loro interconnessi: prevedere, allertare, reagire e apprendere.

Prevedere: L’individuazione delle sfide future legate alle droghe avviene attraverso l’analisi delle tendenze emergenti e le potenziali minacce. Esistono banche globali che consentono un’analisi approfondita dei modelli a lungo termine, e ci si avvale di metodi e strumenti all’avanguardia (ad es. l’analisi delle acque reflue), che offrono una visione quasi in tempo reale dei cambiamenti più recenti. Grazie alla continuità delle analisi delle tendenze passate e presenti, è possibile valutare gli sviluppi del futuro. Ciò permette di prevedere possibili scenari e di dotare istituzioni e Stati membri dell’UE delle informazioni di cui hanno bisogno per prendere decisioni lungimiranti.

Allertare: L’allerta precoce dell’UE per le nuove sostanze psicoattive sul mercato rappresenta un elemento fondamentale per la conoscenza dell’UE in materia di droghe. È stato predisposto un nuovo sistema europeo di allerta “anti/stupefacenti” che facilita lo scambio rapido di informazioni a fronte di gravi rischi sia per la salute che per le comunità e la sicurezza. I diversi “portatori di interesse” sono messi nella condizione di avere informazioni tempestive per approntare risposte basate su prove concrete. La valutazione delle minacce alla salute e alla sicurezza rafforza la capacità dell’UE di prevedere e rispondere in modo efficiente ai pericoli emergenti per la salvaguardia della salute e della sicurezza pubbliche in tutta l’UE.

Reagire: L’UE e i suoi Stati membri fruiscono di prove scientifiche per il processo decisionale, come nel caso delle nuove sostanze psicoattive. I paesi possono promuovere interventi tempestivi, nonché valutare la disponibilità e qualità delle loro risposte in linea con le più recenti notizie scientifiche.  Sono forniti assistenza e strumenti agli Stati membri per l’attuazione di misure di salvaguardia supplementari al fine di ridurre i danni connessi alle droghe che colpiscono i cittadini dell’UE.

Apprendere: Si agevola lo scambio di conoscenze e l’apprendimento a livello di UE a sostegno di politiche e interventi basati su dati concreti nel settore delle droghe.  Si individuano e si generalizzano le migliori prassi e norme di qualità nella prevenzione, nei trattamenti e nella riduzione del danno. Si sostengono i paesi nello sviluppo di capacità e nella progettazione e valutazione di strategie, di politiche e di interventi nazionali. Attraverso la formazione e le reti, tra cui la rete dei laboratori medico-legali e tossicologici, si migliora la competenza professionale. La Commissione europea e gli Stati membri sono sostenuti nella definizione delle priorità di ricerca e nell’elaborazione dei programmi dell’UE in materia di ricerca e innovazione.

La relazione dell’EUDA sulla riduzione del danno è oltremodo precisa ed altamente professionale. Si riportano le questioni più rilevanti e utili alla nostra riflessione.

Il consumo di sostanze illecite contribuisce ad aggravare l’impatto delle malattie a livello globale, pertanto bisogna predisporre interventi di prevenzione innanzitutto per arginare l’impatto delle dipendenze sulla salute individuale e collettiva, a cominciare dalla riduzione della percentuale di inizio del consumo di droga.

In ossequio al principio di diritto alla saluteè opportuna la presa in carico di quei consumatori affetti da dipendenze patologiche che non si avvicinano spontaneamente ai servizi. In questo quadro si sono sperimentati nei decenni una serie di approcci che rientrano nella pratica della “riduzione del danno”. Si tratta di interventi che hanno come finalità la riduzione dei rischi correlati alle pratiche pericolose per il consumo di sostanze.

La principale pratica di questi servizi si basa sulla fornitura ai consumatori di dispositivi sterili per iniezione di droga. In Europa un esito noto del tutto positivo riguarda il tasso relativamente basso di nuove infezioni da HIV associate al consumo di droghe per via endovenosa.Più recentemente le caratteristiche del consumo, dei consumatori e del mercato si sono modificate, e si è sentito la necessità di adeguare gli interventi di riduzione del danno alle evoluzioni dei fenomeni. La gamma di materiali distribuiti dai servizi a bassa soglia si è ampliata e comprende attualmente strumenti specifici per l’assunzione non iniettiva delle sostanze, come le pipe per il crack. È stato ampiamente dimostrato, inoltre, che il costo delle forniture deve essere correlato ai costi sociali, sanitari ed economici dei trattamenti per i consumatori. Basti pensare ai ripetuti ricoveri ospedalieri per infezioni ricorrenti della pelle e dei tessuti molli, o per altre complicazioni, compreso i casi di overdose.  Infatti nei trent’anni di esperienza europea si è visto che i servizi di riduzione del danno sono stati sempre più spesso integrati con l’offerta di assistenza sanitaria. All’inizio delle esperienze di riduzione del danno ci si era concentrati sull’accesso ai trattamenti con agonisti degli oppioidi, fornendo aghi e siringhe per contrastare l’alto rischio delle sostanze assunte per via parenterale come l’eroina.  L’ obiettivo era quello di contenere l’epidemia di HIV e di epatite C, e di ridurre i rischi nei servizi comunitari e negli istituti carcerari. Recentemente l’evoluzione delle pratiche di riduzione del danno ha portato alla disponibilità di locali per il consumo controllato di stupefacenti ed è stata riscontrata la conseguente riduzione di decessi. A seguito della formazione sul rischio anche ad amici o familiari dei consumatori in modo che possano intervenire in caso di overdose è stata valutata positivamente la possibilità poi di consegnare a domicilio un Kit di naloxone (è un farmaco antidoto usato per bloccare rapidamente gli effetti di un sovradosaggio di oppioidi). In alcuni paesi sono state istituite strutture per il controllo chimico delle droghe, con l’obiettivo di consentire alle persone di conoscere che cosa contengono le sostanze illecite che hanno acquistato. Se svolto all’interno dei locali per il consumo controllato degli stupefacenti, si possono raggiungere gruppi di consumatori più emarginati e maggiormente a rischio di overdose a causa di oppioidi più potenti tagliati con sostanze impreviste.  Questi luoghi forniscono informazioni a livello europeo sulle tendenze del mercato e sulle preferenze dei consumatori, contribuiscono a sviluppare altri approcci di riduzione del danno, consentono di allertare i consumatori sui rischi che essi corrono. Inoltre l’analisi chimica effettuata nei luoghi di accoglienza consente l’allerta sui rischi e sull’emissione di nuove sostanze pericolose. L’obiettivo è prevenire o ridurre i danni a livello individuale (ossia della persona che sottopone la sostanza al controllo) e di popolazione (altre persone che possono essere esposte alla stessa sostanza). Per il futuro bisognerà affrontare il tema dell’informazione coordinata delle modificazioni del mercato nei servizi dedicati attraverso procedure operative standard. In Europa un esempio della crescente complessità del mercato è la comparsa di oppioidi manipolati con altre sostanze altamente potenti. Queste sostanze, che possono essere più potenti del Fentanyl, sono state coinvolte in focolai di intossicazione e hanno determinato l’aumento del numero di decessi da stupefacenti in Estonia e Lettonia. Nel giugno 2024 in Irlanda si sono sostituite compresse di benzodiazepina con altre, distribuite poi in contesti comunitari e carcerari. È stato intrapreso un rapido esercizio di comunicazione del rischio, con il supporto dei servizi a bassa soglia, che ha incluso la distribuzione di volantini in luoghi pubblici conosciuti per il consumo di droghe e la diffusione di informazioni sui social media e sulle piattaforme social. La presenza sul mercato di droghe vendute come altre sostanze, evidenzia la continua necessità di rivedere e adattare gli attuali approcci all’attuazione di alcuni interventi di riduzione del danno. Purtroppo è aumentato il consumo per via parenterale di stimolanti sintetici come ad esempio il crack che di solito si fuma. Maggiori rischi si hanno dove la fornitura e lo scambio di aghi rimane inadeguata come in alcuni Stati membri dell’UE. Ultimamente si registra un aumento di stimolanti sintetici per facilitare e migliorare le pratiche sessuali da parte di varie categorie.  Secondo i dati si tratta di un problema emergente, anche se su piccola scala e tra sottocategorie specifiche di consumatori.  Fornire risposte efficaci di riduzione del danno rimane problematico per vari motivi, tra cui emerge la mancanza di servizi integrati. Si evidenzia ancora una volta l’importanza di solidi partenariati multi-agenzia tra i servizi per la salute sessuale e i servizi di riduzione del danno. In alcuni paesi europei i locali per il consumo controllato di stupefacenti rimangano controversi, eppure è stato ampiamente riconosciuto su evidenze che essi sono una componente importante per le politiche equilibrate in materia di droga. In una prospettiva futura bisogna seguire l’evoluzione ed il dinamismo dei mercati degli stupefacenti; si evidenzia la necessità di sviluppare e valutare continuamente nuovi approcci e servizi per la tutela della salute delle persone a rischio di esiti avversi derivanti da nuovi modelli di consumo sempre più complessi.

La legge italiana 309/90 e il governo ostile a chi si occupa di riduzione del danno

la Legge 309/90 prevede che ogni tre anni si svolga la Conferenza nazionale sulle droghe. L’obiettivo consiste nel valutare l’applicazione della legge stessa e le politiche correlate per predisporre una strategia nazionale aggiornata ai mutamenti del fenomeno della produzione, uso e commercio degli stupefacenti proibiti. Per legge si deve garantire partecipazione, trasparenza, pluralità, quanto indipendenza scientifica, nonché coinvolgere portatori di interesse sociali e professionali a partire da chi usa le droghe. Quest’ultimo aspetto contenuto nella legge corrisponde anche alle linee dell’OMS che considera la partecipazione alla salute un diritto umano fondamentale e universale. La partecipazione si sostanzia certo promovendo la salute globale, l’accesso universale ai servizi sanitari, la prevenzione ecc. non solo con la partecipazione dei governi, ma anche coinvolgendo la società civile per migliorare il benessere di tutti. Secondo l’OMS, poi, il concetto di responsabilità condivisa coinvolge governi, organizzazioni internazionali, società civile e individui. Nella conferenza sulle droghe svoltasi nel 2021, oltre ai rappresentanti del governo, sono stati coinvolti le rappresentanze sociali che sono impegnate nella gestione dei problemi correlati al consumo di sostanze illecite e non solo. Basti pensare al difficile tema delle sostanze nelle carceri, ad esempio, dove non solo sono presenti tossicomani, ma spesso è lo stesso carcere che provoca, non certo per colpa dei professionisti della sanità, forme di dipendenza da farmaci, causa insonnia, depressione, difficile gestione del tempo vuoto e condizioni gravissime di invivibilità.

La conferenza nazionale sulle droghe svoltosi a novembre 2025 ha del tutto ignorato il mondo dei cosiddetti portatori di interesse, oltre a qualsiasi riferimento agli sviluppi di analisi di enti come ad esempio le Nazioni Unite. La regia della Conferenza Nazionale, affidata al sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano, ha visto il solo coinvolgimento delle organizzazioni e delle comunità terapeutiche del privato sociale vicine all’esecutivo.

Per queste ragioni si è svolta una Contro-Conferenza promossa da moltissime associazioni od enti come: A Buon Diritto, ARCI, Antigone, Associazione Luca Coscioni, CGIL, CNCA, Comunità di San Benedetto al Porto, Forum Droghe, Gruppo Abele, ItaNPUD, ITARDD, L’Altro Diritto, La Società della Ragione, L’Isola di Arran, LILA, Meglio Legale, Tutela Pazienti Cannabis Medica

Tra gli oggetti allo studio dei partecipanti alla contro-conferenza è stato analizzato quanto adottato dall’ONU nel marzo 2025 ed in consonanza con esso si sono assunti orientamenti, proposte e riforme strutturali in materia di droghe sotto lo slogan “Abbiamo un Piano”. La Contro Conferenza ha preso in considerazione le modifiche introdotte dal Governo Meloni rispetto al quale propone:

  • di abolire le sanzioni penali e amministrative
  • di ripristinare la precedente formulazione della lieve entità modificata dal decreto Caivano,
  • di preferire le misure alternative al carcere con la costituzione di uffici inter-istituzionalizzati nei tribunali
  • di rendere possibile la misura dell’affidamento terapeutico, non necessariamente nelle forme della residenzialità
  • di abolire i Daspo per i soggetti ultraquattordicenni segnalati nei tre anni precedenti per violazione del Testo Unico droga

L’approccio criminalizzante e moralista al problema del consumo di sostanze illecite ha dimostrato tutto il suo fallimento, come sottolineato dalla conferenza ONU del marzo 2025. La base su cui si impianta il processo di decriminalizzazione delle persone con consumatori in condizioni di estrema marginalità si basa su dati scientifici sanitari precisi.

 “La prima e principale conseguenza etica della nozione di dipendenza come patologia del cervello è che il tossicodipendente non dovrebbe essere ritenuto responsabile per la sua condizione e per i comportamenti legati alla ricerca e al consumo della sostanza. Questi ultimi sarebbero l’ineluttabile espressione di meccanismi fisiopatologici. In quanto sintomi, i tratti comportamentali della dipendenza non attengono in generale alla responsabilità di un individuo. Di conseguenza l’approccio alle dipendenze dovrebbe essere medico e non giudiziario, terapeutico e non di riprovazione morale o, peggio, punitivo”. (Dall’articolo pubblicato su Medicina delle tossicodipendenze – Italian Journal of Addiction)

Assume crescente importanza la riduzione del danno. L’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) promuove la Riduzione del Danno (RdD) come approccio basato sulla salute pubblica e i diritti umani per minimizzare gli impatti negativi delle dipendenze patologiche (alcol, droghe, gioco d’azzardo, ecc.), senza necessariamente richiedere l’astinenza immediata, concentrandosi su interventi efficaci e sicuri come distribuzione siringhe e terapia sostitutiva, integrando prevenzione e cura per proteggere la salute individuale e collettiva, soprattutto di fronte a sfide come HIV, epatite C e morti per overdose.

Fra le molte proposte che sono uscite nella Contro conferenza in oggetto uno spazio importante ha riguardato la riduzione del danno che ripropongo qua per l’importanza che essa riveste per quei consumatori che vivono condizioni di grave emarginazione sociale, a rischio per la salute fino ai pericoli di overdose.

La contro-conferenza propone di predisporre un piano straordinario per la copertura economica universale dei LEA, della riduzione del danno e Livelli Diagnostici di riferimento.

Secondo il piano bisogna includere nei LEA tutte le misure di RdD/LdR validate a livello europeo e internazionale. Il drug checking è un servizio di riduzione del danno, destinato alle consumatrici e ai consumatori di sostanze psicoattive. L’importanza di questi luoghi è legata all’offerta di un’analisi chimica della sostanza e un incontro di consulenza individuale. L’analisi chimica consente di determinare la quantità e la qualità delle sostanze. Vi possono essere stupefacenti poco noti o la presenza di impurità sintetiche. I servizi di drug checking ambulatoriale sono aperti in determinati giorni della settimana. La persona che intende usufruirne deve sottoporsi a un incontro a tu per tu con una/un consulente ed è invitata a compilare un questionario che prevede, oltre a domande sociodemografiche (età, sesso, situazione di studio o di lavoro), anche domande sulle abitudini di consumo.

In secondo luogo si pone l’accento sui consumatori più giovani per predisporre un piano straordinario per la loro salute e sicurezza. Al fine di avere una comunicazione efficace per il superamento di approcci da tolleranza zero servono sia l’adozione di un’educazione laica sulle droghe che la messa in sicurezza dei contesti di uso attraverso interventi mirati di RdD/LdR.

I Comuni e le amministrazioni locali possono avere un ruolo molto importante nel promuovere politiche locali e piani per la gestione sociale dei fenomeni urbani che si correlano al consumo di sostanze in contesti segnati dall’impatto legati al consumo e spaccio.

  • Servono interventi per suscitare opportunità di dialogo, mediazione dei conflitti e gestione partecipata nel solco dell’approccio di RdD/LdR.
  • È necessario un’analisi critica del sistema dei servizi sociali con focus particolari per i contesti abitativi
  • Bisogna promuovere l’inserimento lavorativo, attraverso il superamento dei criteri di selettività e merito

Vi sono indicazioni precise in tabelle nazionali e internazionali circa l’accesso a terapia a base di piante, sostanze e molecole. Per l’accesso sarebbe necessario una semplificazione burocratica e un’adeguata informazione sull’impiego palliativo delle sostanze psicoattive.

 La riduzione del danno e la sicurezza urbana integrata: Due approcci complementari ed olistici

Con il termine sicurezza integrata si pone l’accento sui soggetti della governance, ossia sulla collaborazione tra i diversi livelli e soggetti istituzionali i quali, ciascuno per le proprie competenze, contribuiscono alla sicurezza dei cittadini.

Se la riduzione del danno è un approccio che mette al centro la salute pubblica, la sicurezza urbana Integrata è un sistema di collaborazione tra Stato, Regioni e Comuni che affianca gli interventi di sicurezza pubblica a cura delle F.O. a processi di riqualificazione urbana, mediazione sociale e nuovi servizi rivolti ai cittadini.

Si pone come principale, quindi, la sinergia tra la riduzione del danno e la sicurezza.Le politiche regionali e nazionali del 2025 evidenziano come la riduzione del danno sia diventata un pilastro della sicurezza territoriale.  Nell’ambito della gestione dello spazio pubblico i Comuni hanno il compito di promuovere progetti di animazione sociale e mediazione, i quali riducono il degrado percepito. Bisogna anche evitare che l’emarginazione si trasformi in conflitto sociale, che avviene quando si orienta il senso di insicurezza contro l’anello debole della catena di irregolarità, ossia le vittime del mercato degli stupefacenti. Gli interventi di riduzione del danno accrescono la capacità della città di gestire crisi legate a marginalità estrema (es. housing first o integrazione sanitaria).

Per un successo delle politiche di sicurezza è importante la cosiddetta prevenzione partecipata. Dietro il concetto di “sicurezza orizzontale” emerge l’importanza delle reti sociali e dei servizi di prossimità che debbono collaborare per monitorare il territorio senza ricorrere esclusivamente alle pratiche di repressione. La prevenzione partecipata si può definire come un approccio collaborativo che coinvolge attivamente tutti gli attori nella creazione e attuazione di misure preventive, attraverso un processo vivo e condiviso, basato su fiducia, scambio di esperienze e responsabilizzazione reciproca per raggiungere risultati migliori e più sostenibili. La cultura della sicurezza partecipata nelle città, dunque,  è un approccio moderno che sposta il focus dalla sola repressione a un modello integrato di coesione sociale, prevenzione e coinvolgimento attivo dei cittadini e delle istituzioni, promuovendo la cura degli spazi urbani, la legalità e la valorizzazione delle comunità, trasformando la sicurezza in un bene comune da costruire insieme per migliorare la qualità della vita urbana. 

Per realizzare questo obiettivo sono importanti la formazione, le campagne di sensibilizzazione e la creazione di reti di supporto per un benessere collettivo. Ovviamente è prima di tutto necessaria la collaborazione fra diverse istituzioni, come gli enti locali e le F.O., ma è davvero fondamentale la partecipazione della cittadinanza, protagonista dei processi di riqualificazione anche grazie alla propria percezione di sicurezza, e comunque rendendosi attiva sui progetti di animazione sia come promotori che come utenti.

Per implementare una sicurezza urbana integrata che includa la riduzione del danno, le amministrazioni utilizzano diversi strumenti come ad esempio le unità di strada per agganciare soggetti fragili e prevenire overdose o microcriminalità, importante anche la videosorveglianza strategica, supportata da nuove tecnologie per il controllo del territorio, regolamentata per bilanciare privacy e tutela.

Strategici sono i patti per la sicurezzaossia la costruzione di protocolli tra prefetture e sindaci per potenziare sia la presenza delle forze dell’ordine, sia i servizi di inclusione. Da questo punto di vista molto spesso si riscontrano delle difficoltà di approccio tra i diversi e recenti provvedimenti legislativi, tutti tesi alla repressione, piuttosto che alla prevenzione. Inoltre la sicurezza abbisogna di risorse finanziarie. Purtroppo le risorse non solo non sono aumentate per la sicurezza, ma in alcuni settori importanti, come quello educativo per gli adolescenti, le risorse assegnate ai comuni sono diminuite. Inoltre i sistemi di videosorveglianza sono costosi, e gli enti locali non possono neppure partecipare ai bandi nazionali predisposti per fornitura agevolata. Un ulteriore problema è dato dalla persistente mancanza di organico delle forze di polizia, molto al di sotto del bisogno e carente anche rispetto la quantità prevista di agenti.

In sintesi, la sicurezza urbana oggi non è più solo “difesa” dal crimine, ma una strategia multidisciplinare che vede nella tutela della salute la riduzione del danno un prerequisito fondamentale per la convivenza civile. 

Conclusioni

Appare del tutto evidente che chi attacca le attività di riduzione del danno, e in particolare la fornitura di materiali, oltre ad usare approcci anti-scientifici ed ideologici, promuove e favorisce il consumo di sostanze. Non si prende in considerazione, infatti, che questi interventi si rivolgono esclusivamente ai consumatori che già hanno una dipendenza patologica, che sono in alto rischio perché non si rivolgono ai servizi di cura. Si tratta in genere di persone che si trovano in condizioni di fragilità e marginalizzazione. Fornire materiali per il consumo costituisce in questi casi un elemento di prevenzione di gravi patologie.

Il lavoro di scambio di materiale pulito con quello sporco, inoltre, offre un aggancio per relazioni fiduciarie, proprio nella prospettiva di realizzare una presa in carico delle persone, di favorire il loro accesso ai servizi deputati, di scongiurare le peggiori conseguenze correlate alle dipendenze patologiche. Come per tutte le patologie vi è la necessità di abbandonare un approccio ideologico e moralista, investendo sulla prevenzione selettiva da una parte, sulla cura e sulla riabilitazione quando si è già in fase di cronicizzazione. Per prevenzione selettiva si intende la capacità di focalizzarsi su specifici gruppi di popolazione considerata a rischio di problemi a causa di fattori di vulnerabilità, contrastando la cronicizzazione. L’obiettivo è anche quello di rafforzare i fattori protettivi e ridurre i fattori di rischio in sottogruppi vulnerabili, come adolescenti in contesti difficili o persone con particolari tratti caratteriali.  

I cittadini in difficoltà, come sono appunto le persone che usano stupefacenti da cui hanno una dipendenza patologica, debbono essere rispettate perché la dipendenza è una malattia e non un crimine. Questo si realizza attraverso le competenze e le diverse discipline coinvolte, attraverso la formazione permanente degli operatori ed il rigore deontologico. In molti paesi della Ue, inoltre, si opera per accrescere la cultura della cittadinanza sul tema della cronicizzazione delle dipendenze, in modo che sia la comunità consapevole e sappia agire in termine di inclusione, prevenzione e recupero. Essenziale, inoltre, la collaborazione interistituzionale. Indispensabile è la responsabilità professionale degli operatori che vanno sostenuti proprio attraverso la multidisciplinarietà, la sinergia interistituzionale, il rapporto con le comunità.  L’attacco antiscientifico e moralistico sul tema della riduzione del danno risulta peraltro svalorizzante del difficilissimo lavoro dei molti professionisti. Il loro lavoro consiste in attività particolarmente complesse, e si svolge in luoghi e contesti particolarmente complicati, difficili, marginali.

D’altronde un piano d’azione di connessione tra politiche di riduzione del danno e sicurezza urbana integrata si basa sulla funzione democratica dello stato che sa integrare il ruolo delle diverse istituzioni e coniugarlo al coinvolgimento della cittadinanza nei processi di democrazia partecipata. Il pericolo delle periferie metropolitane è quello di consegnare i territori a forme criminose di cultura mafiosa, cadendo nella semplificazione delle politiche semplicemente repressive. Abbiamo sperimentato che nella pratica, vista la flessibilità del mercato degli stupefacenti, serve il più delle volte a spostare in altre zone periferiche lo spaccio e il consumo. Non può sfuggire che le analisi europee sul tema delle dipendenze patologiche affidano fra le molte strategie socio-sanitarie un ruolo importante alle politiche di riduzione del danno, corredate da importanti risultati su evidenze scientifiche. Inoltre è interessante l’analisi che riguarda lo sviluppo dei locali di controllo del consumo. Deputati all’accoglienza dei consumatoti meno inclusi nel tessuto sociale hanno successivamente predisposto l’analisi chimica delle sostanze illecite offerte sul mercato. Questo fatto ha consentito di avere un rapporto dinamico di conoscenza del mercato illecito degli stupefacenti che si modifica continuamente, mostrando un dinamismo che consente la generalizzazione delle conoscenze sui rischi di cui sono portatori le nuove sostanze psicoattive. Salvare vite umane dalle sostanze si accompagna al contrasto dell’illecito, del degrado, dell’insicurezza e della libertà delle comunità.

Crack: le politiche di riduzione del danno | Lab Politiche e Culture